LA NATO BACCHETTA L’ITALIA | 19 Febbraio 2016

Crescono le minacce. Ma il governo Renzi taglia la spesa militare

Crescono conflitti locali e allerta terrorismo. E cosa fa il governo Renzi? Taglia la spesa militare del 12,8%. E’ la riduzione più forte tra i 28 paesi Nato: il segretario generale dell’Alleanza Atlantica denuncia il dato italiano in controtendenza

di LUCA PIACENTINI

Siamo in piena allerta terrorismo. Si ventila l'ipotesi di un possibile intervento militare in Libia, per di più con un ruolo rilevante del nostro esercito. Gli equilibri geopolitici stanno saltando in molte aree strategiche del pianeta. La Russia preme ai confini dell'Europa e la Cina installa postazioni missilistiche sulle isole contese nel Pacifico mettendo in allarme gli Stati Uniti. Ebbene: in un quadro internazionale così instabile e, in molte aree geografiche, pericoloso, può lo Stato italiano tagliare il budget della difesa? 

Nessuno risponderebbe di sì. Invece è l'incredibile realtà che emerge dal rapporto Nato 2015 sulla spesa militare presentato dal segretario generale Jens Stoltenberg. Il quale, se da un lato guarda con ottimismo al fatto che per la prima volta gli stati europei hanno fermato i tagli, dall'altro denuncia il trend italiano, che va nella direzione opposta rispetto ai leader dell'Unione Europea: nel 2015 una vera e propria scure è calata sul budget, riducendolo del 12,4%. Si tratta della decurtazione più rilevante osservata tra tutti i 28 paesi alleati. 

Quanto poi all'obiettivo del 2% del pil in spese di difesa, cui ormai da diversi anni i vari segretari della Alleanza Atlantica richiamano tutti i paesi, Roma non è nemmeno a metà strada: ferma ad un inconsistente 0,95%. Un fatto tanto più grave quanto più preoccupanti sono le sfide citate proprio da Stoltenberg, rispetto alle quali gli stati devono essere preparati: le azioni russe in Ucraina, la devastazione della Siria, la situazione critica del Mediterraneo, la Libia e lo Stato Islamico. 

E sì che, nonostante tutto, la nazione guida, gli Stati Uniti, continua a fare la sua parte. Come è comprensibile che sia, visto che tutelando l’attuale ordine mondiale, comunque gli Usa difendono indirettamente anche i propri interessi. E visto che, come rilevato nel rapporto Military Balance 2016 dell’Istituto Internazionale di Studi strategici di Londra, Washington non può permettersi di rimanere indietro di fronte al crescente dinamismo di Mosca e Pechino nel dotarsi degli armamenti tecnologicamente più avanzati, un ambito in cui la supremazia americana non è più scontata. 

In ogni caso, ad oggi, non solo gli Stati Uniti hanno ridotto di pochissimo (lo 0,7% rispetto al 2016, secondo quanto riporta Analisi Difesa) gli stanziamenti per il 2017, che rimango sostanzialmente invariati e ammontano a 582 miliardi di dollari, oltre il 3% del Pil, una cifra astronomica che in termini assoluti è la più alta (e al momento inarrivabile) del mondo. Contrariamente a quello che forse molti si sarebbero aspettati da un presidente Nobel per la pace, Barack Obama ha deciso di incrementare la spesa militare in molti capitoli, quadruplicando ad esempio i finanziamenti alle forze americane in Europa, nell'ottica di un contenimento della Russia. Il programma Eri, European Reassurance initiative, è infatti passato da uno stanziamento di circa 0,8 a 3,4 miliardi di dollari. Insomma: le principali potenze del mondo mettono la sicurezza in cima alle priorità. E viene da chiedersi: ma che fa l’Italia? Stando ai numeri Nato, lontani anni luce dagli obiettivi, e alle scelte in controtendenza del governo, non sembra che a Palazzo Chigi la cosa stia togliendo il sonno.

 

 

 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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