MANOVRA | 03 Ottobre 2018

Di Maio grida al complotto, ma la festa è finita

I mercati e l'Europa bocciano la manovra del governo, Di Maio grida al complotto ma la verità è che un Def così elettorale e assistenzialista spaventa chi deve investire nei nostri Btp. Salvini fermi i 5 Stelle o ci andrà di mezzo anche lui

di ROBERTO BETTINELLI

Lo spread alle stelle con tutto ciò che ne consegue per le casse di uno Stato straindebitato che è costretto a sperperare altro denaro pubblico per far fronte all’aumento dei rendimenti dei Btp; la borsa di Milano che sembra salita sulle montagne russe e che ha fatto registrare un calo di 4 punti percentuali in uno spazio di tempo ristretto; le affermazioni a dir poco improvvide di consulenti economici vicini all’esecutivo che in un momento delicatissimo dichiarano come in fondo sia meglio il piano B del ripristino della lira e dell’uscita dall’euro piuttosto che subire i diktat di Bruxelles sulla manovra finanziaria; l’imbarazzo del ministro dell’Economia Tria che si è visto bocciare l'impianto del Def in via preventiva dalla Commissione europea e che, nello spazio bruciante di una notte, ha ricomposto il deficit annunciando che il valore del 2,4% sarà solo per il 2019 mentre per i restanti due anni ci sarà un graduale contenimento fino a quota 2%.

Quello che doveva essere il governo del cambiamento tanto pubblicizzato da Di Maio, alla fine, sembra non poter assicurare una guida sicura ad un Paese che ha bisogno di tranquillizzare gli investitori internazionali a causa di un debito pubblico che vale il 130% del Pil. Il secondo più alto in Europa dopo quello della Grecia. Un paragone, quello fra i due Paesi mediterranei, che si è tonato di recente nelle parole del presidente della Commissione Juncker. Bene ha fatto Matteo Salvini a respingere con forza un accostamento che non rende giustizia della capacità produttiva e della ricchezza italiane, ma non per questo si può dimenticare che l’Italia ha firmato dei patti con i Paesi partner e che nel momento in cui quei patti vengono violati con una manovra giudicata troppo rischiosa i mercati non possono che reagire in modo negativo.

Una reazione che il vicepremier Di Maio seguita ad associare ad un complotto ordito da chissà quali eminenze grige e che, invece, rispecchia molto più semplicemente la realtà di un nazione che in passato ha varato troppe manovre in deficit ampliando a dismisura il debito pubblico che deve essere continuamente rinnovato attraverso la vendita dei titoli di stato.

Il fatto che il premier Conte abbia accettato di fare un passo indietro è la conferma che nell’esecutivo, fortunatamente, le esigenze della propaganda possono tornare a confrontarsi con la necessità di fornire segnali di solidità e di ragionevolezza. Ma il governo in questa fase sembra procedere alla cieca dentro una situazione in cui i numeri delle coperture traballano e dove ormai è chiaro a tutti che non sarà così facile reperire le risorse adeguate. A ciò si aggiunge l’incongruenza di associare l’assistenzialismo del reddito di cittadinanza, destinato a creare prebende per l’elettorato dei 5 Stelle nel Sud Italia, e il liberalismo della flat tax leghista che porterà ad una riduzione del carico fiscale per le partite Iva dovendo però scontare un taglio drastico delle detrazioni e l'inasprimento alla lotta all’evasione.

La manovra è nata da uno 'strano accordo' tra due forze politiche che hanno la maggioranza in parlamento ma che sono molto distanti sia sul fronte della rappresentanza delle aree geografiche del Paese sia sul fronte valoriale. La Lega di Salvini, è bene ricordarlo, ha partecipato alla campagna elettorale con il centrodestra e sempre con il centrodestra governa nelle principali regioni del Nord oltre che in una miriade di amministrazioni locali. Flat tax e reddito di cittadinanza sono due misure agli antipodi. La stessa sceneggiata di stampo sudamericano dopo il via libera alla prima versione della manovra, con i componenti pentastelati del governo che si sono affacciati festanti al balcone di Palazzo Chigi, non è stata condivisa dai ministri della Lega. Anzi è stata genrosamente criticata nelle segrete stanze. 

La bocciatura della legge di bilancio da parte delle altre nazioni europee era scontata e prevedibile. L’esecutivo ha fatto retromarcia. Molto probabilmente succederà ancora. L'incertezza è evidente ma quando a mostrarla è chi ha in mano le redini dello Stato, si materializza un grave problema per tutti i cittadini. Un Def così elettorale ed espansivo per il popolo italiano non può che tradursi nell'ennesima speranza vanificata di buon governo. Ma la colpa non è affatto dell’Unione Europea come dicono i nostri governanti. 

 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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