RIFORME | 10 Novembre 2014

Di sola tattica si muore

Italicum ed elezione del Capo dello Stato, le pedine di Renzi

di ROBERTO BETTINELLI

Finora il Movimento 5 Stelle non è mai caduto nella tentazione di governare il Paese. Per ordine esplicito e reiterato di Grillo, gli otto milioni di italiani che hanno sostenuto nell’urna i pentastellati sono stati costretti a veder congelati i propri voti, resi inutilizzabili dalla protesta cieca e rabbiosa di chi non ha voluto cogliere l’occasione di contribuire a cambiare il Paese pur avendone la possibilità. 

La prima, illustre vittima dell’inganno grillino è stato Pierluigi Bersani, costretto ad abbandonare la scena dopo aver tentato vanamente di attrarre i 5 Stelle dentro l’area di governo. Ma ora che il presidente del Consiglio è un astuto e irrefrenabile giocatore d’azzardo come Matteo Renzi, le cose potrebbero andare diversamente. E con ogni probabilità non si dovrà attendere poi molto. I segnali dell’inversione di tendenza sono già apparsi con tutta evidenza. 

Gli abboccamenti lanciati dal premier sono andati a buon fine con la nomina di Silvana Sciarra nella Consulta e Alessio Zaccaria come membro laico del Csm. Un colpo di mano che ha tagliato fuori Forza Italia da una partita cruciale che ha dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza del parlamento ad agire con efficacia e rapidità. La soluzione, per quanto invocata da tutti a partire dal capo dello Stato che ha più volte redarguito i partiti per la loro lentezza e litigiosità, è rimasta ad ammuffire nell’aula parlamentare fino a quando il premier ha acconsentito alle richieste della minoranza Dem accettando la collaborazione dei 5 Stelle. Pochi giorni prima c’era stato un precedente in Commissione Giustizia al Senato dove l’emendamento di Ncd sulla responsabilità civile dei magistrati era stato affossato da un’azione congiunta del PD e della compagine pentastellata. Un episodio che ha scatenato le ire, e la minaccia di dimissioni, del capogruppo Maurizio Sacconi. L’ex ministro del Lavoro di Berlusconi ha fatto marcia indietro dopo la telefonata con Matteo Renzi che ha ‘stragiurato’ di non voler cambiare alleati e dicendo che la cosa non si sarebbe più ripetuta. Ma, come l’ex presidente del Consiglio Letta ha imparato a sue spese, Renzi non è certo uno che ti permettere di stare tranquillo e sereno. Politico purosangue, è abituato a mentire. 

Per la numerosa delegazione grillina sembra così arrivato il momento del grande salto. Le tappe del percorso sono state indicate dal direttore di Repubblica Ezio Mauro che nella quotidiana riunione di redazione, dopo aver dato al premier dello spregiudicato, e non senza un certo fastidio, ha auspicato che il Movimento 5 Stelle superasse le secche di una opposizione sguaiata e sterile per redimersi sulla strada della responsabilità democratica dando finalmente il proprio decisivo sostegno alla nuova versione dell’Italicum e all’elezione del successore di Napolitano. 

Renzi non vuole cedere troppo al Cavaliere nella trattativa per la legge elettorale ma al tempo stesso sa che all’interno del PD una buona parte degli eletti preferirebbero avere a che fare con i deputati e i senatori grillini piuttosto che con i colleghi di Forza Italia. Scontentarli, significherebbe ingrossare le fila di una opposizione interna che al momento opportuno potrebbe rivelarsi fatale. Ma assecondare i desideri di chi, nel suo partito e in altri luoghi di potere come il quotidiano Repubblica, vorrebbe una maggiore unità d’azione con i pentastellati, lo esporrebbe a un grave rischio. La nuova alleanza potrebbe ritorcersi contro chi, spinto dalla necessità e dalla smisurata passione per il gioco d’azzardo della politica, ha deciso di avvallarla. 

Renzi è consapevole dei pericoli che corre. Vista la posta in gioco c’è da chiedersi perché insista. Ma ora, dopo un lungo esilio, i grillini sembrano disponibili a collaborare. E Renzi non è il tipo che rinuncia a cogliere l’attimo. Ai suoi occhi i 5 Stelle restano solo una pedina come tutte le altre: Forza Italia, Ncd e la minoranza Dem che il premier sottopone sistematicamente alla dura, umiliante legge del bastone e della carota. 

Equilibrista nato, tattico di talento, improvvisatore di successo. Chiamatelo come volete. Ma se crede davvero di poter sostituire Berlusconi con Grillo e Casalegno, Renzi è destinato a scoprire in fretta che la promessa di governare fino al 2018 passerà alla storia come la più illusoria delle boutade di un giovane, ambizioso presidente del Consiglio che voleva cambiare l’Italia e che alla fine non ha cambiato proprio nulla. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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