LA DENUNCIA | 03 Marzo 2017

Dieselgate: «Commissione di inchiesta farsa»

Scandalo dieselgate. L’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini denuncia: «Commissione di inchiesta farsa. L’industria europea paga gli errori dei tedeschi»

di REDAZIONE

Una commissione d’inchiesta «farsa» sul dieselgate, le cui conclusioni sono sbilanciate a favore della Germania. E in commissione trasporti un tentativo di differenziare l’utilizzo delle autostrade, a vantaggio dei tedeschi. I due episodi avvenuti durante l’ultima settimana di lavori europarlamentari a Bruxelles sono solo apparentemente slegati tra loro. Certo: commissioni distinte, oggetto diverso. Ma la chiave di lettura dell’eurodeputato di Forza Italia-PPE Massimiliano Salini è unica, e punta il dito sulla Germania, che sembra utilizzare a «proprio piacimento» le istituzioni di Bruxelles. 

«Dopo un anno di lavoro l’inchiesta europarlamentare sul dieselgate - dichiara l’eurodeputato azzurro - si è rivelata una farsa: giuridicamente inutile e monopolizzata dal pregiudizio anti industriale. La difesa dell’ambiente non può passare dallo smantellamento del settore automobilistico continentale». 

Salini è membro titolare per il PPE italiano della commissione di inchiesta sulla misurazione delle emissioni nel settore automobilistico, avviata a fine 2015. 

Nel mirino dell’eurodeputato sono finite le conclusioni della commissione «Emis» votate a Bruxelles, che saranno sottoposte al voto in Plenaria il mese prossimo a Strasburgo: «Volkswagen va giustamente punita per le violazioni negli Stati Uniti - denuncia Salini - ma l’intera UE non può pagare gli errori dei tedeschi». 

«La relazione approvata - prosegue - è il frutto di dodici mesi di audizioni filo ambientaliste, basate in buona parte su mere supposizioni. Caldeggia limiti inaccettabili e ancora più stringenti che, invece di accompagnare l’industria dell’auto verso tecnologie sempre più sostenibili, otterrebbero solo di uccidere il settore, mettendo a rischio milioni di posti di lavoro». 

«E’ una coincidenza grottesca che l’attuale Europarlamento suoni le campane a morto per la manifattura automobilistica proprio mentre la Commissione UE è impegnata nella Prima giornata europea dell'industria».

«Tutti noi ci auguriamo l’evoluzione verso forme di trasporto che riducano le emissioni di NOx e CO2 - conclude - ma le norme UE devono tenere conto del fatto che i cambiamenti industriali hanno profonde ricadute sociali. La strada è quella tracciata da Antonio Tajani che, da commissario all’Industria, tra i primi aveva già indicato un percorso graduale e responsabile per favorire la produzione di auto meno inquinanti». 

Dettaglio sconcertante: la Germania ha ottenuto di non essere citata tra i Paesi hanno ostacolato di più l’applicazione della normativa europea sulle emissioni dei veicoli.  

Il dato fa il paio con quanto accaduto in commissione europarlamentare Trasporti poche ore prima del voto sul dieselgate. Una sorta di blitz compiuto da alcuni eurodeputati tedeschi - di cui ha riferito anche il Sole24Ore - nel tentativo di fare pagare il pedaggio autostradale agli stranieri. 

L’incursione aveva l’obiettivo di far rientrare la procedura di infrazione che la Commissione UE ha avviato tempo fa per la discriminazione verso gli stranieri, ma è stata respinta grazie al voto delle delegazioni degli altri Paesi membri che sarebbero stati svantaggiati dai transiti autostradali ’differenziati’: «La Germania utilizza l’Ue a proprio piacimento», è la conclusione politica dell’eurodeputato Salini. 

Una sintesi efficace che fa sorgere seri dubbi su quali siano i nodi centrali che generano il malfunzionamento della macchina UE e spinge a riflettere sulla necessità di mettere a fuoco l’approccio della Germania come uno dei punti più critici in cui gli ingranaggi europei si inceppano. 


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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