FINANZIARIA | 26 Settembre 2018

Di Maio alla disperata caccia del consenso

Di Maio vuole imitare l'ex nemico Macron. Ma non per abbassare le tasse. L'obbiettivo è fare più deficit per varare il reddito di cittadinanza e recuperare consenso. Un neo-assistenzialismo che non risolve la crisi dell'occupazione

di ROBERTO BETTINELLI

L’assalto neoassistenzialista del Movimento 5 Stelle, i tentativi di contenimento di Salvini per non sbaragliare i conti dello Stato, in mezzo l’imbarazzo del ministro Tria che deve ricondurre l’entità della manovra entro limiti ragionevoli. E’ il quadro nel quale sta prendendo forma il Def che al netto del blocco dell’Iva dovrebbe partorire il superamento della legge Fornero in materia di pensioni grazie alla ‘quota 100’, un embrione di flat tax per le partite Iva e soprattutto il reddito di cittadinanza.

I grillini, Di Maio in testa, vogliono spingere il titolare dell’Economia verso uno sforamento del deficit fino al 2%. Un obbiettivo che consentirebbe di realizzare la più costosa e anche la più burocratica delle misure contemplate dal governo, il reddito di cittadinanza, ma che esporrebbe il Paese al giudizio negativo della comunità finanziaria internazionale. Una reazione che produrrebbe a breve due conseguenze molto negative: l’allontanamento dell’interesse verso i titoli di stato italiano e la maggiore spesa dovuta all’aumento dei rendimenti. Uno scenario che indebiterebbe ulteriormente il Paese contraendo gli investimenti pubblici e sperperando le risorse ricavate dall’estensione del deficit.

Un meccanismo che sembra non chiaro alla ‘componente gialla’ dell’esecutivo Conte, troppo desiderosa di incassare un successo sul fronte del consenso per tenere il passo della crescita vertiginosa della Lega. Una mancanza di consapevolezza che si registra nel commento positivo di Di Maio dopo l’annuncio del presidente francese Macron che ha dichiarato di voler portare il deficit al 2,8% e che proprio per questo motivo, dai 5 Stelle, viene indicato come il modello da seguire.

Ipotesi, questa, assurda. Il debito pubblico di Parigi, infatti, vale il 90% del Pil ed è sostanzialmente in linea con i valori delle altre economie europee. Non così l'Italia che ha uno stock di debito pari ad oltre 2.300 miliardi di euro, il 130% del PIl, facendo registrare una situazione migliore solo a quella della Grecia con un debito equivalente al 177% del Pil. Inoltre, come è stato ampiamente sottolineato, la manovra economica di Macron punta ad un abbassamento drastico della tassazione al contrario di quello che vogliono fare Di Maio e la compagine grillina che siede a Palazzo Chigi. Qui la priorità è rappresentata dal reddito di cittadinanza: una misura che sembra fatta apposta per ricompensare il sud più retrogrado e assistenzialista, costosissima in termini di finanza pubblica, affidata ad una riforma dei centri per l’impiego che si qualifica fin dall’inizio come un’operazione burocratica e dettata da una mentalità dirigistico-centralistica.

Il mercato del lavoro si va progressivamente contraendo a causa di ragioni strutturali come la crescente presenza dell’automazione nelle fabbriche e dell’assenza, in Italia, di una vera politica industriale. Il nostro Paese, dicono i numeri della disoccupazione, sono tra i peggiori del continente.

Per invertire la tendenza servirebbero ben altre ricette: contratti più snelli e meno onerosi per accompagnare il lavoratore verso l’assunzione a tempo indeterminato, formazione continua per creare o aggiornare le competenze, abbattimento dei vincoli che ostacolano agevolano la possibilità di fare esperienze utili. Ma ai 5 Stelle non interessa nulla di tutto questo. Ciò che conta è riprendere la scalata del consenso. E per riuscirci il reddito di cittadinanza è sicuramente la via più facile e redditizia.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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