DATI ISTAT | 01 Settembre 2017

Donne e giovani al lavoro, il nodo della formazione

Rossella Spada, direttore del Fondo Formazienda, commenta i dati Istat sull’occupazione nel secondo quadrimestre 2017: «Ancora aperti i nodi relativi a donne e giovanissimi. Puntare sulla formazione per migliorare il sistema»

di REDAZIONE

Prosegue la crescita dell'occupazione, ma è trainata dai contratti a termine e dagli over 50. Questo il quadro che emerge dai dati Istat relativi al secondo trimestre del 2017. L’Istituto nazionale di statistica mette inoltre in luce il fatto che aumenta per il quarto trimestre consecutivo la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, che tuttavia pur con un tasso di occupate che raggiunge il picco del 49,1% (rispetto al 67,1% degli uomini) rappresenta ancora la penultima posizione nella graduatoria della Ue (peggio di noi fa solo la Grecia).

«Si tratta di dati molto significativi, su cui chi è impegnato nel mondo del lavoro deve riflettere con attenzione», commenta Rossella Spada, direttore generale del Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale per la formazione continua che vanta in Italia il più alto tasso di crescita negli ultimi anni. «Per quanto riguarda l’occupazione femminile, in particolare, bisogna notare il fatto che, se da una parte è positivo il fatto che ci sia un progresso costante, dall’altro il fatto di essere ancora quasi il fanalino di coda in Europa non può certamente lasciarci tranquilli».

Quali azioni mettere in campo per rendere allora le donne sempre più partecipi al mondo del lavoro? «A maggior ragione in un caso come questo», spiega Rossella Spada, «è necessario puntare sul sistema della formazione. Non solo su alcune specifiche azioni volte alla formazione e quindi alla rivalutazione professionale del percorso delle singole persone; ma un cambiamento proprio a livello strutturale, che porti il sistema paese ad azioni mirate e strategiche di formazione che permettano a chi è ancora ai margini dell’ambito lavorativo di trovare la propria collocazione a livello occupazionale. I fondi interprofessionali da questo punto di vista tutte le competenze e la voglia di fare per mettersi in gioco e dare il proprio contributo».

Altro elemento importanti riguarda i giovanissimi: tra le classi d'età, rispetto al secondo trimestre 2016, quella dei giovanissimi tra 15 e 24 anni è l'unica a segnare un calo di occupati (-0,4%), tutte le altre crescono, anche se l'incremento maggiore interessa la fascia 50-64 anni (+0,9%). I giovanissimi, in sostanza, restano esclusi da questa ripresa occupazionale. «A maggior ragione in questo caso vale quanto detto per le donne», conclude Rossella Spada. «La formazione e la caratterizzazione professionale dei più giovani è un elemento fondamentale. Il nodo dell’occupazione, con tutte le sue specifiche problematiche, può essere risolto solo partendo dalla formazione».


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