PENSIERO UNICO | 25 Maggio 2018

Crisi politica: spunti di riflessione

Si sono conclusi i quasi tre mesi di crisi politica, dalle elezioni all’incarico di governo. Tanti gli spunti dati e su cui riflettere: dall’esigenza del “compromesso”, al rischio di usare etichette come “populista” per denigrare l’avversario politico

di GIUSEPPE ZOLA

Vorrei fare alcune sparse annotazioni relative all’attuale crisi politica, durata circa 80 giorni. Osservazioni che non vogliono entrare nel merito dei programmi e delle alleanze. Vorrei elencare alcuni fatti distinti dalle opinioni, anche se rimane il fortissimo scetticismo verso ciò che in queste ore sta avvenendo. Vorrei rimanere nei paraggi del “pensiero unico”.

1) Finalmente, il M5S si è arreso al fatto che la politica, tra il resto, è l’arte del compromesso, come ci aveva insegnato il Card. Ratzinger. E’ l’arte di comporre, non di dividere. Di Maio ha continuato ad essere arrogante, ma alla fine è stato costretto a delle concessioni. Egli riteneva il proprio movimento l’unico duro e puro ed in effetti avrebbe voluto governare da solo (nostalgie del ventennio?), ma poi ha dovuto ricredersi, anche se per un evidente interesse di parte. Sotto questo profilo, finora l’unico cambiamento avvenuto è quello che riguarda il M5S. Durerà?

2) Mi pare che troppi stanno dimenticando che l’Italia è una Repubblica parlamentare, non presidenziale. Mi pare che vi sia stata troppa enfasi relativamente ai poteri del Presidente della Repubblica. E’ vero che egli nomina il Premier e, su proposta di quest’ultimo, i membri del Governo, ma è anche vero che tali nomine devono, per forza di cose, tenere conto della maggioranza che si manifesterà in Parlamento. Soprattutto, egli non può determinare il programma del Governo, che, appunto, viene votato dal Parlamento. Capisco che a taluni l’attuale sistema possa non piacere, ma per ora le cose stanno così.

3) Ancora una volta, la grande stampa ha dimostrato tutti i suoi limiti e la sua grettezza. E’ andata a caccia di pettegolezzi e di problemi assolutamente secondari rispetto ai gravi problemi in ballo. I “giornaloni” non hanno aiutato a capire le vere questioni in gioco. Ancora una volta, essi si sono schierati con le preoccupazioni conservatrici dell’establishment esistente. Al di là di ogni posizione politica, non si può non riconoscere che appena i c.d. “poteri forti” vengono sfiorati, parte una reazione concentrica impressionante, di cui la maggioranza assoluta dei mass-media si fanno portatori insani. Tra l’altro, la Brexit, l’elezione di Trump e l’esito elettorale del 4 marzo dimostrano che la gente si lascia influenzare sempre meno da tali mezzi. Allora, meno fake-news e più dibattiti veri sulle questioni vere.

4) Un leitmotiv che ha condotto tutto questo periodo è stato il riferimento all’Europa, nel senso che molti “esperti” si sono messi ad additare con ferocia coloro che sarebbero contro l’Europa. Ma chi è veramente contro l’Europa? Alla fin dei conti, mi pare nessuno. Mi pare che vi siano modi diversi e legittimi di guardare a Bruxelles, ma non vedo (e spero di non sbagliare) forze tese a distruggere la nostra appartenenza all’EU. Anche in questo caso, mi pare che la stampa non abbia affrontato oggettivamente il problema.

5) Finita questa lunghissima crisi politica, vorrei che qualcuno, più esperto di me, chiarisse, magari su questo giornale, il vero significato del termine “populista”, anche perché mi pare che esso venga troppo spesso usato per squalificare un avversario, piuttosto che per descrivere un vero contenuto politico. Un tale chiarimento aiuterebbe tutti a partecipare con più pacatezza ai dibattiti politici, cercando di capire le ragioni reciproche, piuttosto che squalificare in partenza l’avversario. Sollevo questa domanda, anche perché mi sembra, ad esempio, che se c’è stato un “populista”, questo è stato Matteo Renzi. Ed allora, come la mettiamo?


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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