L’INTERVISTA | 23 Maggio 2016

Costituzione, Mario Mauro: «Riforma sbagliata»

La riforma della Costituzione? «Sbagliata perché non farà funzionare lo Stato». Intervista a Mario Mauro, senatore di Popolari per l’Italia: «Anche se il governo vincesse di misura al referendum, confermerebbe solo di avere spaccato il Paese». VIDEO

di LUCA PIACENTINI

La riforma della Costituzione non va. Secondo l’ex ministro Mario Mauro l’approccio del governo alla materia è «quasi controproducente». Mentre la politica economica è definita senza mezzi termini «un disastro». Cioè fuori bersaglio: perché non bastano gli incentivi del Jobs act per cambiare le cose, ma occorre «liberare la grande forza delle imprese italiane». E la strada è una sola: la politica fiscale. 

Dalla riforma costituzionale, tema che da giorni tiene acceso il dibattito pubblico, alla chiave di volta per ripensare il centrodestra, «un’area magmatica, probabilmente maggioritaria, ma oggi divisa»: solo chi riuscirà a federarla risolverà il rebus complicato del futuro. Sono alcuni degli argomenti della più stretta attualità politica toccati nell’intervista che ci ha rilasciato il senatore di Popolari per l’Italia Mario Mauro.  

Senatore, il presidente del Consiglio Matteo Renzi rivendica il merito delle riforme. Come valuta l’approccio del governo a questo tema delicato? 
«Un approccio non solo pericoloso. Direi quasi controproducente. Nella migliore delle ipotesi, infatti, quand’anche al referendum il governo ottenesse una vittoria di misura, altro non farebbe che confermare di avere spaccato il paese. Invece la Costituzione è uno strumento per fare vivere insieme la gente. E’ come se, decidendo le regole del calcio, si fosse deciso in modo unilaterale di far tirare i calci di rigore solo alla squadre che giocano in casa. Nessuno continuerebbe più a giocare. Il mio timore è proprio questo. Che la gente disaffezionata e scandalizzate per queste manifestazioni di arroganza e aggressività nei confronti della nostra convivenza civile ci obblighino nel tempo a rimettere in discussione il senso stesso del fare politica». 

Qual è il suo giudizio di merito sulla riforma della Costituzione?
«E’ una riforma sbagliata perché non farà funzionare lo Stato. Darà eccessivo vantaggio ad uno dei poteri costituiti, l’esecutivo, nei confronti del legislativo e del giudiziario. E producendo questi conflitti inevitabilmente renderà impossibile il corretto funzionamento. Alla fine l’Italia sarà un campo di calcio dove giocheremo a baseball con le regole della pallacanestro». 

Parliamo della politica economica dell’esecutivo. 
«E’ un disastro. La vicenda del Jobs act è una prova quasi quotidiana di cosa voglia dire fare operazioni con l’ideologia in testa. Era del tutto ovvio che i semplici incentivi non sarebbero bastati. Il problema da noi è liberare la grande forza delle imprese italiane. E questo si ottiene soltanto con una politica fiscale adeguata, che oggi appare invece sempre più lontana. Perché il governo ha incrementato la spesa pubblica attraverso questo meccanismo di ‘mance’ - penso alle orribili ‘mance’ di 500 euro ai 18enni per andare al cinema - che tutto sono tranne che la strutturazione di una politica economica degna di questo nome». 

Storicamente in Italia il centrodestra è esistito negli ultimi vent’anni solo con l’unione di forze diverse, sulla base di un progetto nato nel 1994. E’ ancora questa la strada oppure occorre cambiare? In altre parole, nel centrodestra, l’anima moderata, Forza Italia, quella che storicamente ha occupato la parte centrale dello spazio politico, deve ancora stare insieme alle ali più estreme?
«In realtà tutte le partite si combattono al centro. In questo momento l’anomalia italiana è rappresentata dal fatto che è ci troviamo di fronte ad un tripolarismo, all’interno del quale però ad essere conteso è quell’elettorato che noi chiamiamo moderato ma che oggi potrebbe fare il paio con le decisioni del 40%, forse 50%, di italiani che non vanno a votare. In questo contesto si sono strutturati due blocchi: il PD e Grillo». 

E il terzo polo?
«La terza è un’area magmatica, probabilmente maggioritaria, ma oggi divisa. Chi avrà le capacità di tornare a federare quest’area di consenso, così come è stato capace di fare nel passato recente del nostro paese Silvio Berlusconi, che ha saputo mettere insieme chi sembrava non potesse stare insieme - Lega e Alleanza Nazionale - e i tanti moderati italiani, ecco: chi saprà fare questo, troverà il bandolo della matassa. Un contributo reale che molti di noi possono dare è fare tutti quanti un passo di lato perché possa manifestarsi qualcosa di nuovo».

E’ il cosiddetto 'modello Milano'?
«Milano è una buona opportunità. Non offrire agli elettori l’esempio di una spaccatura è una cosa certamente giusta. Certo, da Milano attendiamo anche dei risultati. Altrimenti non si capisce se un modello è realmente vincente. Però questo volere capire le ragioni dell’altro, come è sembrato volere fare Stefano Parisi, credo possa essere una strada adeguata». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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