SCENARI | 26 Maggio 2017

E’ la fine della sinistra?

Il tracollo di socialisti, laburisti e democratici nei principali paesi europei. I partiti progressisti sono finiti nella tagliola del dissenso, incapaci di dare risposte e sconfitti alle elezioni. E' il grande declino della sinistra?

di LUCA PIACENTINI

Guardando al rincorrersi dei retroscena sui giornali, che ipotizzano, raccontano o immaginano i contatti tra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale, spiccano due dati. Primo: l'imprenditore di Arcore non solo è l’interlocutore obbligato per qualunque schieramento parlamentare, ma resta protagonista della scena politica italiana. Un ruolo centrale che gli spetta di merito e di diritto. 

La seconda constatazione è che, se il centrodestra nazionale deve ancora oliare gli ingranaggi per provare a ripartire davvero unito, a sinistra regna il caos, una confusione totale che, riflettendo sull’editoriale di Ezio Mauro pubblicato da Repubblica, è sintetizzabile con una domanda: che cos'è il Partito Democratico di Matteo Renzi? Qual è la visione, quali sono i valori, qual è la linea politica effettiva che ispira, o ispirerebbe, l'azione dell'ex sindaco di Firenze? 

Al momento la risposta non è chiara. I più maligni sono convinti che una vera risposta non ci sia neppure. Di fatto nei tre anni che ha trascorso a Palazzo Chigi, Matteo Renzi non ha brillato né per la coerenza né per l’efficacia dell'azione di governo. Tutt’altro. Il fallimento politico è sotto gli occhi di tutti. Ha lanciato messaggi apparentemente di centrodestra, salvo poi regalare, per fare uno dei molti esempi (dalla mancata spending review all’inazione sul debito pubblico) mance elettorali nello stile della peggiore tradizione della sinistra tassa e spendi.

La crisi della sinistra italiana non è isolata. A livello europeo e chiaramente diffusa. Forse la più evidente della crisi dei partiti tradizionali minacciati dalla crescita dei cosiddetti movimenti populisti estremisti, evidenziata dalla vulgata di tutti i commentatori. 

Che fine ha fatto la nuova e moderna sinistra europea auspicata Tony Blair nel lontano novembre 1999 al XXI congresso dell’Internazionale socialista di Parigi, dove, rivolgendosi al tedesco Schroeder e al francese Jospin, l’ex leader del New Labour sollecitava i colleghi ad affrontare le sfide della globalizzazione? Sono trascorsi quasi trent’anni e il mondo è cambiato profondamente. Sulle società occidentali e non solo si sono abbattuti veri e propri tsunami. Abbiamo visto il crollo delle Torri Gemelle, Al Qaeda, i conflitti in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, la crisi economica e l’Isis. Di quell’appello al cambiamento («We must be the modernisers for a purpose: to create a society fo fairness and enterprise for all», per usare la sintesi di Blair) non resta più nulla. 

Oggi i leader dei principali partiti europei di sinistra non sono stati capaci di offrire le risposte giuste alle richieste dei cittadini. E oggi sono i primi a finire in massa nella tagliola del dissenso, azzoppati da sconfitte elettorali che rischiano di spazzarli via definitivamente. 

Un riepilogo di quello che è successo alle ultime elezioni in Olanda, Francia, Germania e Inghilterra aiuta a chiarirsi le idee. Se in Olanda i laburisti ne sono usciti letteralmente con le ossa rotte, i socialisti hanno un peso specifico assai ridotto; in Francia Macron ha praticamente azzerato il vecchio partito socialista, trascinato nel baratro prima della pallida presidenza Hollande e poi dalla rottura con l’enfant prodige dell'establishment d’Oltralpe; in Germania la presunta rinascita dei socialisti nell’era Schulz è per lo meno di là da venire (per usare un eufemismo) visti i risultati disastrosi alle regionali del Nord Reno-Westfalia, dove la Cdu-Csu di Merkel ha surclassato la Spd; in Gran Bretagna i laburisti di Corbin, pur in lieve ripresa, arrancano dietro ai conservatori di Theresa May, in testa nei sondaggi per l’appuntamento elettorale delicatissimo di giugno, su cui non potrà non influire la questione terrorismo e sicurezza.

Per concludere, gli interrogativi in sospeso: che cos'è oggi la sinistra? Al di là degli slogan televisivi triti e ritriti su solidarietà, migranti, aiuto ai disagiati e disoccupazione, quale visione del mondo propone? Quali valori? Troppo facile tentare di parare il colpo ribattendo che sono i valori democratici, i quali restano patrimonio di tutti gli attori politici che operano in una democrazia liberale. Infine la grande domanda: stiamo davvero assistendo alla fine della sinistra europea? 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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