PRESSIONE FISCALE: ITALIA NEL GUADO | 18 Gennaio 2016

Crescono le tasse (nonostante gli annunci di Renzi)

Le statistiche svelano la lontananza dalla realtà dello storytelling renziano. Per l’Istat cresce la pressione fiscale. Bergamini (Forza Italia): «A differenza di quel che dice il premier, le tasse in Italia sono addirittura aumentate»

di LUCA PIACENTINI

I numeri sono la spina nel fianco di Matteo Renzi. In particolare quando provengono da un ente terzo come l’Istat, incaricato di elaborare una fotografia il più possibile fedele a partire dai dati ufficiali disponibili. Ancora una volta l’andamento altalenante di alcuni indicatori ma, soprattutto, la distanza siderale tra l’ostentato ottimismo del presidente del Consiglio e il peggioramento della situazione generale in tema fisco, descrivono un Paese che purtroppo rimane lontano dalla svolta di cui sentiamo continuamente parlare dagli esponenti del governo. 

La pressione fiscale è aumentata. Di quanto? L’Istituto nazionale di statistica registra un incremento dello 0,1%. Il dato non è clamoroso, certo. Ma è significativo quanto basta per due ragioni: anzitutto riporta un po’ di realtà in mezzo alla valanga di parole da cui siamo sommersi dagli esponenti politici del centrosinistra renziano, entusiasti perché finalmente il vento sarebbe cambiato, in secondo luogo smentisce il titolare dell’esecutivo sulla pretesa originalità dell’approccio all’argomento. 

Primo: lo 0,1% di tasse in più significa che non è cambiato nulla in termini sostanziali rispetto a dodici mesi fa. Insomma: restiamo nel guado dal quale si tenta invano di uscire.  E’ giusto bombardare l’opinione pubblica con annunci mirabolanti mentre le famiglie, soprattutto con figli, stringono i denti ormai da anni e lottano per tirare a fine mese, gli imprenditori sono soffocati dalla burocrazia e i giovani non trovano lavoro? Dove sono i cambiamenti? Quali azioni del governo hanno impresso un mutamento percepibile nelle condizioni economiche degli italiani? Al momento non risultano evidenze di un impatto concreto delle politiche nostrane, mentre le spinte positive arrivano da una congiuntura economica internazionale segnata dal crollo del prezzo del petrolio e dalla sterzata rispetto al passato atteggiamento restrittivo della Bce grazie al Qe di Mario Draghi.  

Sono mesi che siamo costretti a sorbirci slogan riformisti e sottolineature circa le urgenze da affrontare per colmare i gap con il resto dell’Europa. A detta del premier, l’ultimo presunto ritardo sarebbe la mancanza di una legge sulle unioni civili, come se il tema andasse affrontato in una superficiale ottica comparata e non fermandosi al merito etico e giuridico della questione. Della serie: i diritti dei bambini ad un padre e una madre chi li tutela? E le tremende questioni etiche sollevate dalla pratica abominevole dell’utero in affitto chi le affronta? 

Tornando alle tasse, il secondo elemento che emerge dal report Istat è che non calano, ma anzi aumentano. Il segno è opposto rispetto a quello promesso da Renzi. Sarà un caso che nell’ultima Enews sono praticamente spariti riferimenti numerici alla tassazione delle famiglie? Tra le ‘buone notizie’ riportare nella newsletter del premier sono presenti solo due timidi riferimenti all’argomento, uno sul fisco agricolo, l’altro per inciso nell’elenco di presunte ragioni che al termine del mandato dovrebbero spingere gli elettori a votare Pd & C. 

Invece la pressione fiscale nel terzo trimestre 2015 è arrivata al 41,4%. Bene ha fatto Forza Italia a rilanciare il dato per smascherare la mistificazione (sotto forma di silenzio, stavolta): «Chi pensa che centrosinistra e centrodestra siano uguali si sbaglia di grosso e due temi di grande rilevanza per i cittadini, come le tasse e la sicurezza, lo stanno dimostrando chiaramente - scrive la deputata Deborah Bergamini responsabile comunicazione degli azzurri - A differenza di quel che dice il premier, le tasse in Italia non solo non sono diminuite ma, secondo la rilevazione dell’Istat, sono addirittura aumentate. Sta a Forza Italia e ai nostri alleati di centrodestra far capire ai cittadini che il futuro dell’Italia è nelle loro stesse mani e che se non vanno a votare, credendo che chiunque vinca sia in fondo la stessa cosa, in realtà regalano il loro voto a questa sinistra».


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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