CAMPO PROGRESSISTA | 10 Febbraio 2017

E Pisapia rottama Renzi

Pd crolla nei consensi, Gentiloni indebolito dalla faida con Renzi. Intanto Pisapia lancia ‘Campo Progressista’ e scavalca a sinistra i dem per dare rappresentanza a una sinistra orfana e in cerca di identità

di ROBERTO BETTINELLI

Un’alternativa a Renzi, dentro e fuori il Pd, c’è. Porta il nome di Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano, promotore del ‘Campo Progressista’, un progetto che ha l’obbiettivo di spingere a sinistra il partito del Nazareno, ritornando a ragionare in ‘chiave Ulivo’. Una coalizione in grado di raggiungere il 40% dell’elettorato per imporsi come maggioranza politica nel Paese.

Uno scenario edificato su una strategia che nulla ha a che fare con il programma di Renzi. I numeri, allo stato attuale, sembrano difficili da raggiungere. Le liste di D’Alema e dell’ex primo cittadino milanese dovrebbero portare in dote il 10% al Pd che, a seguito delle numerose sconfitte, non sembra più in grado di garantire autonomamente il 30%. Ma al netto delle traballanti previsioni sulle cifre resta il fatto che Pisapia ha in mente di scavalcare il contenitore dem a sinistra, andando a recuperare i milioni di voti che l’ex premier ha vanificato nei mille giorni che l’hanno visto alla guida di Palazzo Chigi. Un tesoretto sperperato da Renzi a causa dei gravi errori commessi: lo sfrenato tatticismo parlamentare che ha indebolito l’appeal del partito agli occhi dei simpatizzanti, l’atteggiamento antisindacale ai limiti del masochismo, le tante riforme sbagliate o mancate, l’attacco rabbioso alla costituzione pagato a caro prezzo con la batosta referendaria.

Pisapia, forte di un successo tutto personale maturato su una piazza non certo favorevole alla sinistra come Milano, è l’uomo che potrebbe far uscire dall’impasse un Pd alle prese con una crisi ineluttabile di consenso e con la caduta libera della credibilità del segretario. Un ruolo rivendicato apertamente attraverso la pubblica intestazione di una nuova stagione della sinistra italiana che punta ad una esplicita indipendenza di azione e di pensiero, dettando la linea su tutto: alleanze, agenda, elezioni, legge elettorale, riferimenti valoriali.

Prima di tutto il nodo critico delle alleanze. Per Pisapia il Pd deve qualificarsi come il perno di una coalizione nettamente riconducibile alla tradizione della sinistra, non ambigua e capace di aggregare il cattolicesimo progressista, la socialdemocrazia contemplata in tutte le sfumature, l’ecologismo, l’impegno civico. Basta quindi con la relazione innaturale che Renzi ha intrattenuto in modo svelato con Alfano e in modo occulto con Berlusconi. Per non parlare delle furberie trasformiste che hanno convogliato dentro la maggioranza i transfughi più impresentabili a partire dall’ex organizzatore di Forza Italia Denis Verdini. Un punto, questo, sul quale l’ex sindaco concorda certamente con Massimo D’Alema che ha sempre contestato a Renzi un eccesso di disinvoltura e cinismo.

Pisapia suggerisce di ricucire con il fronte sindacale. Una realtà con la quale Renzi ha avuto non pochi problemi, in modo particolare con Susanna Camusso e la Cgil, innescando una serie di scontri che hanno aperto un vuoto di consenso che lo scorso 4 dicembre ha contribuito grandemente alla debacle referendaria. Non c’è da stupirsi inoltre che l’ideatore di ‘Campo Progressista’ non esiti a pronunciare la priopria disistima per gran parte delle riforme varate dal governo Renzi, in primis il Jobs Act, illustrato come esempio negativo da lasciarsi definitivamente alla spalle.

Il voto e la legge elettorale. Pisapia, al contrario del segretario del Pd, non ritiene possibile ricorrere alle urne in tempi rapidi. Il motivo sta proprio nell’assenza di regole che consentano di tutelare la governabilità. Invece di scalpitare per ributtarsi nella mischia, come sogna l’ex premier, Pisapia ha ripetutamente sostenuto che è prioritario un lavoro da condurre dentro le aule parlamentari per giungere ad una nuova legge elettorale in grado di fornire un risultato omogeneo nelle due camere.

Il governo Gentiloni, in quest’ottica, è decisamente l’alleato migliore per conseguire un esito che necessariamente ritarda il voto fino alla scadenza naturale del mandato. Per Renzi il proprio successore è il nemico numero uno come si evince dalla mozione che 40 parlamentari, a lui immediatamente riferibili, hanno sottoscritto contro l’esecutivo contestando il probabile aumento di accise e sigarette. Un provvedimento concepito dal dicastero dell’economia Padoan per impedire la procedura di infrazione europea. Una pugnalata alle spalle per il presidente del consiglio impegnato a Londra nell’incontro con Theresa May. Tanto più che Bruxelles ha ordinato all’Italia di ‘rientrare’ proprio perchè Renzi, per meri calcoli elettorali, ha sempre rinunciato a tenere sotto controllo un debito pubblico ormai giudicato intollerabile dalle istituzioni comunitarie.

Pisapia prende tempo, Renzi vorrebbe subito le elezioni. Uno mostra pazienza in attesa di dare vita alla sua creatura, l’altro teme di scomparire per sempre se non si presenta in tempi rapidi davanti agli elettori. Uno immagina la grande alleanza della sinistra, l’altro è disposto a governare con Alfano e Berlusconi. Entrambi, però, puntano a rappresentare il popolo della sinistra. Rivali perenni e inossidabili. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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