DEBITO PUBBLICO | 28 Ottobre 2016

Così Renzi ‘rottama’ il futuro dell’Italia

Da quando Renzi è al governo il debito pubblico è esploso inanellando record negativi. Un’ipoteca che grava come un macigno sul futuro dei nostri figli. In barba al messaggio di rottamazione della vecchia politica tanto caro al premier

di LUCA PIACENTINI

Il debito si ripaga nel tempo. E come quello privato grava sull’andamento del bilancio famigliare, il debito pubblico pesa sul futuro del paese. Se poi, come accade all’Italia, ci si colloca al quinto posto nella classifica mondiale degli stati più indebitati, è evidente che il peso diventa un vero e proprio macigno caricato sulle spalle delle nuove generazioni. 

Saranno i nostri figli a sobbarcarsene gli oneri, lungo un sentiero economico che a stento trova la direzione della ripresa. Un’eredità densa di implicazioni negative, non ultimo il gap di credibilità internazionale che le dimensioni mostruose del nostro debito comportano. 

Sul punto Matteo Renzi ha fallito. Da quando è al governo i conti dello stato hanno registrato un incremento del debito pubblico di circa 130 miliardi di euro. Basandosi sull’ultimo bollettino di Bankitalia qualcuno potrebbe obiettare che ad agosto, per la prima volta da dicembre 2015, il debito italiano è calato (30,9 miliardi rispetto a luglio), collocandosi a quota 2.224,7 miliardi. Purtroppo, però, - se mai fosse necessario, sottolineiamo il nostro rammarico visto che, nonostante le critiche, facciamo il tifo per la ripresa - l’osservazione non scalfisce minimamente il giudizio negativo sulla gestione del bilancio nazionale da parte dell’esecutivo. 

Un aiuto per rendersi conto dell’enormità dell’indebitamento pubblico italiano viene dalla grafica realizzata da Visual Capitalist. Si tratta di dati mondiali 2015. Il debito globale è rappresentato da una torta che vale 59,7 trilioni di dollari (quasi 60mila miliardi). All’interno sono individuate le porzioni detenute dai singoli stati. Come anticipato, l’Italia si piazza nella parte alta della classifica: occupa una ben poco onorabile quinta posizione con il 4,61% del debito pubblico, dietro a Stati Uniti (al primo posto con il 29,05%), Giappone (19,99%), Cina (6,25%) e Germania (4,81%). 

In termini assoluti, a gennaio 2014 il debito italiano era circa 2.089 miliardi di euro. Il mese successivo prestò giuramento il governo presieduto dall’ex sindaco di Firenze, che come è noto creò le condizioni per la nomina conquistando la segreteria del Partito Democratico. L’andamento dei conti italiani dall’insediamento del premier testimonia quanto gli effetti delle politiche attuate da Palazzo Chigi siano lontani dal messaggio di rinnovamento che portò Matteo Renzi alla ribalta. 

Perché lo slogan della rottamazione della vecchia classe dirigente fa a pugni con l’incremento del debito nazionale? Semplicemente perché il debito è il frutto avvelenato di una politica economica tipica del passato, fondata su spesa pubblica e misure una tantum, senza l’ombra di riforme strutturali e caratterizzata da un’impostazione statalista del paese che non svecchia gli apparati spezzando le catene che bloccano l’economia. 

Quelle stesse catene che, in barba alla propaganda giovanilistica del premier, continuano ad ancorarci al passato, rinsaldate da una politica che ricorda molto la vituperata Prima Repubblica.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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