PENSIERO UNICO | 23 Dicembre 2015

Cultura dominante e strategia del silenzio

Un modo scaltro con cui il pensiero unico cerca di affermarsi è quello di tacere su tutto ciò che contrasta con i propri dettami. Il silenzio sul referendum che ha bocciato i matrimoni gay in Slovenia è solo l'ultimo esempio

di GIUSEPPE ZOLA

La regia mediatica del pensiero unico è veramente scaltra e, come abbiamo visto, gioca su più fronti, a seconda delle convenienze e delle opportunità. E in questo ha un servizievole alleato nel sistema della grande stampa, peraltro sempre più in crisi, ma sempre pronta ad assecondare il trend in atto. Uno degli strumenti di questa strategia è il silenzio, nel senso che si fa in modo che non si parli e non si scriva della realtà, quando questa dimostra che il “pensiero unico” e collettivo può essere sconfitto. Si tende a tacere, cioè, di quello che il grande Chesterton definiva come “l’uomo comune”, che vive seguendo il proprio cuore e non le ideologie correnti.

Facciamo qualche esempio.

In questi giorni, in Slovenia, si è tenuto un referendum popolare, che, a grandissima maggioranza, ha bocciato l’ipotesi di introdurre in quel Paese il matrimonio tra persone omosessuali e la relativa possibilità di adottare. Ebbene, almeno fino a quando sto scrivendo questa nota, il grande (anche se in crisi) giornalone di via Solferino non ha ancora pubblicato la notizia, affinché il popolo italiano non sappia che le battaglie in atto su quei temi possono ancora essere vinte dalle persone di buon senso, malgrado molti, sia cattolici che laicisti, siano scettici in proposito. Col silenzio, si cerca di fuorviare la cosiddetta opinione pubblica.

E’ clamoroso ciò che sta avvenendo a proposito di Papa Francesco, di cui si tessono lodi sperticare, quando il pensiero unico crede, sbagliando, di aver trovato un alleato in lui, mentre si tace spudoratamente quando dice, e con forza, cose sgradite alla “dittatura del relativismo”. Così, si è taciuto quando ha detto che la “cultura gender” è «uno sbaglio della mente umana», il che significa, come mi ha chiarito un amico, che è un vero e proprio abbaglio, da cui deriva la parola sbaglio. Ma dei propri abbagli, il pensiero unico dittatoriale deve tacere. E così è avvenuto tutte le volte che il Papa ha condannato l’ideologia che attacca la famiglia, parlando addirittura di «colonizzazione ideologica» quando si cerca di inculcare, fin dalla tenera infanzia, idee in palese contrasto con la naturale realtà. Anche a proposito del giubileo dedicato alla misericordia, è calato un pesante silenzio quando si sottolinea che tutti sono chiamati all’accoglienza da parte di Dio, chiedendo perdono, quando si attraversa la porta Santa, dei propri peccati e impetrando il dono della conversione. Il pensiero unico, invece, fa passare l’idea, tacendo sul resto, che con la misericordia si va avanti senza dovere cambiare nulla, tanto Dio è buono. Penso che Dio sia buono, ma non buonista, che Lui sia sempre con noi, ma che noi dobbiamo usare la nostra libertà per rispondere positivamente alla sua offerta di salvezza. Ma è proprio questa libertà suprema e misteriosa dell’uomo che il pensiero vuole mettere sotto silenzio. Il fondatore di Repubblica è arrivato addirittura a scrivere che questo Papa avrebbe eliminato il concetto del peccato: naturalmente, anche questa volta, ha dovuto essere smentito.

Insomma, anche con il silenzio il pensiero unico vorrebbe stravolgere tutto, riducendo ogni cosa al proprio limitatissimo criterio. In questi giorni facciamo memoria di un Fatto che, invece, sconvolge questa bestemmia moderna. Accostiamoci senza vergogna al Bambino Gesù.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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