PENSIERO UNICO | 17 Giugno 2015

Dignità della famiglia: una battaglia per i veri liberali

L'imposizione di un pensiero unico che vuole scardinare la famiglia e l'educazione è quanto di più statalista e dittatoriale ci possa essere. Ecco perché gli autentici liberali non possono non opporsi a questa deriva

di GIUSEPPE ZOLA

Nel precedente articolo di questa rubrica ho cercato di dire che non tutto è perso di fronte all’avanzare impetuoso del pensiero unico, e che la cultura cattolica, nella misura in cui non perde la propria identità, può mettere in campo idee e proposte che correggano almeno gli errori più clamorosi portati dalla attuale ondata di pazzie.

Ma anche la cultura “liberale”, in quanto sappia andare al fondo delle proprie ragioni più serie, dovrebbe impegnarsi in un lavoro che contrasti quel pensiero che, se lasciato progredire senza critiche, porterà non a più libertà, ma a più tirannia.

In un recente brillantissimo incontro, l’eurodeputato Massimiliano Salini ha identificato alcuni punti che dovrebbero essere alla base di una battaglia “liberale”. Provo a riprendere gli aspetti che mi sembrano essenziali.

Partirei dall’origine di ogni cambiamento e cioè dalla libertà di educazione, perché è proprio dall’educazione che può verificarsi un nuovo inizio, che non contraddica i dati elementari dell’esperienza storica degli ultimi millenni. I liberali dovrebbero riandare alla lezione di Luigi Einaudi, che sulla libertà di educazione e di scuola ha scritto cose che poi molti altri liberali hanno rinnegato, perché hanno preferito adagiarsi su aspetti di anticlericalismo, che hanno offuscato la vista di tanti in Italia. La prima cosa che un liberale dovrebbe fare è opporsi all’attuale tendenza a rendere obbligatorio per tutti (cioè dittatoriale) l’insegnamento di alcuni aspetti della realtà che sono legati a ideologie molto settoriali e di parte e che non rispecchiano certo il sentire dell’uomo comune. Libertà di educazione significa possibilità per tutti di esprimere la propria esperienza, senza pretendere che diventi l’esperienza di tutti. Il “pensiero unico” sta facendo esattamente l’opposto e quindi ogni sincero liberale dovrebbe provare orrore per questa deriva.

Un secondo aspetto altrettanto importante è sottolineare la libertà della famiglia, senza della quale il tessuto “libero” dell’intera società non regge. La famiglia è essa stessa una società (una ‘nazione’, diceva Chesterton, grandissimo cattolico liberale), che crea una rete in cui l’educazione, la solidarietà, il gusto sano del tempo libero, il lavoro trovano le ragioni anche affettive per superare le difficoltà e le naturali fatiche. Una famiglia forte costituisce la base di una società forte e quindi è letteralmente criminale il tentativo attuale di indebolire la famiglia, non solo dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista culturale. Si vuole, oggi, chiudere ogni prospettiva di futuro all’istituto familiare, in nome di ideologie che sarebbero ridicole se non stessero portando fuori strada molte persone semplici e sprovvedute. E’ per amore alla libertà che i “liberali” dovrebbero prendere le distanze da teorie che pretendono di trasformare in legge ogni desiderio, anche quello più strampalato. Spero, in questo senso, che molti ”liberali” siano presenti sabato 20 a Roma alla manifestazione pensata per tutelare la famiglia ed , in particolare, la sua funzione educativa.

Un terzo aspetto riguarda un argomento che dovrebbe essere più caro al pensiero liberale ed è la libertà di impresa, anche se spesso mi viene il dubbio che troppi si stiano quasi rassegnando ad una tendenza “statalista” che sta pervadendo ogni strato della nostra società. Anche in questo caso, ricordiamo la lezione di Einaudi, che poneva il cuore della libertà di impresa nella capacità di iniziativa (talora eroica) dell’uomo, in vista di una propria realizzazione e di un servizio all’intera società. Per combattere un pensiero unico che cerca di determinare anche (e forse soprattutto) l’economia globale, occorre riscoprire con orgoglio la volontà di cambiamento che alberga in ogni ‘io’.

Il pensiero unico è, in fondo, molto statalista non solo nel campo della trasformazione in legge statale di ogni (anche meschino) desiderio, ma pure nel campo economico, perché crede di potere meglio governare i pochi dirigenti politici, rispetto alla complessità di un intero popolo. Manipolare è la cosa che il pensiero unico riesce a fare meglio. I veri liberali non possono non opporsi a questo, sia in nome della propria dignità, sia in nome del bene comune di tutti e non solo di alcuni.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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