ELEZIONI USA | 12 Ottobre 2016

E ora i repubblicani rischiano tutto

I video di Trump, il crollo nei sondaggi e lo scontro con lo speaker Ryan: i timori di perdere la maggioranza al Congresso e la crisi del Gop. Sul Washington Post il politologo conservatore Kagan parla di «suicidio» del Partito Repubblicano

di LUCA PIACENTINI

Mentre nel Partito Repubblicano volano gli stracci e si teme di perdere la maggioranza al Congresso, dalle colonne del Washington Post cala come una mannaia sul Gran Old Party la stroncatura del noto politologo conservatore Robert Kagan. 

Ricercatore della Brookings Institution, uno dei più importanti think tank d’America, Kagan è un esperto di politica estera. Alle colonne del prestigioso quotidiano della capitale ha affidato un’opinione in cui spiega perché sono imperdonabili i Repubblicani che hanno «venduto la propria anima». Il principale insegnamento da trarre da questa campagna elettorale, scrive, è che il Gop, almeno l’attuale partito, è inadatto - «unfit» - a guidare il paese, arrivando a dire che ha in qualche modo costruito il proprio suicidio politico. 

Il momento è cruciale. L’8 novembre gli americani non voteranno soltanto per scegliere il nuovo inquilino della Casa Bianca, ma saranno chiamati anche a rinnovare la Camera dei rappresentanti e parte del Senato, l’altro ramo del Congresso. 

Dopo la diffusione di un vecchio video in cui il candidato del Gop Donald Trump pronuncia frasi sessiste e la debacle nei sondaggi a seguito del secondo faccia a faccia televisivo con l’avversaria democratica Hillary Clinton, il repubblicano eletto più alto in grado, lo speaker della Camere Paul Ryan, ha dichiarato che non si spenderà più in prima persona per sostenere il tycoon. La formula un po’ sibillina utilizzata, che nella sua sostanziale ambiguità tradisce l’imbarazzo e conferma indirettamente il caos in cui ormai da tempo si trascina il Partito Repubblicano, è che non ritirerà l’endorsement a Trump, solo non lo difenderà più. La preoccupazione è che l’eventuale debacle elettorale del magnate newyorkese trascini con sé anche il Gop, facendogli perdere la maggioranza al Congresso. 

Il candidato repubblicano è tutt’altro che incline a mollare. Ha reagito twittando al vetriolo, attaccando Ryan e i «repubblicani sleali», aggiungendo che ora può prendere le decisioni giuste: «È bello che mi siano state tolte le manette. Ora posso combattere per l'America nel modo che piace a me». Insomma, parlare di crisi dei conservatori non è esagerato. Ma si tratta di una difficoltà profonda, che viene da lontano. 

Una possibile chiave di lettura è rintracciabile nell’analisi di Robert Kagan. Tra gli insegnamenti da trarre in questa tornata elettorale, scrive il politologo nella column sul Post, la più importante è che l’attuale Partito Repubblicano è inadatto a guidare il paese. 

Ha fallito il test principale per un leader o un partito politico, e lo ha fallito in modo spettacolare. Ha abbandonato i propri principi in una combinazione di opportunismo e vigliaccheria. Ha lavorato per piazzare alla Casa Bianca la minaccia più pericolosa per la democrazia americana dai tempi della Guerra Civile. E ora probabilmente, aggiunge l’intellettuale, sta costruendo il proprio suicidio. Non solo il partito si è rifiutato di salvare il paese, ma si è dimostrato troppo incompetente, debole e vile anche per salvare se stesso. 

La lunga analisi di Kagan si concentra sui temi chiave della politica estera. Lo studioso sottolinea che i prossimi anni richiederanno coraggio, non solo discorsi, «nei quali i politici repubblicani primeggiano», ma azioni difficili in settori cruciali, dall’immigrazione alla politica estera e di difesa. I repubblicani hanno sempre fatto della sicurezza il proprio punto di forza, si chiede Kagan, ci riusciranno ancora? 

Dopo avere attaccato la debolezza dell’amministrazione Obama sulla scena mondiale, è la riflessione dello studioso, i repubblicani non sono stati in grado di criticare Trump, nonostante la sua politica estera tradisca molti principi fondamentali del partito. 

Kagan critica la leadership repubblicana: è stata in silenzio - è uno degli esempi - quando Trump ha sollecitato un attacco hacker dei servizi di intellingence russa ai server di Hillary Clinton. Sono questi i leader politici che dovrebbero resistere agli uomini forti «real strongmen» di Pechino e Mosca? 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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