CROLLA L'AFFLUENZA | 06 Giugno 2016

Elezioni comunali, il vero sconfitto è Renzi

Elezioni comunali. Batosta per Renzi che si lecca le ferite. Crolla l’affluenza, segno che il progetto politico del governo non entusiasma gli italiani. I 5 Stelle primo partito a Torino e Roma. Il centrodestra vince solo se unito. Ma ha un elettorato

di ROBERTO BETTINELLI

Il vero sconfitto del primo turno delle elezioni comunali è certamente Matteo Renzi. Che il Pd non potesse spuntarla con una prestazione brillante, era nell’aria. Da qui la necessità del premier di sottolineare ossessivamente la non coincidenza fra l’esito delle amministrative e le sorti del governo. 

Renzi sapeva che non avrebbe vinto. E così è stato. In tutta Italia. Il presunto artefice del miracolo Expo Giuseppe Sala ha racimolato un misero testa a testa con il candidato unitario del centrodestra Stefano Parisi. A Torino Piero Fassino dovrà vedersela al ballottaggio con Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle che diventa il primo partito della città. A Roma la grillina Virginia Raggi ha massacrato il renziano Roberto Giachetti che ha prevalso di un soffio su Giorgia Meloni. Se non ci fosse stato all’origine l’errore di dividere i voti del centrodestra fra Marchini e la leader di Fratelli d’Italia, quest’ultima avrebbe comodamente superato il candidato del Pd. A Napoli Luigi De Magistris, che ha impostato la campagna elettorale contro Renzi e il governo, ha dilagato. Al secondo turno dovrà competere con l’azzurro Gianni Lettieri. Valeria Valente, a favore della quale il premier si è speso direttamente, è stata al di sotto di ogni aspettativa. A Bologna il sindaco in carica Virginio Merola ha accusato un duro colpo rimanendo sotto il 40% e ora dovrà affrontare la leghista Lucia Borgonzoni, arrivata seconda con il 22% del consenso. A Cagliari Massimo Zedda è stato riconfermato al primo turno. Ma è da sottolineare che Zedda viene dalle fila di Sel ed è tutto tranne che un uomo in odore di renzismo. A Trieste, invece, il forzista Roberto Dipiazza, già sindaco della capoluogo regionale, ha ottenuto a sorpresa il primato con oltre il 40% staccando di molto il renziano Roberto Cosolini. Anche loro se la vedranno al ballottaggio. 

Davanti ad uno scenario così sconfortante Renzi ha dovuto ammettere la delusione. Sono strati oltre 13 milioni gli italiani chiamati alle urne. Ma sono stati in moltissimi a disertare. L’affluenza ha fatto segnare il 62,14% a livello nazionale. In calo di cinque punti rispetto alle precedenti comunali. Una prova inconfutabile della disaffezione che i cittadini seguitano a manifestare verso la politica. Una flessione che emotivamente oscilla fra la grigia apatia e il più acceso rancore e che nemmeno la propaganda renziane è riuscita a scalfire. D'altronde il Pd, esattamente come gli altri partiti, ha dovuto fare un ricorso massiccio alle liste civiche per ovviare al problema. Un sintomo che la dice lunga su quanto stiano perdendo terreno le sigle tradizionali. 

Ma la contrazione dei votanti è un punto è dirimente. Il premier è giunto alla verifica elettorale dopo aver forzato sulla riforma costituzionale, le unioni civili e dopo aver spacciato una ripresa dell’occupazione che non c'è unicamente per sostenere l'utilità del Jobs Act. Anche una televisione di stato ormai prona al suo volere, e mai così colonizzata dalla politica, non è riuscita a fare la differenza. 

D’altro canto il centrodestra ha pagato il prezzo di non aver saputo ricomporre le beghe romane. Altrimenti ora ad insidiare la Raggi, al posto di un insulso Giachetti, ci sarebbe una ben più convincente e grintosa Giorgia Meloni. La scelta di Berlusconi di puntare su Marchini si è rivelata esiziale. Tanto più che il voto finale ha ufficializzato il vantaggio della leader di Fratelli d’Italia rispetto al rivale appoggiato da Forza Italia. Un gap che i sondaggi hanno abbondantemente segnalato nel corso della campagna elettorale. Una correzione del tiro da parte degli azzurri sarebbe stata non solo possibile ma avrebbe avuto il significato di una riconciliazione di Berlusconi con i due alleati: Salvini e Meloni. Ed è proprio in riferimento alla guida del centrodestra nel suo complesso che si apre la partita più interessante. A Milano Forza Italia ha doppiato la Lega Nord con oltre il 20% delle preferenze grazie ad una strategia fondata sull’unità della coalizione e ad una netta contrapposizione al Pd. Gli sforzi congiunti hanno permesso di lanciare Parisi in una rimonta che sembrava impossibile. Ma è evidente che Forza Italia non ha più posizioni di rendita da far valere. In prospettiva si rende necessaria l’organizzazione delle primarie per decidere chi sarà lo sfidante di Renzi. 

Un quadro, quelle delle elezioni comunali, che riconosce soltanto una terza forza rispetto al consueto bipolarismo. Ed è rappresentata dal Movimento 5 Stelle. La pochezza dei consensi raccolti dagli ‘alfaniani, a partire dalla lista Milano Popolare di Maurizio Lupi che è andata poco oltre il 3% con il capolista che si è fermato a circa 1.500 preferenze, rivela quanto sia irrecevibile per gli elettori moderati una proposta moderata che fraziona ulteriormente il già composito schieramento del centrodestra. 

Gli italiani hanno ormai saldamente in mente tre poli: centrosinistra, centrodestra e gli outsider grillini. Non c’è spazio per altre offerte. Se Giorgia Meloni avesse beneficiato dell'aiuto di Forza Italia fin dall’inizio toccherebbe a lei sfidare il Movimento 5 Stelle domenica 19 giugno. E un ballottaggio romano senza Pd avrebbe avuto il significato di una campana a morto per il governo di Matteo Renzi. 


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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