PENSIERO UNICO | 31 Marzo 2017

E l'Onu sancisce che l'aborto è un diritto

Il pensiero unico imperversa. Ancora una volta ci si mette anche l’ONU, il quale ha aperto una questione nei confronti dell’Italia, accusata di rendere difficile il ricorso al “diritto” all’aborto

di GIUSEPPE ZOLA

Il pensiero unico imperversa. Ancora una volta ci si mette anche l’ONU, il quale ha aperto una questione nei confronti dell’Italia, accusata di rendere difficile il ricorso al “diritto” all’aborto, a causa dei troppi medici obiettori di coscienza. Con questa iniziativa, l’Onu cerca di prendere due piccioni con una fava: affermare che l’aborto costituisce un “diritto” e attaccare l’obiezione di coscienza.

L’aborto, che costituisce la soppressione di una vita, non può mai essere definito un diritto. Un conto è prendere in considerazione le gravi ragioni per le quali una donna pensa di dover ricorrere all’aborto (ragioni che, a mio parere, sono sempre inferiori a quelle della vita), un conto è considerare l’aborto addirittura un “diritto”. La legge italiana, per esempio, non lo considera un “diritto”, anche se le nostre femministe parlano sempre, impropriamente, proprio di “diritto”. E’ la solita deriva, secondo la quale ogni desiderio viene qualificato come diritto, per assecondare ogni tendenza, anche quelle più contrarie alla grande tradizione dell’umanità. Non a caso, proprio in questi giorni, si parla anche di “diritto” al suicidio. A proposito di questo sedicente “diritto”, occorre anche dire che se non ci fossero gli aborti, in Italia non vi sarebbe il fenomeno della denatalità. Il numero annuale degli aborti, infatti, è più o meno uguale al numero che corrisponde alla differenza negativa tra nati e morti. Senza aborti, tale numero non sarebbe negativo.

In un mondo in cui la dittatura del pensiero unico si sta rendendo sempre più evidente e potente, l’obiezione di coscienza finisce con l’essere l’ultimo baluardo di libertà e di resistenza per chi non voglia sottostare supinamente a tale dittatura. Non a caso essa viene sempre più attaccata e combattuta: si vuole evitare che l’amore alla libertà metta in dubbio i dogmi del pensiero unico, dogmi che il sentire dell’uomo comune non può fare propri. In queste settimane, i laicisti si stanno opponendo alla introduzione dell’obiezione di coscienza a proposito delle tematiche del fine vita, visto che la legge attualmente in discussione sta, di fatto, introducendo l’eutanasia nel nostro Paese (esattamente come le c.d. unioni civili hanno di fatto introdotto il matrimonio tra persone dello stesso sesso ed anche in questo caso non è stata prevista l’obiezione per i pubblici ufficiali). La scelta per l’obiezione di coscienza, tra l’altro, mette in luce quale sia il vero sentire della gente, che non coincide con le ideologie che impongono le leggi. Proprio perché è un’arma a favore della libertà, l’obiezione deve sempre essere prevista per le materie particolarmente sensibili. Se molti medici hanno fatto ricorso all’obiezione in tema di aborto, significa che la sensibilità di chi conosce anche scientificamente le vie della vita capisce che si tratta di un atto disumano.

Non c’è ONU che tenga: l’aborto distrugge una vita e l’obiezione di coscienza è una grande testimonianza di vera libertà.

 


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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