LIGURIA | 10 Giugno 2015

«Ecco il laboratorio del Centrodestra unito»

La Liguria strappata al Pd da uno schieramento di forze che va dalla Lega a Ncd/Area Popolare. Un esempio di successo che può e deve fare scuola. «Ma bisogna ricostruire una ‘politica di centrodestra’ oggi dispersa, divisa e contraddittoria»

di MARCO MAZARINO DE PETRO

Il centrodestra unito, con uno schieramento di forze che va dalla Lega al Nuovo Centrodestra, vince le elezioni regionali e fa dire a molti che la Liguria è il ‘laboratorio politico’ per la costruzione di una alternativa in grado di competere con il centrosinistra. C’è della verità in questa affermazione, ma non è tutta la verità.

Anzitutto parliamo di elezioni in cui quasi il 50% degli elettori non è andato a votare ed il cui risultato ha quindi un valore relativo, suscettibile di ampi cambiamenti.

Inoltre, al successo del centrodestra ha significativamente contribuito la spaccatura del PD con la candidatura a sinistra di Pastorino in alternativa a quella di Raffaella Paita. Non per questo si può automaticamente sostenere, come vorrebbero i compagni, che la sinistra unita avrebbe vinto: sia perché, come ha osservato qualche attento analista, non si possono sommare meccanicamente i voti di Pastorino a quelli della Paita (Pastorino ha raccolto consensi anche in un elettorato di protesta che non avrebbe votato il PD); sia perchè i liguri in queste elezioni hanno espresso la voglia di uscire da un decennio negativo di governo della sinistra. Dunque non semplicemente il suicidio del PD, ma un insieme complesso di fattori ha determinare la svolta politica della Liguria.

In questo contesto l’unità di tutto il centrodestra è stata certamente decisiva per la vittoria, ma, se la Liguria deve essere un ‘laboratorio politico’, questo non è l’unico viatico.

Oltre che ricostruire un ‘cartello elettorale’ che metta insieme tutti i pezzi del centrodestra, c’è anzitutto da ricostruire una ‘politica di centrodestra’ oggi dispersa, divisa, contraddittoria. Bisogna anzi guardare più lontano, dobbiamo dire che c’è da ricostruire la politica in quanto tale: recuperare una tensione ideale ed un giudizio culturale sulla nostra civiltà, sulla concezione di uomo, di vita, di rapporti, sulla stessa idea di libertà, responsabilità e democrazia che sta avanzando nel vuoto di proposta e di presenza che caratterizza il mondo di oggi; c’è da riscoprire la passione a lavorare per il bene comune, ripartendo non dalla ‘pancia’ del Paese, ma “dal basso”, dalla parte viva del Paese, dai soggetti che realmente operano nella società civile, dalla sussidiarietà, dal privato-sociale, da una nuova solidarietà.

Su questo vanno verificate le possibili alleanza politiche e va misurata la tanto dibattuta questione della ‘leadership’. L’esperienza ligure dice anche che NCD/Area Popolare deve compiere delle scelte. Il risultato conseguito è stato fallimentare: l’1,71% contro il 3,1% delle passate europee, con un calo dell’1,39%, quasi la metà dei propri elettori. Nessun seggio, nessun eletto, solo il sindaco di Beverino candidato nel listino per Toti. Bisogna onestamente ammettere che si è raccolto ciò che si è seminato. I consiglieri regionali uscenti di NCD e parte della dirigenza regionale del partito, con la copertura di quella nazionale, nonostante la forte e dichiarata opposizione di una parte del partito locale, hanno fino all’ultimo cercato di schierarsi con la Paita, virando solo in extremis sul centrodestra per la semplice ragione che Paita, con il PD dilaniato dalle polemiche e dalle divisioni, non è stata in grado di stringere (confermare) gli accordi che erano già stati abbozzati. La disinvoltura con cui si è passati dalla sinistra alla destra, sommata alla debolezza del partito nazionale che purtroppo non attira consensi, ha minato la già fragile credibilità del partito e dei suoi candidati ed ha allontanato i nostri elettori.

Proprio dalla Liguria arriva dunque un “warning” importante, l’invito pressante a decidere quale progetto e quale strada seguire. Come da molti affermato, non è pensabile che NCD/Area Popolare resti al governo fino al termine della legislatura per poi presentarsi agli italiani come credibile alternativa a Renzi e al PD.

Probabilmente non manca dentro NCD/Area Popolare chi non esclude di sviluppare proprio con Renzi un nuovo progetto di tipo ‘neocentrista’ nell’ipotesi di una importante spaccatura del PD e della nascita del cosiddetto ‘partito della nazione’.

Ma la via maestra sta nelle nostre stesse origini: è stato giusto staccarci da un centrodestra logoro al proprio interno e condizionato dai problemi personali di Berlusconi; è stato giusto continuare ad appoggiare il governo Letta, prima, e Renzi, dopo, dando vita all’attuale governo di emergenza, evitando al Paese il ritorno alle elezioni in un momento di gravissima crisi economica e istituzionale. Ora però è il tempo di aggiornare progetto politico e strategia: non si tratta di staccare da un giorno all’altro la spina al governo, ma di cominciare a ridefinire e riqualificare la nostra presenza e il nostro ruolo, prendendo quando necessario le dovute distanze. La riforma elettorale e quella del Senato, i provvedimenti per l’economia e l’occupazione rientrano certamente nel concetto di emergenza; è invece legittimo il dubbio che la riforma della scuola sia un’emergenza; certamente non lo è il divorzio breve o la promessa legge sulle unioni omosessuali. Sono solo alcuni esempi di materie sulle quali NCD/Area Popolare non deve tanto dissentire o mediare nel merito, ma chiamarsi fuori da qualunque voto, poiché questi temi non competono ad una governo dell’emergenza, ma devono essere affidati ad una maggioranza politica. Consentire invece che il governo legiferi su tutto anche con i nostri voti, trasforma l’alleanza per l’emergenza in una maggioranza politica, consente a Renzi di fare una permanente campagna elettorale e rafforza agli occhi degli italiani l’impressione già ampiamente diffusa che questo sia in realtà un governo monocolore.

In questo senso, dopo anni di silenzio e di dimenticanza, la Liguria si propone oggi come laboratorio per una profonda riflessione politica.


MARCO MAZARINO DE PETRO

Deputato al Parlamento per la Democrazia Cristiana nella VI legislatura. Membro della Commissioni Lavoro e Pubblica Istruzione della Camera dei Deputati. Sindaco di Chiavari dal 1983 al 1989. Negli anni ha fatto parte di organismi direttivi nazionali e regionali della DC, del PPI, del CDU, di Forza Italia e del PDL. Attualmente è presidente del circolo 'Liberapolitica' aderente a NCD.

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