BACCHETTATE EUROPEE | 12 Novembre 2014

Dov’è finita la spending review?

Altro che 'affamare la bestia’. Il debito pubblico continua a crescere, la macchina dello Stato divora risorse e la spending review latita. Dall’Europa cartellino giallo al Rottamatore

di LUCA PIACENTINI

L'Europa bacchetta l’Italia. Quando inizia la spending review? A quanto ammontano i tagli? La Commissione europea va in cerca di numeri sicuri ma non ne trova. E nel rapporto sugli squilibri macroeconomici italiani definisce quantomeno incerti i risultati su riforme e revisione della spesa. 

Come precisa Il Sole24ore, la nota arriva fino al Def e tralascia la legge di stabilità, che sarà analizzata a fine novembre. Ma il giudizio degli arbitri europei lascia pochi dubbi: è un cartellino giallo al rottamatore. Bene lo slancio mostrato, ma i progressi si vedono e non si vedono. Il messaggio che rimbalza da Bruxelles, insomma, è chiaro e, per usare la metafora, suona più o meno così: okay, finora ci hai mostrato il fumo, adesso vogliamo l’arrosto. 

I nodi affrontati dal documento europeo: il debito pubblico rimane alle stelle, sul Jobs act servono integrazioni e chiarimenti, le semplificazioni procedono a passo di lumaca. 

Aggiungiamo, per inciso, che secondo il calcolo European System of Accounts (Esa 2010), con un debito che sfonda il tetto astronomico dei 2.166 miliardi, l’Italia è balzata al primo posto nella classifica del rapporto debito-pil, che nel secondo trimestre 2014 ha toccato quota 133,8%. 

Il rapporto Ue si sofferma sulla spending review e punta il dito sulla decisione di lasciare ai ministeri la scelta di cosa tagliare. Questo aspetto, scrive la Commissione, può avere un impatto negativo sulla qualità dei tagli e “mettere a repentaglio l'obiettivo di preservare gli elementi che stimolano la crescita e migliorano l'efficienza economica”. Ecco i timori: “L’incertezza sulla spending review solleva preoccupazioni in quanto i risparmi attesi dovrebbero finanziare misure diverse, tra cui l'estensione della riduzione del cuneo fiscale per il 2015 e altri interventi per la crescita”.

La domanda che sorge spontanea è: che fine ha fatto il lavoro del super commissario Cottarelli? I titoloni sui tagli e i servizi tg che strombazzavano la fine delle auto blu e la chiusura delle municipalizzate si sono persi nel carosello mediatico dell’estate scorsa. Sono eco lontane che oggi, di fronte all’altolà dell’Unione europea, fanno riflettere sulla reale direzione (sempre che si sia) imboccata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi: dove sta andando? Quale visione di Paese ha alle spalle? Fa solo tattica o c’è della strategia politica? 

L’Unione europea coglie nel segno e, sottolineando la vaghezza della spending review, evidenzia involontariamente il sintomo dell’indecisione renziana e, insieme, della furbizia del capo del governo, che naviga a vista e vuole lasciare le porte sempre aperte a tutti. Compreso il ‘partito della spesa pubblica’, quello della sinistra più intransigente guidato dall’accoppiata Camusso-Landini.

Se qualche appassionato dei sistemi di partito cercava un banco di prova per capire di che pasta politica è fatto Renzi, gli diamo un suggerimento: guardi alla revisione (mancata) della spesa. Niente illusioni, più che allargarsi al centro, l’ex sindaco di Firenze sta con i piedi ben piantati a sinistra e, al di là delle sparate ai microfoni, si guarda bene dallo scontentarne anche le frange più radicali e sindacalizzate.

Per ora sembra che il rottamatore guardi soprattutto alla pancia dell’elettorato. E che sia pronto a restare aggrappato alla barca del consenso anche nella disperata navigazione in cerca di cibo e acqua. Ha già sfamato i primi appetiti con gli ottanta euro. Ma se questa misura non sarà collocata in una visione più ampia, legata ad un’azione univoca che ridia fiato all’economia e restituisca il timone del Paese agli italiani, sarà ricordata più per le analogie con le micropolitiche distributive della Prima repubblica, mirate a consolidare il consenso nel mercato elettorale di riferimento, che per lo stimolo reale (per ora inesistente) ai consumi spompati.  


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.