DI MAIO DIXIT | 20 Febbraio 2019

Crollano i fatturati, altro che boom

I dati Istat certificano il crollo dei fatturati delle aziende a dicembre. Numeri così drammatici non si vedevano dal 2009. Ma che fine ha fatto il boom che doveva conoscere l'economia italiana secondo il vice premier di Maio?

di ROBERTO BETTINELLI

Ma che fine ha fatto il boom che doveva conoscere l’economia italiana? Più ci inoltriamo nell’anno in corso e più le previsioni ottimistiche dei nostri governanti, a partire dagli scenari annunciati dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio, si rivelano inconsistenti.

I dati dell’Istat, sotto questo punto di vista, sono impietosi. I ricavi delle imprese a dicembre sono crollati del 7,5%. A frenare, però, non è stato solo il mercato interno a confronto con un 2017 particolaremnte brillante, ma è l’export che anche nel periodo più intenso della crisi ha sempre rappresentato un elemento di forza della nostra economia.

Le cause esogene sono note. Il settore automobilistico tedesco, tra novembre e gennaio, ha accusato uno stop traumatico. A questo si deve aggiungere il sensibile rallentamento della Cina. Entrambi gli aspetti hanno concorso a delineare un quadro destinato ad avere conseguenze negative per il nostro paese. 

Finora sono state le imprese a pagare il prezzo più alto con una riduzione dei fatturati che, nelle stime percentuali, non si vedeva fin dal 2009. Ma è lecito aspettarsi a breve ricadute sul fronte occupazionale. D’altronde che ci fossero i rischi di una recessione alle porte, i commentatori più autorevoli l’avevano spiegato ampiamente durante il braccio di ferro tra l’esecutivo Conte e la UE nella fase di definizione dell'ultima manovra finanziaria. Una lettura del contesto economico e finanziario che il governo di Roma, però, ha bollato fin dall’inizio come pessimistica e inattendibile. Quello che secondo Conte, Di Maio e agli altri ministri non doveva accadere invece sta accadendo in una misura che non può non generare allarmismo.

La strategia messa in campo dal nostro governo, infatti, partiva da un presupposto decisamente più sereno e con attese di crescita diverse. Togliere il super-ammortamento a favore delle imprese, concentrare la maggior parte delle risorse nazionali sul neoassistenzialismo del reddito di cittadinanza e su quota 100, rallentare fino alla paralisi una infrastruttura strategica come la Tav non sembrano proprio le migliori risposte davanti alle difficoltà crescenti del momento. Gli investimenti interni, che dipendono dalla fiducia delle aziende, sono in contrazione. Gli investimenti dall’estero latitano. E ora arriva la battuta d’arresto della leva dell’export.

La sensazione è che l’Italia si appresti a sostenere il peso di una incalzante recessione dopo aver scommesso tutto su una finanziaria che alimenterà la spesa improduttiva senza aiutare davvero le aziende. Ma, nonostante quello che pensa il ministro Di Maio, sono queste e non lo stato a creare i posti di lavoro. Reddito e quota 100 possono dare un contributo utile solo se le imprese hanno in pancia ordinativi importanti. Se, per dirla in breve, esistono le condizioni per investire e assumere. Ma al momento queste condizioni non sembrano esserci. Anzi si sta materializzando proprio il contrario. Il dubbio che il paese sia impreparato ad affrontare una realtà che Di Maio e il premier Conte si ostinano a considerare migliore rispetto a quello che è, appare forte e legittimo. Di boom all'orizzonte non se ne intravedono. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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