PAURA 5 STELLE | 19 Giugno 2018

Salvini troppo amato, il governo vacilla

Lega più amata dei 5 Stelle che perdono consenso. Di Maio e Fico bloccano Salvini sui Rom e minacciano Orban, il capo di stato europeo più vicino al leader del Carroccio. Vacilla il governo gialloverde lungo l'asse destra-sinistra

di ROBERTO BETTINELLI

La Lega straccia i 5 Stelle ed il governo, inevitabilmente, inizia a traballare.

La crescita nei sondaggi della formazione guidata dal ministro dell’Interno Salvini appare incontenibili grazie all’effetto Aquarius. La nave spedita in Spagna con oltre 600 migranti a bordo, la chiusura alle discutibili Ong dei porti italiani, il braccio di ferro con il presidentissimo francese Macron che prima ha offeso e poi è stato costretto a scusarsi, l’asse inedito fra Salvini ed il collega tedesco Horst Seehoferin merito ai respingimenti dei migranti economici sono tutti elementi positivi che hanno incrementato la popolarità del segretario del Carroccio.

Il sorpasso della Lega a svantaggio dei 5 Stelle, infatti, è tutto da attribuire alla capacità che finora ha dimostrato Salvini di imporsi sulla scena nazionale e internazionale. Per la prima volta una nave di proprietà di una Ong straniera carica di migranti è stata costretta a chiedere rifugio altrove e non Italia. Il fatto, agli occhi dei cittadini-elettori anche di fede non leghista, è stato interpretato come un successo. Di più. Una sorta di rivincita dopo anni di umilianti sconfitte inflitte da Bruxelles. Ed il merito del nuovo corso, per gli italiani, è tutto di Matteo Salvini.

Il rivale-alleato Di Maio, al contrario, sta perdendo terreno. Il Movimento 5 Stelle arretra rispetto all’esito elettorale del 4 marzo al punto da essere rimontato e superato dalla Lega. Entrambe le forze sono collocate intorno al 29% ma il Carroccio è ormai in vantaggio. Niente di irreparabile ma l’altalena del consenso registra due trend opposti all’interno della compagine gialloverde: i grillini accusano un’erosione pagando, di fatto, l’esperienza di governo e la coabitazione con Salvini; la Lega conquista sempre più credibilità, prima a spese degli alleati e soprattutto di Forza Italia mentre ora, invece, dei grillini.

Se è vero che i mesi estivi, per via degli sbarchi, offrono maggiori visibilità ai temi che nel perimetro dell’esecutivo sono di competenza della Lega, come la sicurezza dei confini ed il blocco dell’immigrazione dall’Africa, è vero però che la strada intrapresa da Di Maio appare molto impervia. La tutela del diritti dei ‘rider’ ha provocato una dura reazione da parte delle aziende coinvolte nella partita e, in ogni caso, non  ha prodotto nulla di concreto per i lavoratori se non roboanti quanto sterili dichiarazioni di principio; il reddito di cittadinanza non ha fatto segnare alcun passaggio evolutivo rispetto alla campagna elettorale ed il mondo ‘confindustriale’ continua ad avere un atteggiamento di forte sospetto per via della lotta ingaggiata contro il Jobs Act mentre, nel confronto con l’Europa sulla flessibilità dei conti, il premier Conte non ha strappato promesse incoraggianti. Risultato: il Movimento 5 Stelle non riesce a monetizzare la partecipazione al governo come Salvini che sembra non sbagliare un colpo. Da qui il mutamento di strategia da parte dei dirigenti grillini che, in testa il presidente della camera Fico, hanno iniziato a contenere il leader della Lega. Fico ha preso di mira il capo di stato ungherese Orban sul tema dei respingimenti quando è noto che Orban, nello scacchiere europeo, figura tra gli interlocutori più affini e disposti a collaborare con Salvini. Di Maio, dal canto suo, si è affrettato a bollare come incostituzionale il censimento proposto dal ministero dell’Interno sulla popolazione rom residente nel Paese. Due episodi che valgono come le prime scosse per il governo e che certificano l'imbarazzo e la suborduinazione dei 5 Stelle davanti alla polarizzazione che le scelte di Salvini sono destinate a generare lungo l'asse destra-sinistra. 

L’intero impianto dell’esecutivo gialloverde regge sul contratto siglato dai due azionisti di maggioranza e, ovviamente, sulla non volontà di tutte le forze politiche di andare al voto. Tranne la Lega di Salvini che allo stato attuale sta emergendo come la figura più carismatica della squadra capitana, si fa per dire, da Giuseppe Conte. Un’avventura che inizia a vacillare. Ma per fare previsioni sulla tenuta a medio e lungo termine non si può prescindere dal grado di autonomia che il leader della Lega intende riservarsi e, conseguentemente, dalla pazienza del Movimento 5 Stelle. Una pazienza che, dopo gli ultimi sondaggi, appare agli sgoccioli.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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