ODISSEA BUROCRATICA | 13 Novembre 2014

‘Dodici anni per un permesso’

La richiesta di ampliamento 12 anni fa. Oggi le autorizzazioni all’azienda non sono ancora definitive. Parla l’imprenditore: “E’ un classico italiano”

di LUCA PIACENTINI

Una burocrazia opprimente. E una selva di enti minori. Alcuni obsoleti, altri inutili, tutti con voce in capitolo. Il risultato? La vita dei cittadini è oppressa dalle regole, quella degli imprenditori diventa una guerra difensiva, dove l’obiettivo è sopravvivere, senza farsi schiacciare dalle tasse e dalla giungla delle norme. Leggi e leggine: utili? Inutili? Chi lo sa. In tutte, forse, passandole in rassegna si troverebbero ragioni per tenerle, cambiarle o buttarle.

La verità è che oggi il ‘come’ non interessa più a nessuno. Importa solo il ‘cosa’: l’esito finale. In una parola: semplificare. E’ ora di dire basta, di sciogliere i lacci che tengono gli italiani in schiavitù, sudditi di una mentalità statalista che uccide le imprese, crea disoccupazione e distrugge il Paese. 

Ne sanno qualcosa alla Eusider spa, azienda siderurgica nata più di 30 anni fa in provincia di Lecco. Conta 130 dipendenti, nel 2013 ha fatturato 220 milioni di euro. Alle spalle tre generazioni di esperienza nella lavorazione del ferro, un secolo di storia e competenze che oggi la rendono leader nel settore dei coils. E’ Antonio Anghileri, che l’ha fondata insieme al fratello Eufrasio, a raccontarci la battaglia quotidiana contro le pastoie di questa Italia bloccata e immobile, che stenta a ripartire. 

“L’Eusider nasce nel 1979 da una idea mia e di mio fratello - attacca Anghileri - Volevamo fondare un’azienda che commercializzasse prodotti siderurgici. Abbiamo creato un centro servizi con le lavorazioni classiche dei coils: taglio dei nastri e spianatura delle lamiere”. 

Come avete affrontato la crisi del 2008? 
“La crisi ha colpito duro - spiega l’imprenditore - volumi in discesa, margini ridotti rispetto a prima. Ora il mercato si sta riprendendo. Ma con molta lentezza. Alcuni attori sono spariti, c’è spazio per crescere e fare bene. Ma servirebbe più aiuto dalle banche”. 

In che senso?
“Dovrebbero finanziare le aziende che ne hanno più bisogno e che se lo meritano”. 

Quali?
“Soprattutto i soggetti più piccoli. Penso ai nostri clienti, all’artigiano che lavora dalla mattina alla sera ma non ha la possibilità di accedere ai piccoli finanziamenti che, per lui, sono vitali, in quanto gli consentono di pagare le Riba a fine mese”. 

Oltre al problema del credito, ci si mette anche la burocrazia. 
“Nel ferro purtroppo le superfici non bastano mai - conferma Anghileri - Perché i coils portano via molto spazio. Vede i tubi alle mie spalle? Sono ancora peggio: poco peso e molta ‘aria’, per lavorare bene e in sicurezza lo spazio necessario purtroppo non è mai sufficiente. Ci siamo dovuti spostare in 8 o 9 comuni, ma in tutti abbiamo incontrato grandi difficoltà a costruire. E questo nonostante avessimo la proprietà dei terreni. E’ un classico italiano”. 

Da quanto attendete l’ampliamento? 
“Circa quindici anni fa, grazie agli agricoltori della zona, siamo riusciti a raggruppare 100.000 mq di terreni. Tre anni dopo abbiamo iniziato con i primi permessi, il nostro obiettivo era un aumento del 50%. Per adesso abbiamo solo ottenuto due step: sono stati costruiti 6mila metri quadrati, poi 16mila. In totale 22mila metri. E’ troppo poco, ci restano grossi problemi di layout interno. Speravamo di arrivare almeno a 40mila, ma non è ancora arrivato il permesso”. 

Dodici anni di attesa. Impressionante.
“I problemi sono la burocrazia e tanti enti che intervengono nelle decisioni finali - spiega l’imprenditore - una volta il Comune dice sì, poi c’è l’altro Ente, magari un Parco, che per una ragione o per l’altra, con motivazioni anche legittime, dice di no, e i tempi si allungano all’infinito”.

Cosa fare?
“Snellire le procedure, accorciare i tempi affinché possiamo costruire, impiegare altre persone e mettere nuove macchine, che tra l’altro non danneggiano l'ambiente perché le nostre apparecchiature non fanno fumo né utilizzano acidi. Insomma: non inquinano in alcun modo. E darebbero lavoro a tutti: all’impresa che costruisce il capannone, all’elettricista e all’idraulico che realizzano gli impianti, al costruttore di macchine. La nostra azienda assumerebbe altro personale e la disoccupazione diminuirebbe”. Come dire: meno burocrazia, più posti di lavoro. 

Più chiaro di così.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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