LA SCELTA DI ALFANO | 22 Maggio 2015

Costruire un grande partito o governare col Pd?

Alfano vuole dare vita a un grande partito dei moderati oltre Ncd/Ap e vuole «coinvolgere tutti». Berlusconi fa la prima mossa e lancia il nuovo movimento. Chi ci sta e chi no. Difficile prolungare la legislatura fino al 2018

di ROBERTO BETTINELLI

Osservando lo scenario politico italiano, anche alla luce dei recenti confronti elettorali inglesi e francesi che hanno visto prevalere la destra di Cameron e Sarkozy, si nota subito l’assenza di una grande forza politica conservatrice e moderata. C’è il Pd pigliatutto di Renzi; il polo della destra secca e anti sistema che vede ormai sovrapporsi la Lega Nord e Fratelli d’Italia; c’è la galassia a sinistra del Pd dove convergono dissidenti democratici come Civati, l’ex segretario della Fiom Landini, Sel; c’è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che nella mappa occupa la posizione dell’outsider. Manca invece il partito della destra liberale che attualmente è rappresentata da due forze: i filogovernativi di Ncd/Ap e gli antigovernativi di Forza Italia. 

I cambiamenti messi in moto dall’Italicum e la resistenza che all’interno di Ncd ha spinto la periferia a rifiutare come definitiva l’alleanza che il centro del partito ha stabilito con il Pd, insieme all’avvicinamento fisiologico in vista delle elezioni comunali di Milano per individuare un percorso comune, hanno riportato in agenda il tema di una eventuale riunificazione fra gli azzurri e gli scissionisti di Ncd. Intendiamoci: non un ‘ritorno a’ ma piuttosto un ‘andare verso’.

Berlusconi è stato il primo ad uscire allo scoperto annunciando la nascita di «un movimento che abbraccerà tutti i moderati italiani ma che non sarà guidato da me». Una dichiarazione che segue di pochi giorni l’intervista rilasciata a Repubblica da Angelino Alfano nella quale il fondatore del Nuovo Centrodestra e azionista al 50% di Area Popolare ha denunciato due priorità: la necessità di costruire un nuovo contenitore politico per aggregare le forze moderate che non si riconoscono nella sinistra; governare fino al 2018 con Renzi. La prima è ampiamente condivisibile oltre che indispensabile per istituire una democrazia matura e fondata sull’alternanza di governo. La seconda decisamente meno. 

In effetti, già ad una prima occhiata i due propositi appaiono incompatibili. Il Nuovo Centrodestra, allo stato attuale, è l’alleato più fedele del Partito Democratico. E’ se è vero che la politica, per sua natura, consente di muoversi su più tavoli contemporaneamente come ben testimoniano le diverse maggioranze che ogni volta s’inventa il presidente del Consiglio, non è detto che la regola possa applicarsi in tutte le situazioni. 

Un grande partito conservatore, dicevamo. Alfano lo definisce il «mio progetto politico». Poche parole, non scontate, che fanno chiarezza dentro un quadro che resta ancora molto confuso. Ed è normale che sia così dal momento che abbiamo a che fare con un’alleanza, quella fra Pd e Ncd, che è sfociata un governo di larghe intese. Ma nella sua intervista Alfano ha detto senza ombra di dubbio che la collocazione naturale di Ncd/Area Popolare è nel centrodestra e la proposta di creare un’alternanza alla sinistra resta il punto imprescindibile della sua strategia. 

Prova ne è che Ncd non ha esitato a fondersi con l’Udc per ottenere un maggiore radicamento a livello nazionale. Il risultato dell'operazione, Area Popolare, conta una settantina di parlamentari. Alfano, coerentemente, ha già aperto a Fitto, ma anche a Passera invitandolo però a tentare il «bagno elettorale» e allo stesso Berlusconi pur dichiarando che «non aggrega più». L’atteggiamento esprime la necessità di «coinvolgere tutti». Francamente è il solo che può essere tenuto nel momento in cui ci si pone l'obbiettivo di allargare le maglie. 

La prova delle europee dello scorso maggio, al di là delle dichiarazioni di rito, non è stata esaltante per il Nuovo Centrodestra che si è salvato per un soffio rivelando una evidente connotazione meridionalista. Un gap che può essere colmato proprio grazie agli azzurri che possono portare in dote la loro penetrazione nelle regioni del Nord. Una presenza che né Ncd né l’Udc possono garantire.

In queste condizioni, come Alfano sa bene, la creazione di un partito più forte dove risulta indispensabile il contributo di altri soggetti. Ed è questo il punto che rende meno convincente la sua argomentazione. Se a lui può stare bene l’alleanza con Renzi, non è detto che la cosa piaccia anche a Fitto, Berlusconi, Passera o Tosi. Anzi, è lecito credere che sia proprio il contrario. E se Alfano è disposto a procedere con più calma e ragionevolezza lungo il cammino dell'unificazione, non è detto che i compagni di viaggio non sentano invece l’urgenza di arrivare alla data di attivazione dell’Italicum nel luglio 2016, se non addirittura prima, con una proposta sufficientemente matura e agguerrita. 

Un progetto del genere richiede tempo. Ma la videocrazia nella quale sono costretti a muoversi gli attori politici dimostra che i partiti personali sorgono in fretta e si spengono con la stessa velocità. Alfano non è il solo a voler gareggiare per la leadership del nuovo partito. Fitto ha già dichiarato che reputa irrinunciabili le primarie. Berlusconi ha detto che intende farsi da parte, ma pur avendo escluso l’ipotesi delle primarie ha ribadito che il movimento sarà «guidato da un suo erede». 

Alfano non può non rendersi conto che l’obbiettivo di un contenitore più ampio fa a pugni irrimediabilmente con l’ipotesi di arrivare fino alla fine della legislatura accanto a Renzi. Il Pd nel governo può far pesare il 40% dei consensi strappato alle elezioni europee. Le stesse dove Ncd ha superato a fatica la soglia di sbarramento del 4%. Uno squilibrio così evidente ha indotto nell’alleato minore una scarsa attitudine alla conflittualità. Un basso profilo che ha impedito di sviluppare appieno la sua identità proprio nel momento in cui il bisogno era massimo. La conseguenza è stata fortemente lesiva per il processo di riconoscimento e d’identificazione da parte degli elettori. 

Dopo le elezioni regionali inizierà il percorso di ricostruzione del centrodestra. Silvio Berlusconi, come prevedibile, è stato il primo a farsi avanti. Ora toccherà agli altri rispondere. Dovranno dire se ci stanno o no. Ma chi darà il suo assenso non potrà sottrarsi all’impegno totale che richiede un’impresa così difficile e ambiziosa. 

Una creatura che rischia la morte in fasce senza un livello adeguato di protezione contro i nemici esterni. Fra questi il più temibile sarà Matteo Renzi. A quel punto Alfano non potrà continuare a ricoprire simultaneamente il ruolo di ministro dell’Interno e nello stesso tempo ritagliarsi un ruolo apicale nel partito che vuole silurare il Pd. Berlusconi non gli darà tregua fino a quando non uscirà dal governo. E con lui tutti gli altri che saranno della partita. Alfano potrà tirarla per lunghe per guadagnare potere negoziale. E' naturale che lo faccia. E politicamente corretto. Ma se è davvero interessato al progetto alla fine dovrà cedere e delle due date che ha citato nell’intervista a Repubblica, il 2016 che coincide con l’entrata in vigore della nuova legge elettorale e il 2018 che sancisce la fine della legislatura, solo la prima sarà rispettata. Forse. 

 

 

 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.