POLITICA | 10 Marzo 2015

Cosa uscirà dal ''laboratorio Milano''?

Sotto la Madonnina si lavora per le elezioni anche quando le elezioni non ci sono. E il capoluogo lombardo è sempre stato anticipatore di tendenze nazionali

di DUCA LAMBERTI

Pisapia sì, Pisapia no, Pisapia forse. Le manovre per alleanze e candidature a sindaco di Milano proseguono, occupando addirittura le prime pagine dei giornali, anche se non si voterà prima della primavera del 2016. Come mai tutto questo interesse per la corsa a Sindaco di Milano, quando manca oltre un anno e una intera esposizione universale prima del voto?

Il voto nel capoluogo lombardo è sempre stato, storicamente, anticipatore di tendenze nazionali: dai sindaci socialisti degli anni ’80, al fenomeno Lega dei primi anni ’90, dal successo di Berlusconi e di Forza Italia, fino al movimento civico e arancione della scorsa tornata elettorale. Inoltre quello di Milano è l’unico vero voto di opinione che c’è: in città non esiste radicamento, circoli, appartenenza o preferenze, ma i milanesi votano secondo l’opinione del momento, il progetto più convincente, nuovo, interessante, anticipando, spesso quanto poi avviene a livello nazionale.

Una ulteriore considerazione va fatta osservando che il Pd “cannibale” degli ultimi due anni è rimasto ancora a “bocca asciutta” nella ricca Lombardia: il sindaco di Milano, tornato a sinistra dopo 20 anni, viene da Sel, dopo aver battuto nelle primarie del 2011 il candidato “di partito” Stefano Boeri (poi defenestrato anche dalla Giunta, nonostante le oltre 20mila preferenze); il simpatico Ambrosoli, candidato “civico”, si è arreso ad un Bobo Maroni e ad una Lega data da tutti in affanno nel 2012 nella corsa a presidente della Regione Lombardia; nel Governo a trazione fiorentina di Renzi, poi, l’unico rappresentante del Pd lombardo è Maurizio Martina, bergamasco ed espressione della minoranza bersaniana. Il Pd a Milano non ha ancora espresso nulla e il tentennamento di Pisapia mostra ancora una volta tutta la difficoltà nell’indicare un candidato alternativo “credibile”.

Per quanto riguarda il fronte opposto, si registra l’unica certezza di questa corsa a Sindaco per il 2016: Matteo Salvini, leader in ascesa della Lega Nord, ripete ossessivamente che fare il Sindaco di Milano è il suo sogno e i suoi si stanno muovendo per cercare di accontentarlo. Forza Italia, frammentata in mille correnti, vede tentativi solitari o dichiarazioni di principio, ma fatica a riconquistare una piazza che gli è ormai ostile. Ncd-Area Popolare, che vanta l’unico ministro “milanese” al Governo, Maurizio Lupi, sembra diventato un “paria” elettorale, respinto con sdegno dalla Lega (con cui governa in Regione Lombardia) e dal Pd (con cui governa a Roma).

Da ultimo rimangono le cosiddette “personalità”, gli uomini nuovi, più o meno esterni alla politica o ai partiti, che potrebbero essere candidati da diversi schieramenti, e che godono di una credibilità personale che può essere spesa nell’agone politico. Tra questi c’è Giuseppe Sala, il dominus di Expo 2015, che pure, impegnato nell’avvio della manifestazione, ha trovato il tempo per smentire ogni ambizione politica personale; Claudio De Albertis, già a capo dei costruttori lombardi e presidente della Triennale, conosciuto a Milano e apprezzato da mondi trasversali della città; Ferruccio De Bortoli, prossimo disoccupato direttore del Corriere della Sera, o, se fallirà la scalata alla poltrona di via Solferino, potrebbe essere tentato di scendere in campo anche Mario Calabresi; Umberto Ambrosoli che, dopo il fallimento in Regione, sta lavorando ad un movimento “civico” in Lombardia; Corrado Passera che potrebbe essere tentato di misurare il proprio consenso politico correndo come primo cittadino.

Una sfida interessante, che, oltre al posizionamento politico, si giocherà sulla credibilità del progetto che i protagonisti sapranno raccontare, per convincere un elettorato attento e pronto ad assaggiare, senza preconcetti, le ricette che, dopo l’abboffata di Expo, la politica saprà impiattare.  


DUCA LAMBERTI

Nato negli anni Settanta a Milano, medico fallito, pregiudicato, questurino suo malgrado, tutto sommato un tipo poco raccomandabile. Innamorato di sua moglie, dei suoi figli e della sua città, che osserva da dentro e aspetta che diventi grande.

Twitter: @DucaLamb

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