FALSI ALLARMI | 12 Novembre 2014

Dagli al liberismo

L'analisi dell'economista Salin perfettamente adatta all'Italia: dove tutto è gestito dallo stato, tutti si scagliano conto liberismo e privatizzazioni

di ROSSANO SALINI

Lo stato come salvatore, e la presunta presenza del liberismo come causa di tutti i mali. Leggendo l'analisi della situazione francese fatta dall'economista Pascal Salin sul Foglio del 12 novembre, vien proprio da dire che, già a partire dalla bandiera nazionale, l'Italia, dal punto di vista dell'ordinamento statale e delle pulsioni politiche, è ancora oggi per motivazioni storiche e culturali una sorta di succursale della Francia.

«Dove la presenza dello stato è forte, le persone sono abituate a chiedere interventi pubblici per risolvere i problemi. Si entra in un circolo vizioso, si chiede allo stato di rimediare ai disagi che crea». Così Salin descrive una situazione perfettamente adatta all'Italia. E quel che più stupisce è che poi, nell'opinione di molti politici, su molta carta stampata, negli slogan delle piazze, emerge il liberismo e il mostro delle privatizzazioni come il nemico da combattere. Un nemico pressoché inesistente, soprattutto in un paese come il nostro dove ancora quasi tutto è in mano pubblica.

Per esemplificare, basti guardare alla situazione della scuola. Un esempio scelto non a caso, visto che in questo ambito l'Italia, quanto a presenza invadente dello stato e mancanza di libertà, sta messa decisamente peggio della Francia. Ad ogni manifestazione sentiamo slogan a difesa della scuola pubblica, e incitamenti a bloccare lo sperpero di danaro a favore della odiatissima scuola privata, giudicato per di più come incostituzionale in quanto violerebbe l'articolo 33 con la sua famigerata locuzione «senza oneri per lo stato».

Al di là dell'inconsistenza dell'ultima affermazione, quello che più salta all'occhio è l'inesistenza del problema: in Italia la scuola paritaria non riceve quasi nulla dallo stato. Il caso non sussiste. Eppure, a detta di molti, non ci sono soldi per migliorare l'istruzione pubblica a causa del fatto che troppe risorse vengono drenate dalla scuola privata.

La situazione è perfettamente delineata dall'ultima ricerca di uno dei centri studi più rigorosi in Italia sul tema scuola: l'Associazione TreLLLe, che ormai da anni conduce analisi e studi di dettaglio molto approfonditi (di profilo puramente tecnico, senza alcuna intromissione politica) sulla situazione della scuola italiana. L'ultimo studio, il Quaderno n. 10, è proprio dedicato a questo argomento, e reca il titolo: «Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell'offerta». Comparando la situazione italiana a quella di altri paesi (Francia, Olanda, Inghilterra e USA) viene descritto il «caso Italia» come un esempio di pesante arretratezza in questo campo. Nel nostro paese lo stato, finanziando in maniera quasi esclusiva la scuola statale, non permette la presenza di concorrenza tra istituti e la libertà di scelta da parte delle famiglie. Un dato su tutti: per la scuola secondaria superiore lo stato spende 7000 euro a studente che frequenta una scuola statale, 47 euro per uno studente che frequenta una paritaria. E il numero di studenti che frequenta una paritaria è pari al 5% del totale. Al di là degli effetti negativi che questo porta sulla qualità dell'istruzione, oltre che sulla condizione di effettiva libertà dei cittadini italiani, quel che stupisce è che si possa poi affermare che in Italia esista un problema di finanziamento pubblico della scuola privata. Niente di più falso.

Lo stesso si potrebbe dire di molti altri servizi gestiti male e in maniera altamente dispendiosa dalla mano pubblica, e su cui incredibilmente cala spesso lo spauracchio della privatizzazione come il vero nemico da combattere (si pensi alla grande mistificazione sul caso acqua; o ai tanti episodi più contingenti, come il blocco di Genova alcuni mesi fa a causa dell'ipotesi di parziale privatizzazione del servizio di trasporto, per altro avanzata per sopperire alle falle di una gestione pubblica disastrosa del servizio stesso).

Prima che una battaglia o una rivoluzione liberale, ci vorrebbe dunque in Italia una rivoluzione del buon senso, che permetta innanzitutto di chiarire la realtà dei fatti, e l'effettivo rapporto tra mano pubblica e mano privata nella gestione dei servizi. Solo quando ci sarà un po' di chiarezza su questo sarà poi possibile passare a fasi successive di battaglia culturale e politica.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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