LA SINISTRA E LA CASTA | 02 Ottobre 2015

E bravo Nichi, pensionato baby e di lusso

Paladino dei lavoratori, Vendola nei salotti tv diventava minatore, fonditore, tranviere, bracciante. In realtà era solo un politicante che ha sempre sognato di andarsene in pensione alla veneranda età di 57 anni con un assegno da 6mila euro.

di ROBERTO BETTINELLI

E bravo Nichi, leader della sinistra devota al 'bluff Tsipras' che se ne va in pensione alla veneranda età di 57 anni dopo ben sette legislature, cinque da deputato e due da presidente di regione, con un risibile assegno di 6mila euro al mese. 

 

Bravo il nostro Nichi, colui che ha introdotto nel lessico politico il termine suggestivo di ‘narrazione’. Versione mordiba e più laica dell’ideologia berlingueriana. Una visione totalizzante, innamorata degli scenari apocalittici che fanno tabula rasa del passato e del presente. Una palingenesi che trova in Marx, e nella sua costante rilettura, il verbo indiscusso. 

Aveva un non so che di eroico Nichi Vendola quando appariva nei salotti dell'etere e sfoderava un delirio lessicale degno dei peggiori interpreti di Husserl. Eppure, oggi, visto l’epilogo della pensione baby, scopriamo che la sua tensione all’austerity non aveva mai subito il contagio dell'indomito ardore che emanava l’antico maestro di Botteghe Oscure. Niente male per chi da sempre rivendica la nobile patente di paladino dell'egualitarismo diffuso e dell'anticapitalismo oltranzista. 

 

Ma se il target elettorale di Vendola potesse beneficiare del suo stesso privilegio, un pensionamento anticipato con busta da capogiro, l’Italia finirebbe in malore domani mattina. Finiremmo peggio della Grecia che, assecondando la bolla speculativa di Syriza, si è trovata con i pensionati in coda davanti alle filiali chiuse delle banche, i traghetti ormeggiati nei porti in piena estate, un’economia sul lastrico e la scoperta traumatica che, in fondo, in Europa è meglio rimanerci piuttosto che andarsene sbattendo la porta. 

 

E così, mentre i comuni mortali possono ‘staccare’ la spina dall’incombenza del lavoro a 66 anni suonati nonostante alle spalle abbiano una vita di fonderia o di catena di montaggio, Nichi, alfiere di una sinistra ‘ante litteram’ che risente dei ricami sessantotteschi, saluta tutti a un’età in cui qualsiasi persona normale deve ancora vedersela con la difficoltà di sbarcare il lunario. 

 

Vendola è il tipico esponente postcomunista che rimugina con nostalgia sui bei tempi in cui la rivoluzione era possibile e non rinuncia a una virgola della rendita di posizione che ha accumulato in una vita dove il compenso a fine mese è sempre stato di matrice politica. 

 

Chissà che cosa pensano lui tutti quegli operai dell’Ilva di Taranto che per anni l’hanno sentito pontificare sulla necessità di edificare una nuova città, un nuovo mondo, un nuovo uomo. E ora, invece del compagno Nichi, osservano a una distanza siderale un pensionato che va a godersi il lauto guadagno lontano dalla trincea, lieto di mettersi a riposo dopo un’esistenza di fatica misurata con il metro falsato della ‘casta’. 

 

Chissà che cosa pensano di lui i tanti giovani costretti a migrare da una regione che, nonostante i dieci anni di pensiero unico e le foreste di pale eoliche sbucate ovunque, non riescono a trovare nell’amata Puglia una possibilità concreta per costruirsi un futuro. Quegli stessi giovani che la pensione non l'avranno o l’avranno con paghe da miseria. 

 

E’ questo il motivo per cui la sinistra, oggi, in Italia è stata travolta dal fenomeno Renzi e annaspa dentro un comodo progetto politico che raccatta tutti: ex berlusconiani di ferro come Alfano e Verdini, montiani, finti cattolici integralisti, transfughi, trasformisti e dissidenti di ogni risma. 

 

Il ‘baracconismo’ renziano ha unto vecchi e nuovi funzionari di partito, stelle nascenti, professionisti del talk show, tattici, strateghi e scacchisti parlamentari fino alla raffinatissima Boschi che ha confuso i momenti d’assemblea con uno scenario da ballo delle debuttanti. I soli che ci guadagnano sono i grillini che, davanti al disgusto dell’elettorato pidiessino, diessino e ora democratico soffiano sulla rabbia nascente di chi non si sente più rappresentato e macinano voti su voti, crescendo ad ogni elezione, diventando in prospettiva il solo partito in grado di competere con la marea astensionista. 

 

Vendola è l’omosessuale radical chic che se ne va in pensione con un assegno blindato, a prova di crisi economica, dopo una vita trascorsa a predicare i diritti dei lavoratori fingendosi minatore, fonditore, tranviere, bracciante quando è sempre stato solo e unicamente un politico di professione. E, come tale, beneficiario di privilegi aristocratici e anacronistici che ha visto bene di sfruttare fino in fondo alla prima occasione utile. Alla faccia di tutti quelli che hanno creduto in lui. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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