LA LEGGE DEL BRANCO | 04 Settembre 2017

Ecco i nuovi italiani dello Ius Soli

Il branco di Rimini: giovani immigrati che picchiano e violentano. Con lo Ius Soli avrebbero la nazionalità italiana. Una legge ingiusta che non fa differenza fra chi merita fiducia e chi merita solo la galera

di ROBERTO BETTINELLI

Tutti stranieri: un congolese, un nigeriano, due fratelli marocchini. E gli ultimi tre per giunta minorenni. Sono loro i membri del branco di violentatori e picchiatori seriali che hanno impegnato notte e giorno gli investigatori dello Sco della polizia di stato.

Per gli inquirenti non ci sono dubbi: è questa la banda che ha pestato a sangue il giovane polacco sul lungomare di Rimini e ha brutalmente costretto la fidanzata ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà. Sottomessa ad un’agonia atroce: immobilizzata nella sabbia del bagno numero 130, bloccata mani e piedi, presa più volte con la rabbia, quasi soffocata perchè non urlasse e chiedesse aiuto, e alla fine gettata in mare.

Il capo del branco, l’unico maggiorenne, è destinatario di un permesso per motivi umanitari. Incensurato, si professa evangelico, è nullatenente e non ha un lavoro. Ma veste griffato. Come facesse ad avere i soldi per pagarsi le scarpe e gli abiti firmati non si sa. Ma un sospetto c’è: lo spaccio di stupefacenti.

I tre complici sono immigrati di seconda generazione. Il padre dei fratelli marocchini ha avuto problemi con la giustizia. I genitori dell'altro sono nigeriani. Il profilo è simile. Nati e cresciuti in Italia da famiglie nordafricane che nel nostro Paese hanno trovato accoglienza.

Eccoli i nuovi italiani, descritti dagli inquirenti come  «feroci in branco, ma poi mansueti quando sono soli». Fanno parte della 'generazione Ius Soli'. Se la legge voluta dal Pd e dalle sinistre fosse già in essere, in modo automatico, avrebbero in tasca la cittadinanza italiana che non si meritano e che loro per primi hanno dimostrato di disprezzare.

E’ naturale. Non tutti i giovani immigrati sono fatti di una pasta così miserabile . E siamo d’accordo sul fatto che picchiatori e violentatori esistono anche fra gli italiani di ogni età. Ogni popolo ha la propria quota di delinquenti, malfattori, criminali. Ma perché reclutarne altri?

La cittadinanza è un diritto che si acquisisce sulla base dei meriti personali. Altro che Ius Soli, una trovata elettoralistica della sinistra che premia chiunque a prescindere da inclinazioni e comportamenti. Vuoi diventare italiano? Bene. Guadagnatelo. Hai 18 anni per far capire se la cosa ti interessa davvero. Scuola, sport, volontariato: di occasioni ce ne sono tante per mettere in mostra le proprie buone qualità. E non bisogna essere dei fenomeni. Basta avere rispetto per le leggi di un Paese che ogni anno spende miliardi di euro per accogliere persone che le altre nazioni euroee respingono senza farsi troppi problemi.

Ma solidarietà e fiducia non devono tradursi nella dabbenaggine di chi inizialmente sottovaluta i danni solo per esserne travolto in un secondo momento. Il branco di Rimini non può che essere un monito contro il buonismo indiscriminato che in Italia detta legge, è proprio il caso di dirlo, in materia di immigrazione.

Lo Ius Soli nasce dal presupposto che alla fine il bene vince sempre. Ma non è così. Non nel mondo reale. Qui il male esiste. E spesso ha due facce. Sa essere feroce. E mansueto. Come il branco del lungomare di Rimini. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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