ARRIVA IL TYCOON | 05 Gennaio 2017

Così Trump spazzerà via gli otto anni di Obama

Otto anni di Obama alla Casa Bianca cancellati da The Donald con un colpo dei spugna? Nucleare, sanità, immigrazione e politica estera: l'eredità del presidente democratico a rischio con il semplice annullamento degli ordini esecutivi

di LUCA PIACENTINI

Dalla riforma sanitaria all’accordo sul clima, dal controllo delle armi all’immigrazione, dalla finanza al mondo del lavoro, fino al nucleare iraniano e alle sanzioni contro Mosca con l’espulsione dei diplomatici russi: cosa resterà dell’amministrazione Obama? Sarà la storia a pronunciare una sentenza definitiva. 

Sempre che l’eredità degli otto anni del presidente «Nobel per la pace» resista sotto i colpi di spugna annunciati da Donald Trump subito dopo la vittoria elettorale di novembre. Per il presidente uscente, infatti, il rischio è che i primi cento giorni del tycoon nello Studio ovale assumano la forma di una sostanziale demolizione degli interventi esecutivi simbolici e (per Obama) più significativi varati nei due mandati. 

Molte delle politiche promosse da Barack Obama traggono forza e alimento da ordini esecutivi che possono essere annullati dal successore con una semplice firma. E, almeno in parte, è proprio ciò che farà il magnate newyorkese una volta insediato al 1600 di Pennsylvania Avenue.
 
Il 20 gennaio, data del giuramento alla Casa Bianca, si avvicina. Trump è un uomo pragmatico e imprevedibile, difficile anticipare con precisione quel che deciderà davvero di fare. Ma è molto probabile che la decisione di calare in tutto o in parte la mannaia sui provvedimenti esecutivi di Obama sarà il piatto forte dei primi mesi del suo governo. 

D’altronde la linea del rovesciamento degli ordini firmati dal presidente democratico era stata annunciata già a novembre da Stephen Moore, consigliere di Trump ed esperto del think tank conservatore Heritage Foundation. Allora si parlava di due dozzine di interventi da azzerare. 

La linea d’azione è stata sostanzialmente confermata a inizio anno dal vicepresidente eletto Mike Pence, che rivolgendosi ai giornalisti ha lasciato intendere che il neo presidente si dedicherà da subito all’abrogazione degli ordini esecutivi del predecessore per dare seguito alle promesse elettorali. 

In quali settori interverrà? Sotto la scure potrebbero finire decreti siglati il relazione ad ambiente, sanità (in parte a rischio aspetti collegati all’Obamacare), nucleare e revoca delle sanzioni all’Iran, detenzione armi, immigrazione, finanza e politica estera. 

Se Barack Obama si è dovuto limitare ad ordini esecutivi per tentare di realizzare molti dei tratti distintivi del proprio manifesto politico è in parte a causa dell’ostruzionismo repubblicano al Congresso. Ma le ragioni tattiche che hanno condotto il presidente uscente ad utilizzare in modo copioso le prerogative concessegli dall'ordinamento americano non costituiscono una risposta sufficiente ai pesanti interrogativi sulla consistenza, da molti analisti e commentatori considerata assai scarsa, della sua eredità politica. 

Di certo, come sottolineato dal columnist Bill McGurn in un articolo pubblicato sulla pagina delle opinioni del Wall Street Journal intitolato «La fortuna di Donald», Trump sembra nato con la camicia. Nel commento si evidenzia infatti come alcuni dei «successi» del neo presidente siano stati paradossalmente preparati dall’amministrazione uscente. 

Tra gli esempi, oltre alla recente astensione americana alla risoluzione Onu di condanna per gli insediamenti israeliani nei territori, che consente a Trump di presentarsi senza sforzo come paladino di Israele, McGurn cita proprio gli ordini esecutivi: l’aver puntato sulla forza del governo piuttosto che sul duro lavoro di confronto con il Congresso, ha messo Trump nelle condizioni di smantellare con facilità ampie fette delle sua eredità politica. Insomma: per il tycoon quasi una sorta di ‘regalo’ involontario e inatteso offerto dall'avversario in occasione del suo ingresso alla Casa Bianca. 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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