DOPO IL CONVEGNO | 20 Gennaio 2015

Difesa della famiglia, battaglia di libertà

Quelli che il ''giornalista collettivo'' vorrebbe far passare per tradizionalisti, retrogradi e anti-liberali oggi sono coloro che difendono la vera libertà di espressione

di ROSSANO SALINI

Bisogna ammettere che sono giorni molto stimolanti per confrontarci sull'idea che abbiamo di libertà di pensiero e di espressione.

Prima siamo stati portati, ahinoi, a riflettere su questo dai tragici fatti che hanno sconvolto Parigi e il mondo intero. Da una parte abbiamo visto l'inaudita violenza di chi vuole imporre un potere unico e totalitario, basato su un'idea dissennata della propria religione; dall'altra parte abbiamo avuto la possibilità di fare anche una seria riflessione su quali sono i limiti che ognuno dovrebbe autoimporsi per non valicare il limite dell'offesa altrui (e in questo il Papa, con grande libertà e schiettezza, ci ha dato una grande mano).

Subito a ruota ci sono stati, si parva licet, gli eventi legati al convegno di Milano dedicato alla difesa della famiglia naturale. In particolare la sconcertante campagna di disinformazione prima, durante e dopo l'evento. Sono ancora agghiacciato se ripenso al titolo volgarmente fantasioso di Corriere.it pubblicato durante il convegno, quasi fosse una cronaca di ciò che veniva detto dal palco: «Convegno anti-gay, le famiglia cattoliche: ''Fatevi curare''».

La violenza si può manifestare in tanti modi. Ma la base è sempre la stessa, molto semplice e quasi banale: l'utilizzo di un proprio potere, fisico o no non fa differenza, per fare del male anziché del bene (poiché come principio il potere è una cosa positiva, è la possibilità di agire bene, di affermare l'altro, di usare la propria libertà per amare). Se alcuni mezzi di informazione hanno dalla loro il potere di essere il veicolo con cui la stragrande maggioranza degli italiani si informerà su un dato evento, basterà sconvolgere la cronaca dello stesso sulla base di un proprio pregiudizio e desiderio di arrecare danno, e il gioco è fatto. Così è stato. Centinaia di migliaia di ignari lettori di Corriere.it e Repubblica.it hanno pensato che a Milano dei pazzi scriteriati si stessero divertendo a dire quanto dia loro fastidio che ci siano a questo mondo degli sconci sodomiti. Per non parlare poi del successivo e pazzesco frastuono legato alle presenze in platea, su cui avrei molto, moltissimo da dire ma preferisco per il momento far calare un dignitoso silenzio.

Non sto a indagare sul motivo per cui la difesa della famiglia viene vista come una minaccia, come un atto di violazione della libertà altrui da mettere a tacere. Quel che più importa è notare una particolare mutazione culturale, su cui vale la pena riflettere: proprio coloro che vengono definiti nel linguaggio corrente del ''giornalista collettivo'' i tradizionalisti, sono in questo momento coloro che più di altri si trovano in prima linea nella difesa della libertà, in particolare della libertà di pensiero e di espressione. Quella per cui tutti, dopo Parigi, sono scesi in piazza al grido ''je suis Charlie'' (e chissà quanti di loro hanno offeso e cercato di mettere a tacere i partecipanti al convegno di Milano...).

La difesa della famiglia è diventata una battaglia di libertà. L'opposto di quanto il pensiero oggi dominante vorrebbe far credere, e cioè che da una parte vi siano i bigotti chiusi in sé stessi e contrari ad ogni allargamento delle maglie delle libertà personali, e dall'altra coloro che spalancano le porte alla piena e libera autonomia dell'uomo. Tutt'altro: il semplice fatto che i secondi vogliano impedire ai primi di parlare sta a indicare che quelle categorie sono da stravolgere.

Sulla famiglia si gioca oggi un'autentica battaglia liberale. Per difendere la dignità dell'uomo e la libertà di educazione contro le intrusioni dello Stato (capito, cari liberali?); e per difendere la libertà di espressione contro tutte le violenze del pensiero unico che vorrebbe mettere a tacere le voci dissidenti.

Se la pensiamo in questa prospettiva, passa la rabbia per le tante scorrettezze e subdole violenze di questi giorni, e viene una gran voglia di rimboccarsi le maniche per fare la buona battaglia.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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assai condivisibile