GREXIT | 08 Luglio 2015

«Tsipras? Non si merita neanche un centesimo»

Grecia in ginocchio, borse a picco e milioni di cittadini europei che hanno sulle spalle il debito di Atene in attesa di risposte. Ma Tsipras non ha uno straccio di proposta. Merita di fallire

di ROBERTO BETTINELLI

Nel giorno in cui le borse europee hanno fatto registrare un ulteriore tonfo e solo Piazza Affari ha perso il 3% dopo il 4% del lunedì nero, il premier greco si è presentato davanti ai ministri dell’Eurozona senza uno straccio di proposta. Il nuovo titolare del dicastero dell’Economia, Euclid Tsakalotos che ha preso il posto dell’odioso Varoufakis, di fronte agli interrogativi dei colleghi ha opposto un umiliante silenzio. 

In realtà il governo greco una richiesta l’ha fatta: 7 miliardi di euro per un prestito ponte che servirà per far fronte all’emergenza del momento. Una mossa che ha spiazzato tutti dal momento che allo stato attuale non sembra più possibile dare fiducia a un interlocutore che ha ripetutamente dato prova di non rispettare gli accordi. Un atteggiamento inaccettabile quello del premier greco che si è illuso di poter ricattare la Bce e i ‘Paesi amici’ dell’euro con il voto favorevole del referendum di domenica scorsa. Nel summit di Bruxelles Tsipras aveva il dovere di presentarsi con un serio programma di revisione dei conti pubblici. Ma ha vuoto tirare la corda ancora di più: prima ha telefonato a Barack Obama pregando gli Stati Uniti per una intercessione, poi ha chiesto di incontrare Hollande e la Merkel per ammorbidire l’impatto con gli altri ministri europei, infine ha mandato il fedele Tsakalotos allo scontro frontale con l’Eurogruppo. Ma quando è stato chiaro che sul tavolo non c’era nessuna offerta, buona parte dei presenti ha reagito con rabbia e incredulità.

Così, dopo aver mancato l’impegno del pagamento della rata di fine giugno, la Grecia non ha le risorse nemmeno per onorare i 3,5 miliardi di euro che deve alla Bce e che deve saldare entro il 20 luglio. Tsipras ha promesso che entro 48 ore porterà carte e dossier relativi alle riforme che sono richieste dai creditori per autorizzare i finanziamenti. Nella giornata di mercoledì sarà in aula a Strasburgo per riferire al Parlamento europeo. Ma ormai è un leader senza credibilità. 

Il Paese è in bancarotta. Il default è tecnicamente certificato. Le banche greche non hanno più i soldi per fronteggiare una riapertura che il Tsipras ha più volte annunciato ma che non è in grado di realizzare. Il sistema finanziario non è in grado di sopportare i prelievi di massa delle ultime settimane. I grandi capitali hanno già lasciato il Paese e ormai, per come si sono messe le cose, il razionamento dei contanti non basta ad evitare il prosciugamento delle riserve. Gli istituti di credito, tanto per essere chiari, non possono evitare il fallimento. Se ciò non è ancora accaduto è solo grazie alla vigilanza della Bce di Mario Draghi. 

Gli addetti ai lavori dicono che il leader di Syriza ha raggiunto Bruxelles con due obbiettivi: incassare i miliardi del ‘prestito ponte’ e trattare una ristrutturazione del debito. Ma a quel punto ha dovuto fare i conti con i falchi dell’Unione Europea e soprattutto con il rifiuto di Angela Merkel di dare seguito alla trattativa in assenza di un piano di rientro che stabilisca con certezza i tempi e le modalità per consentire ad Atene di pagare il dovuto. Condizione inderogabile per incamerare liquidità, riaprire gli sportelli bancari e dare respiro a un'economia stremata. «Il taglio del debito è vietato» ha sentenziato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, presente ai lavori dell’Eurogruppo, a testimonianza di una linea che resta condivisa in sede comunitaria e che impone, giustamente, il mantenimento degli impegni presi.   

Tsipras ha indetto un referendum per scaricare sul popolo greco la responsabilità di un debito che ha raggiunto la cifra astronomica di 300 miliardi e che ormai è sulle spalle di tutti gli Stati che aderiscono all’Eurozona. Solo l’Italia porta in pancia 40 miliardi. 

In una situazione come questa, mentre tutti i Paesi stanno affrontando sacrifici immani per tenere i conti in orddine, il ‘giottino’ di Atene ha tentato di fare il furbo. Un atteggiamento che merita appieno lo scetticismo della Merkel e il ravvedimento di quei leader, come Matteo Renzi, che fino a qualche mese fa si facevano fotografare sorridenti con Tsipras riconoscendogli la patente di picconatore dell’austerity e dal quale oggi, all’unisono, prendono le distanze. 

La verità è che Tsipras non merita un solo centesimo in più. Ha preso in giro milioni di cittadini europei con i relativi governi e soprattutto ha preso in giro i suoi connazionali incrinando la credibilità internazionale della Grecia. Merita di essere rimandato a casa a mani vuote. Senza nemmeno quel piano Juncker che ha rifiutato prima del referendum e che ora implora come una soluzione accettabile e dignitosa qualora la Bce dovesse accordare lo sconto di un miliardo di euro. Il presidente della Commissione europea intanto si preparata al peggio: «Abbiamo uno scenario che riguarda la Grexit. Uno che riguarda gli aiuti umanitari e uno che riguarda la permanenza della Grecia nell’euro».  

Il faccia a faccia con i ministri dell’area euro si è risolto in un nulla di fatto. Tutto è rimandato a domenica quando si riuniranno i rappresentanti dei 28 Paesi dell’Unione Europea per decidere se salvare la Grecia oppure se prendere atto che Tsipras non ha fatto gli sforzi dovuti. Una decisione saggia quella della Merkel. Non sarà un’arena facile per Tsipras che non potrà esercitare il ricatto dell’uscita dall’euro contro i Paesi che hanno mantenuto le valute nazionali.

Se la Grecia non finirà risucchiata nel baratro dove l’ha gettata l’ignavia e l’irresponsabilità di Tsipras è solo perché l’Europa non vuole perdere Atene. Non certo per le capacità di un leader che ancora una volta ha dimostrato di quali danni è capace una sinistra tanto abile ad infiammare le piazze quanto esperta nel ridurre in povertà i popoli. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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