VIAGGIO TRA LE MACERIE | 21 Luglio 2016

Cristiani perseguitati: la Chiesa non li abbandona

Morte e rovine in Iraq. Centoventimila cristiani lasciano Mosul e la piana di Ninive. Ma la Chiesa non li abbandona. Dall’orrore seminato dallo Stato islamico nei villaggi iracheni al sostegno concreto per le famiglie che hanno perso tutto

di LUCA PIACENTINI

Uomini in fuga e chiese distrutte. Morte, distruzione, rovine. Sono le conseguenze della presenza dello Stato islamico in Iraq, dove il bilancio di sangue è impressionante. Nell’area mediorientale, probabilmente la più destabilizzata del pianeta, tra i più bersagliati ci sono sempre loro: i cristiani. Presenza inerme e indifesa, in balia del fanatismo e di interessi politici contrapposti.

Credenti che spesso scontano con la morte la propria fedeltà a Cristo. Persone che mettono la vita nelle mani di Qualcuno che sanno li ha già salvati. E per questo li accompagna ogni giorno con i sacramenti e la preghiera, sostenendoli nella battaglia per la condivisione di una sofferenza che rimane un mistero. Ma un mistero redento dal Crocifisso. 

Secondo le notizie riportate dall’agenzia di stampa Fides sono circa 120mila i cristiani costretti ad abbandonare tutto a causa della conquista della Piana di Ninive e della città di Mosul da parte dello Stato islamico. Un numero spaventoso, che dà la misura della tragedia. Due anni fa hanno lasciato casa e lavoro, scuole e chiese. La maggiore parte di loro si trova ancora ad Erbil, altri sono scappati nel Kurdistan iracheno. Rifugiati che aspettano e cercano di resistere. Di fronte a loro possiamo immaginare da un lato la prospettiva di una guerra la cui fine sembra ancora lontana; dall’altro la speranza di un ritorno, una fiamma che resta accesa nonostante tutto. 

Va detto: la Chiesa non li abbandona. Anzi. Per molte comunità locali è l’unica vera presenza organizzata, che mostra il volto umano - secondo i cristiani tale proprio perché ad immagine di Dio - ai sofferenti e agli scoraggiati, alle famiglie impoverite da un conflitto violento che ha spazzato via le certezze precedenti. Una presenza, quella della Chiesa, che si può definire multiforme. 

Due recenti notizie descrivono questa mano ecclesiale tesa verso le comunità del medioriente segnate dal dolore e dal lutto: il resoconto della visita della delegazione della fondazione pontificia Aiuto alla chiesa che soffre (Acs) nel villaggio iracheno di Telskuf «liberato dalle forze peshmerga il 3 maggio scorso» e il duplice sostegno dell’agenzia Asianews ai profughi di Mosul, che si mettono in gioco per incontrare il Papa a Cracovia nella giornata mondiale della gioventù dal 26 al 31 luglio, mentre nel Paese vengono sorretti per continuare la ricostruzione. 

«Telskuf è ormai nel più completo abbandono - scrive sul sito la fondazione Acs - Tutti gli abitanti, inclusi gli oltre 12mila cristiani che vi vivevano, hanno lasciato le proprie case nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2014, quando Isis ha preso controllo di larga parte della Piana di Ninive». Le violenze dell’Isis: «Il luogo di culto è stato completamente distrutto e saccheggiato, mentre la statua della Madonna è stata decapitata», un gesto ripetuto, tanto che può essere identificato come la firma di morte di Daesh.

Ad Alqosh, riporta ancora la fondazione, la chiesa dà tutto per aiutare 500 famiglie di rifugiati oltre alle oltre mille che già erano in città. «Tutti si danno da fare, ma anche qui non è rimasto molto – spiega ad Acs il vescovo caldeo di Alqosh, monsignor Mikha Pola Maqdassi – la Chiesa è l’unica a prendersi cura di queste famiglie, fornendo assistenza ma soprattutto infondendo speranza’».

Gli aiuti della fondazione pontificia: in due anni interventi in Iraq per oltre 20milioni di euro, donati scuole e prefabbricati, viveri a più di 13mila famiglie e sostegno dell’assistenza medica tramite la St. Joseph Charity di Erbil. «La fondazione ha finanziato anche il Centre for Self in Need, un centro di assistenza psicologica e spirituale per i cristiani rifugiati che sarà presto aperto ad Erbil».

La notizia dell’aiuto economico di Asianews per consentire ai giovani pellegrini iracheni di incontrare Papa Francesco in Polonia evidenzia quanto sia importante che i ragazzi rispondano alla chiamata di Dio, nella dimensione esistenziale dell’incontro, dove Cristo convoca la Sua Chiesa. 

«Un gruppo di profughi cristiani iracheni, fuggiti da Mosul e dalla piana di Ninive nell’estate 2014 per l’ascesa dello Stato islamico - scrive l’agenzia di stampa cattolica - si prepara con incontri e preghiere alle Gmg. In queste settimane AsiaNews si è attivata con diversi sponsor devolvendo una somma di 25mila euro alla Chiesa irachena, con l’obiettivo di contribuire alle spese di viaggio e pernottamento». 

Nel frattempo l’agenzia diretta da padre Bernardo Cervellera prosegue l'impegno su vasta scala a favore dei profughi. Un aiuto discreto cresciuto del silenzio, che con l’iniziativa «adotta un cristiano in Iraq» è arrivato a raccogliere 1 milione e 200mila euro. Denaro che non va solo ai cristiani. Ma a chi si sforza di ricostruire il Paese.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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