DOCCIA FREDDA | 02 Maggio 2016

E se Renzi andasse a casa per davvero?

Dai sondaggi doccia fredda per Renzi sul referendum costituzionale: i no sono in vantaggio (e in crescita) rispetto ai sì. La notizia getta un'ombra sull'avvio in pompa magna della campagna del premier a sostegno del ddl Boschi

di LUCA PIACENTINI

Nelle ore in cui il premier lancia la campagna per il referendum costituzionale escono sondaggi tutt'altro che incoraggianti per l'ex sindaco di Firenze. Renzi ha scelto proprio la sua città per ribadire l'importanza dell'appuntamento con le urne che si terrà in autunno e sottolineare la polarizzazione: a ottobre i cittadini dovranno decidere, o con me o contro di me.

«Nel referendum la domanda è molto semplice: sì o no - ha detto al teatro Niccolini del capoluogo toscano - Ma lì dentro c'è molto di più: c'è la riforma istituzionale». Di più: «La rottamazione non vale solo quando si voleva noi: se non riesco vado a casa». 

Parole che hanno un certo peso, soprattutto se confrontate con i risultati del referendum pubblicato da Euromedia, che in sostanza bocciano la riforma: i no vincerebbero sui sì 52 a 48. Rispetto alla precedente rilevazione i favorevoli sono in lieve calo. 

In particolare, il 32,5% sarebbe disposto a bocciare la riforma costituzionale, contro il 30% che si esprimerebbe invece a favore. Occorre però fare attenzione, perché gli indecisi sono una fetta enorme: il 37,5%. Gli italiani che non sanno cosa rispondere sono moltissimi. Anche per questo è difficile prendere una simile rilevazione come un orientamento decisivo del paese. I giochi sono aperti. 

Renzi lo sa e apre con largo anticipo la campagna, allo scopo di coinvolgere il più possibile la gente nella chiamata alla partecipazione popolare. 

Il sondaggio è stato pubblicato da Affaritaliani.it. Se ne parlerà a lungo, opinionisti, politologi e commentatori avranno di che dibattere soprattutto in funzione degli schieramenti. Per ora possiamo dire che, guardando al dettaglio e riferendo le preferenze all'appartenenza partitica, emerge che a bocciare la riforma sono soprattutto i Cinquestelle, Fratelli d'Italia e la Lega Nord. Tra gli elettori di Forza Italia prevarrebbero invece gli indecisi o coloro che non sanno se partecipare, mentre il 34,8% voterebbe contro. 

Oltre 50% di favorevoli per i centristi di NCD-UDC, mentre la stragrande maggioranza degli elettori del Partito Democratico, il 72,4%, sembra appoggiare la riforma. A sinistra le opinioni sono però contrastanti: i 38,5% degli elettori di Sel casserebbe il ddl Boschi, il 32,3% lo salverebbe mentre il 29,2% non sa cosa fare. 

Si tratta di valutazioni da prendere con le molle, visto che il martellamento mediatico sul referendum è appena cominciato e gli istituti di ricerca non concordano. Nel sondaggio commissionato ad esempio dalla trasmissione Otto e mezzo, l’istituto Demopolis indica che, tra gli elettori propensi a votare, ripercentualizzati senza includere gli indecisi (il 19%), i favorevoli alla riforma sono al 58% contro il 42% del no.

Nonostante la base sembri indecisa, sappiamo come la pensano i vertici di Forza Italia: nella lettera inviata il 28 aprile ai coordinatori regionali e locali dal presidente del partito Silvio Berlusconi si ribadiscono le ragioni dell'opposizione ferma «a una modifica della Costituzione che limita gli spazi di democrazia senza rendere il sistema istituzionale nell'efficiente e meno costoso. Una riforma cucita su misura per le esigenze del PD - scrive il leader di Forza Italia - tanto più grave perché approvata solo grazie a una maggioranza parlamentare che deriva da una legge elettorale dichiarata incostituzionale». 

Berlusconi sottolinea che il no è radicato anche nel fatto che Renzi, il «premier mai eletto», tenta «di usare il referendum in modo improprio per legittimarsi politicamente», ma spiega che non si devono confondere le posizioni degli azzurri con quelle della sinistra e dei pentastellati, le cui ragioni sono agli antipodi. In ogni caso, anche il presidente azzurro ha ben chiaro che una mobilitazione è necessaria.  

Insomma la partita è tutta da giocare. Ma per il presidente del Consiglio è tutt'altro che una strada in discesa.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.