IL PARTITO DEI BROGLI | 08 Marzo 2016

Le primarie mandano in vacca il Pd

Primarie Pd: crollo dell’affluenza a Roma mentre a Napoli la Procura apre un fascicolo sui brogli. Così il cinismo estremo di Renzi allontana il popolo della sinistra e diffonde il morbo antidemocratico all’interno del partito

di ROBERTO BETTINELLI

Da vanto indiscusso le primarie si sono trasformate in un’onta per il partito del presidente del Consiglio Matteo Renzi. 

A Roma i votanti sono stati infinitamente meno dei 100mila che incoronarono come candidato sindaco Ignazio Marino. I dati ufficiali parlano di 43mila persone. Ma si tratta di numeri che provengono dalla gerarchia del partito e, quindi, sono da prendere con cautela. Lo stesso tentativo di chiamare alle urne i 16enni si è risolto in un completo fallimento. Un segnale preoccupante per il premier Renzi che ha investito sul ‘target giovani’ una quota non indifferente dell’ultima finanziaria. Ma evidentemente la soluzione dei 500 euro destinata ai 18enni per le spese culturali, interpretata non a torto come un  tentativo di arginare il successo dei 5 Stelle in questa fascia di elettorato, non ha raggiunto lo scopo. Il partito di maggioranza relativa, nonostante gli sforzi, non riesce ad attrarre chi, in virtù del maggiore idealismo dovuto a ragioni anagrafiche, trova insopportabili le menzogne e i tatticismi di Renzi. 

Ma il vero dramma delle primarie è andato in scena a Napoli. Qui sono emersi casi plateali di brogli grazie ai quali la renziana Valeria Valente avrebbe prevalso rispetto ad Antonio Bassolino. L’ex sindaco ha parlato di «mercimonio» e si è detto «disgustato» dal video di Fanpage che mostra come in alcuni seggi ci siano state offerte di denaro in cambio di voti. La Procura partenopea ha aperto un fascicolo e l’ex sindaco sembra intenzionato a ricorrere davanti alla commissione di garanzia del partito.

Le tanto celebrate app anti-brogli non sarebbero altro che un tassello della propaganda renziana. Dopo il caso dei cinesi a Milano, tornano i dubbi e le accuse non tanto sul metodo delle primarie ma sull’uso che se ne fa in casa Pd. 

A Roma il renziano Roberto Giachetti ha vinto perché, in sostanza, a votare non c’è andato quasi nessuno. La Valente, anche lei imposta dall’entourage del premier, è accusata di aver barato. Insomma, il Pd ha fallito laddove ha sempre rivendicato la sua superiorità morale. Una presunzione che coincide con il diritto di arrogarsi una maggiore confidenza con la democrazia e con la partecipazione. Una patente di nobiltà sempre negata al centrodestra dove, invece, seguiterebbero a comandare i leader: l’intramontabile Berlusconi, l'assolutista Salvini, l’agguerrita Meloni. Tre forze politiche, FI-Lega-FdI, che nel Pd sono guardate con sdegno e vengono tacciate di immaturità per la presunta vocazione a premiare il vertice e a soffocare la base. 

Una narrazione che contrasta decisamente con il profilo brutalmente lideristico del Pd renziano, dominato da un capo indiscusso che è talmente rispettoso del dialogo e delle minoranze da ricorrere, ogni volta che si presenta la necessità, ai servigi di Verdini e Alfano pur di imporre il proprio volere all’interno del partito. 

La ‘modalità 40%’ che il segretario dem cita di continuo, e con orgoglio, evidenzia un cinismo che bada soltanto al risultato, ricercando unicamente e con ogni mezzo la sconfitta dell’avversario, senza alcuna considerazione di principio in merito al ‘come’ si è raggiunto l’obbiettivo.  

Un’impostazione davanti alla quale soccombe ogni aspirazione valoriale della politica e che da sola basta a spiegare la scarsa affluenza, i brogli e il veleno di un partito che, non potendo offrire un presidente del Consiglio eletto dal popolo, ora deve ammettere di aver fallito pure con le primarie. Lo strumento che ha sempre utilizzato per legittimarsi davanti al Paese.  


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.