IL PREMIER E LA MINISTRA | 01 Aprile 2016

E ora si fanno il loro partito. Contro il Pd

La Boschi fonda un nuovo partito anti-Pd in vista del referendum istituzionale. E’ il piano B di Renzi che, nonostante il bullismo di facciata, sa che nel 2017 si giocherà il tutto per tutto rischiando di essere cacciato dal governo e dal Nazareno

di ROBERTO BETTINELLI

Un giornale come l’Espresso, che di sinistra se ne intende parecchio, l’ha chiamato, e non a torto, il partito di Maria Elena Boschi. Il nome ‘Si vota sì’, già depositato dal notaio, rivela la missione della nuova creatura politica di Matteo Renzi: spingere gli elettori a votare a favore del referendum istituzionale che prevede l’abolizione del Senato elettivo e la riforma della Costituzione. 

Una prova cruciale per il premier che, evidentemente non potendosi più fidare del Pd, ha incaricato la Boschi di organizzare un comitato con tecnici e sostenitori che avranno il compito di persuadere gli italiani. L’obbiettivo è esercitare una ‘spinta dal basso’ per affiancare l’operazione di vertice che simultaneamente sarà condotta a livello mediatico dal capo del governo e dai suoi ministri. 

Una rete che è destinata a sovrapporsi a quella ufficiale dei democratici. Si parte da Emilia e Toscana. Un dettaglio non trascurabile e che la dice lunga su quanto Renzi sia consapevole dei rischi che sta correndo: l’Emilia è la regione del rivale di sempre, Pier Luigi Bersani, mentre in Toscana domina Enrico Rossi che ha già annunciato la sua candidatura per la segreteria nazionale del Pd. Un avversario degno di rispetto che si è aggiudicato il secondo mandato alla guida della Regione e che ha un’immagine lontana dalla ribalta nazionale. Quindi ‘nuova’ e rassicurante. E’ dotato di un profilo intellettuale alla Cuperlo visti gli studi di Filosofia a Pisa, ma con una concreta esperienza da amministratore. Insomma, uno sfidante che possiede chance plausibili di vittoria. Rossi, inoltre, si è schierato con il collega pugliese Emiliano a favore dell’abrogazione della legge sulle trivelle prendendo posizione contro il governo sul referendum del 17 aprile. 

Il presidente del Consiglio sa che non può perdere tempo e ha ordinato alla leale Maria Elena Boschi di mettere in piedi una ‘macchina’ del consenso che oggi è certamente animata dal fine di contrastare la contro campagna della sinistra in merito alla riforma della costituzione, ma che un domani potrebbe tornare buona per altre sfide. Una mossa comprensibile e che rivela quanto Renzi sia capace di unire il cinismo del politico di professione alla determinazione di chi sa che per rimanere in sella bisogna sbaragliare con ogni mezzo i nemici. 

Il finale della vicenda è già scritto: se la Boschi avrà successo, il premier sarà il primo a guadagnarci. Ma se l’avvenente ministro fallirà, sarà lei a pagare direttamente lasciando al ‘dominus’ la possibilità di giocarsi qualche altra carta. 

I sondaggi per ora danno in leggero vantaggio il no contro il sì, ma è troppo presto per tirare delle conclusioni. Ciò che è innegabile è che Matteo Renzi ha ottenuto l’incarico a Palazzo Chigi solo e unicamente perchè era il segretario del Pd. Non certo perché è stato scelto dagli italiani. Ma ora si scopre che nemmeno il suo partito si identifica più in lui. Abbiamo a che fare con un presidente del Consiglio che non rappresenta nessuno se non sé stesso e ha perfettamente ragione Silvio Berlusconi a definirlo un «abusivo» di cui ci dovremmo liberare il prima possibile. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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