MARTIRI CRISTIANI | 06 Ottobre 2014

'Dobbiamo difenderci'

La violenza dell'Isis in Medio Oriente e le incertezze dell'occidente

di ROBERTO BETTINELLI

Dopo la decapitazione dell’ostaggio inglese salgono a cinque gli occidentali barbaramente uccisi in diretta dai terroristi dell’Isis. Durante l’incontro sul martirio dei cristiani in medio oriente organizzato presso il centro pastorale diocesano a Cremona è stato l’eurodeputato del PPE Massimiliano Salini a dare la notizia della morte di Alan Henning. 

“Scusate - ha detto Salini dal palco dei relatori leggendo lo schermo del suo telefono cellulare - ma leggo in questo momento dell’uccisione dell’ostaggio inglese. E’ stato decapitato”. Il gelo si è impadronito del numeroso pubblico che partecipava all’incontro nella Sala Bonomelli e che vedeva al fianco dell’eurodeputato l’inviato speciale del settimanale Tempi Rodolfo Casadei, il giornalista Cristiano Guarneri e il Rimoun Khodari, un profugo siriano che ha raccontato il dramma della sua famiglia e delle comunità cristiane costrette a subire le violenze dei terroristi che stanno combattendo per costruire lo stato islamico in Iraq e in Siria. 

L’incontro dal titolo ‘Se il mondo vi odia….Il martirio e la speranza dei cristiani in medio oriente’ è stato organizzato dal Centro culturale Sant’Omobono venerdì 3 ottobre. La notizia della morte di Henning ha iniziato a circolare sui media poco dopo le 22 quando il dibattito nella Sala Bonomelli era ormai entrato nella fase più animata.

Salini, interpellato dal moderatore sulla strategia che l’Europa ha deciso di mettere in campo per contrastare i terroristi e difendere le minoranze cristiane, aveva appena terminato il suo intervento: “La verità è che la posizione dell’Europa è molto fragile e debole. La risposta finora è stata priva di nerbo”. 

Ha continuato Salini: “In Europa c’è una chiara mancanza di coscienza in merito a ciò che deve fare la politica estera comune. Questa fragilità è evidente ed è tutto tranne che un punto di forza anche perché si sposa con l’incapacità degli Stati Uniti di tutelare i propri pilastri. Ora il presidente Obama è stato costretto a invertire la rotta e a intervenire con forza. Ma se il governo americano ha deciso di agito è perché è stato convinto dal crescere inaudito della violenza messa in campo dal fondamentalismo islamico”. 

Salini ha ribadito che l’Unione Europa non può stare a guardare e ha auspicato che “è legittima la delusione che tutti noi proviamo davanti a questa inadeguatezza. Le minoranze cristiane, e non solo cristiane, vengono massacrate. I media pubblicano in continuazione notizie atroci. Speriamo che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker insieme ai suoi 28 commissari europei diano il segnale della svolta”. 

L’occidente, sotto la guida americana, sta contrattaccando. Insieme ad alcuni paesi arabi Stati Uniti e Gran Bretagna stanno bombardamento obbiettivi militari nelle zone controllate dall’Isis. 

Ma per Salini la vera debolezza dell’Unione Europea, prima ancora che nell’assenza di una politica estera coraggiosa e coerente con le ragioni della tolleranza e dello sviluppo, si manifesta nella difficoltà di riconoscere i principi e i valori cristiani come un punto di origine e di coesione della cultura comunitaria. 

“Ricordo che Rocco Buttiglione nel 2004 fu costretto a fare un passo indietro in merito alla sua candidatura a far parte della squadra del presidente della Commissione Barroso perché aveva difeso pubblicamente l’idea della famiglia naturale. Buttiglione aveva sostenuto che commettere atti omosessuali era un peccato sottolineando con una chiarezza cristallina che si trattava di una posizione personale e che non doveva tradursi in una colpa di tipo giuridico. Ma è stato volutamente frainteso e silurato”.  

L’eurodeputato ha messo in evidenza che “ovunque i cristiani si radicano, in quei territori nascono scuole, imprese, tolleranza e civiltà. Eppure davanti ai crimini e alle persecuzioni dell’Isis ci troviamo ad avere a che fare con un’Europa timida, equilibrista e che nella propria carta costituzionale non ha avuto l’onestà e la forza di difendere le radici giudaico-cristiane”.  

Salini ha conciso il suo intervento dicendo che “non si può negare un fatto incontestabile. Ci perseguitano e ci uccidono. Alla minaccia dei terroristi non si può che rispondere con tutti gli strumenti disponibili che abbiamo a disposizione. Altrimenti la minaccia prevarrà e distruggerà tutto ciò che più amiamo”.  

Rodolfo Casadei ha raccontato la sua esperienza di inviato dal fronte: “Quando nel 2006 sono stato nell’Iraq settentrionale era una zona relativamente tranquilla. Quando sono tornato la situazione era totalmente cambiata. I miei stessi contatti, quando li informavo del mio arrivo, mi dicevano di stare lontano. Stavano scappando tutti”. 

“Dai nostri fratelli cristiani che muoiono ogni giorno nel silenzio ho imparato che c’è una grande differenza tra il martire che imita Gesù Cristo sacrificando la propria vita per gli altri e il terrorista che si fa saltare in aria uccidendo le persone che ha intorno. Per gli estremisti dell’Isis il dono di chi muore senza voler uccidere il prossimo è uno scandalo che sovverte un ordine fondato sul terrore e che va eliminato nel sangue”. 

Rodolfo Casadei nel 2008 ha pubblicato il libro ‘Il sangue dell’agnello’ edito da Guerrini Associati in cui ha raccontato la morte dell’arcivescovo di Mosul. “Disse che sarebbe rimasto insieme all’ultimo cristiano della sua diocesi. Restò pur sapendo di essere in pericolo. Venne rapito e ucciso”. 

Davanti al pubblico cremonese il profugo siriano Rimoun Khodari ha lanciato un atto d’accusa contro l’occidente: “Ci hanno voluto dimenticare e solo ora, dopo tanti crimini, sono intervenuti con le azioni militari. Ma non bastano le bombe per frenare i terroristi”. 

Khodari è stato costretto a fuggire dalla comunità cristiana in cui è nato e adesso lavora presso la Prefettura di Mantova: “Ho due colleghi. Un ateo e un laico. Quando ho deciso di rimettere nell’ufficio il crocifisso, prima di farlo, ho chiesto a loro il permesso. Questo è ciò che ci separa da chi usa la violenza per imporre la propria fede. Ma di una cosa dobbiamo essere consapevoli. Non dobbiamo avere paura di essere ciò che siamo. Ma se noi continueremo ad essere i primi a non dichiarare con forza chi siamo non faremo che agevolare l’azione di chi vuole cancellare la nostra presenza sulla terra”.    


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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