STRASBURGO | 11 Marzo 2015

E l'Europa si inventa il diritto di aborto

L'assemblea plenaria di Strasburgo, complice la debolezza del Ppe, ha approvato una risoluzione che parla dell'aborto come di un diritto. Il commento dell'eurodeputato Massimiliano Salini, che per giorni ha lottato contro questo testo

di REDAZIONE

E così, in una giornata politica che in Italia è stata vissuta con gli occhi rivolti altrove, tra le fibrillazioni per il voto alla Camera sulle riforme costituzionali, l'attesa per l'esito del processo Ruby e il consumarsi della lotta in casa leghista tra Salvini e Tosi, il Parlamento europeo ha approvato con maggioranza schiacciante una risoluzione che, tra mille altre cose, fa passare l'idea che l'aborto sia un diritto. Non solo una cosa legale, ma addirittura un diritto.

La relazione, curata dal deputato socialista italo-belga Marc Tarabella, verteva come argomento centrale sulla parità uomo-donna, e ha superato l’esame dell’aula del Parlamento di Strasburgo. Gli eurodeputati, a larga maggioranza, hanno dato il via libera: 441 si, 205 no e 52 astenuti. E il documento ha incassato il favore del Parlamento europeo anche nella parte che legittima, al fine di garantire i diritti delle donne, l’accesso agevole alla contraccezione e all'aborto. Molti colleghi, al termine della votazione, hanno applaudito congratulandosi con l’autore principale del testo, Marc Tarabella.

Insieme ai principi culturali dell'Europa, cancellati da una risoluzione che in quattro e quattr'otto fa fuori tutta una concezione dell'uomo e della dignità della persona umana, il testo Tarabella manda in pezzi anche l’unità del Ppe, che poteva arginare l’offensiva delle sinistre, ma che non ha tenuto alla prova del voto. Lo spiega l’eurodeputato Massimiliano Salini (Ncd-Ppe) al termine della seduta plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo. Dopo aver tentato nei giorni scorsi di richiamare il Ppe alle sue responsabilità e a uno scatto di orgoglio culturale e politico, Salini dopo il voto non può che prendere atto di quanto successo: «La spaccatura, purtroppo, era scontata ed è da attribuire da una parte alla furbizia della sinistra e dall'altra alla fragilità del Ppe, che quando deve fare il salto culturale, riconoscendo e difendendo le radici giudaico cristiane del popolo europeo, diventa timoroso sul piano valoriale e inefficace su quello politico». E quel che è peggio, insiste Salini, è che «alcuni deputati del gruppo hanno sostenuto un documento abortista che andava respinto per il suo contenuto culturale che è tutto rivolto a demolire il pilastro portante della nostra società: la famiglia naturale».

Nel corso delle votazioni, il Ppe ha introdotto un emendamento che sottolinea come la legislazione sulla riproduzione sia affidati ai singoli Paesi. Un contentino, che a molti è sembrato un compromesso del tutto inadeguato.

«Il Ppe è vittima di una perenne crisi d’identità rivelata dalla sbagliata interpretazione del funzionalismo che ha tenuto a battesimo l’Unione Europea, ma che dopo i successi iniziali sta dimostrando di non poter garantire il grande obbiettivo di costruire una vera unione dei Paesi membri» ha dichiarato ancora Salini. «L’Europa è ancora una realtà politica incerta. Solo il Ppe, attraverso un atto di fondazione culturale, può renderla solida».

Problemi non solo in casa Ppe. Il voto ha diviso anche i cattolici del Pd che si sono affrontati duramente proprio sul punto dell'interruzione volontaria della gravidanza. L’emendamento sulla legislazione nazionale in merito all’aborto è stato approvato anche da Silvia Costa (Pd), presidente della Commissione Cultura del Parlamento. Luigi Morgano, un altro esponente cattolico del Pd, fortemente critico con la relazione Tarabella, ha reso noto di essersi astenuto nella votazione finale.


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