COLOSSO DEL LEGNO | 15 Gennaio 2015

«Dalla segheria del nonno alle case super efficienti»

In Valtellina la segheria di paese diventa un'industria. Tre generazioni per fare grande la Rainoldi Legnami. Tradizione e innovazione: dall’arredamento alle case in legno classe A. «E produciamo anche l’energia elettrica»

di LUCA PIACENTINI

All’inizio c’era la segheria del nonno. Un piccolo laboratorio di paese, nel cuore della Valtellina. Passione e tenacia, insieme allo studio e all’idea giusta, ne hanno fatto una delle aziende di legnami più importanti d’Italia. Oggi la Rainoldi di Sondrio è alla terza generazione. Spazia dall’arredamento ai tetti, all’edilizia super efficiente di classe A++. Innovativa, non smette di investire. E’ arrivata anche a prodursi l’energia elettrica in casa, coprendo quasi interamente il fabbisogno. 

«La nostra storia è quella della tipica azienda famigliare - spiega Annalisa Rainoldi, nipote del fondatore - E’ nata dalla tradizione artigiana e si è trasformata in un’industria». 

Settant'anni fa il nonno Francesco è partito dalla lavorazione del castagno. Con il padre Riccardo, dopo il trasferimento negli anni Settanta a Castione Andevenno, dove la base operativa del gruppo occupa 70mila metri quadrati e dà lavoro ad una trentina di persone, l’impresa è decollata. «Abbiamo proseguito l’attività per tradizione - prosegue Annalisa - cercando di ricavarne il meglio. Lo studio e l’impegno ci hanno aperto nuovi orizzonti. Ci sono stati miglioramenti e ampliamenti ma niente, nello spirito che ci muove, è cambiato: restiamo cocciuti, andiamo avanti nonostante le mille difficoltà». 

I numeri confermano la parabola positiva: Rainoldi supera i cinque milioni di fatturato. «Il processo produttivo inizia dalla prima trasformazione. Poi si lavora il tronco per produrre tavoli, e segati destinati al mercato dell’edilizia e dell’imballaggio». 

«Da oltre dieci anni fabbrichiamo tetti a vista con un apposito staff di progettazione, mentre negli ultimi cinque ci siamo inseriti nel mercato della costruzione di case ad alta efficienza energetica, le famose classi A, A+, A++. Pensi che realizziamo edifici con pareti strutturali in legno. Sono il nostro fiore all’occhiello. E’ un mercato in continua espansione. Ci crediamo e vogliamo crescere». 

Come in tutte le storie degli imprenditori italiani, le luci provengono dall’azienda, le ombre dal settore pubblico: miope, burocratizzato, inefficiente. Quali ostacoli devono affrontare oggi in Italia le imprese del legno? « Dal punto di vista dei costi di lavorazione - risponde Annalisa Rainoldi - le dimensioni delle nostre aziende non sono quelle che dovrebbero essere. Qui in Valtellina, dove sono concentrate le più grandi d’Italia, le segherie non potrebbero comunque espandersi, perché non hanno la stessa disponibilità di materia prima dei nostri colleghi in Germania e in Austria. Questa carenza tarpa le ali a qualunque sviluppo. Anche la viabilità della valle non aiuta». 

Servirebbe una filiera più efficiente. Che cosa possono fare gli enti pubblici? «Sicuramente adottare una politica forestale di cui troviamo riscontro in Svizzera, in Germania e in Austria, dove si coltiva il tronco e il taglio del bosco non è visto come depauperamento dell’ambiente, ma vera e propria coltivazione. Tutto quello che è nel bosco si può riutilizzare e valorizzare in termini economici». 

«Il problema - aggiunge il marito Marco Vairetti - è aggravato dal calo di ordinativi per la crisi edilizia. L’ideale sarebbe trovare l’appoggio degli enti dedicati e realizzare una vera filiera forestale. Invece siamo obbligati a rivolgerci all’estero. Se avessimo qui le foreste adatte, ridurremmo i costi di trasporto che, su un prodotto a prezzo specifico relativamente basso come il nostro, influisce moltissimo». 

Per abbattere i costi, l’azienda ha iniziato a produrre l’energia elettrica in casa, scommettendo sulle fonti rinnovabili. Prima l’impianto fotovoltaico, poi la «costruzione di una centrale da un megawatt/ora di cui siamo molto orgogliosi», sottolinea Annalisa. Si riutilizzano tutti gli scarti di lavorazione come il cippato e si produce energia elettrica attraverso la gassificazione. «I risultati sono ottimi». E in questo modo vi affrancate da uno dei più gravi problemi del nostro paese, l’approvvigionamento energetico. «Sicuramente non dimentichiamo di essere tra i paesi col più alto costo dell’energia, che in attività come le nostre pesa molto». Riuscite a soddisfare il fabbisogno? «Insieme all’impianto fotovoltaico - conclude l’imprenditrice - copriamo oltre il 70%». Insomma, il messaggio è chiaro: se vuoi qualcosa, fattelo in casa. E non attendere lo stato.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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