MASTERCHEF 5 | 05 Marzo 2016

Elogio di Lorenzo, il ragazzo che ascolta

In un'edizione di Masterchef fatta di patetismo asfissiante, il vero vincitore è stato Lorenzo: una persona che invece di stancare gli altri parlando di sé e piangendosi addosso, guardava gli chef e li ascoltava. Per capire e imparare il mestiere

di ROSSANO SALINI

Il giudizio è stato pressoché unanime: la finale della quinta edizione di Masterchef è stata con tutta probabilità la peggiore vista fino a oggi. Due contendenti, Erica e Alida, che hanno puntato tutto su racconti privati, emozioni e lacrime, ma che alla prova dei fornelli hanno lasciato molto a desiderare.

Non poteva che essere così, dopo che nella prima parte della finale si era consumato l'errore più grave che i quattro giudizi di Masterchef potessero commettere: eliminare Lorenzo, il più talentuoso e simpatico dei partecipanti. Il ragazzo veneto, con la sua parlata fortemente territoriale e i suoi modi timidi e impacciati, ha accettato il verdetto e senza strepiti si è fatto da parte. Ma il pubblico non ha perdonato l'incomprensibile scivolone dei giudici: il vincitore morale è stato per moltissimi spettatori proprio il macellaio Lorenzo. La finalissima moscia e piena di cadute di stile è stata la naturale conseguenza di questo errore.

Ma che cos'aveva di così speciale Lorenzo? La sua specialità è stata quella di essere l'opposto di quello che questa edizione di Masterchef ha voluto propinare agli spettatori. Un tripudio, che proprio nella finalissima è diventato asfissiante, di emozioni, di sentimentalismi, di frasi stucchevoli intorno al «credere in se stessi», all'essere persone nuove, alla «forza interiore» da trovare, alla «rinascita» sbocciata tra i fornelli della gara culinaria. Erica e Alida hanno rappresentato al massimo grado questo tono patetico che gli autori della trasmissione hanno voluto a forza imprimere. E non solo le due finaliste: anche molti altri prima di loro hanno incarnato lo stesso stereotipo, con tanto di frasi zuccherose al seguito. E pure la finta ''dura'' Lucia è stata degna rappresentante di questa edizione da parole al vento.

Lorenzo no. Lorenzo ha fatto l'esatto contrario. Pur avendo dimostrato fin dalle eliminatorie di essere il migliore in campo (il primo piatto presentato è stato subito giudicato da vittoria finale), ha svolto tutto il suo percorso di gara intorno a un elemento semplice ed essenziale: osservare, ascoltare e imparare il mestiere. Niente smancerie emotive, parole vuote, lacrime e piagnistei. Lui teneva gli occhi puntati sui giudici e ascoltava parola per parola i loro giudizi, per imparare e migliorare ai fornelli. Se un giudice sentenziava che mancava un minuto alla cottura del riso, lui chiedeva conferma agli altri, per capire e imparare. Se uno chef dava un consiglio durante la preparazione dei piatti, lui ascoltava con occhi sgranati e subito correggeva.

La differenza tra Lorenzo e il duo finalista è semplice: c'è chi osserva la realtà e ascolta le persone che hanno qualcosa da insegnare; e c'è invece chi per forza deve tramortire il mondo circostante con paturnie solipsistiche intorno alla propria condizione emotiva. Il primo impara e migliora; i secondi mandano in fumo anche quel poco che hanno. La semplice e importantissima differenza tra chi si concentra sulla realtà, e chi si concentra su se stesso. È in fondo un interessantissimo giudizio culturale quello che è emerso da questa edizione di Masterchef. Un giudizio che gli autori e i giudici non hanno capito, ma gli spettatori sì.

D'altronde è anche la storia di Lorenzo a parlare per lui: ha maturato la passione per la cucina in maniera molto realistica e poco sentimentale. È figlio di un macellaio, e a forza di crescere tra pezzi di carne che solo a vederli ti fan venire l'acquolina in bocca s'è messo ai fornelli per tirare fuori il meglio da ciò che gli passava davanti agli occhi.

Certo: sono belle le storie di riscatto personale, di rinascita, le storie alla Alida e alla Erica. Ma quel continuo e ossessivo parlare di sé, del trovare in sé la forza, della voglia di dimostrare qualcosa, del mostrare a tutti i costi le proprie lacrime come massima testimonianza di autenticità delle proprie parole ed emozioni, ecco, tutto questo a lungo andare ha stancato. E tanto.

Al di là di tanti difetti, Masterchef rimane comunque una delle cose più interessanti che la televisione ha prodotto negli ultimi anni. Anche uno come il sottoscritto, che non guarda la tv non per snobismo ma per il semplice motivo che sistematicamente si addormenta al terzo minuto di visione di qualunque programma o serie televisiva, è riuscito ad appassionarsi a questa trasmissione. Forse proprio perché c'è in ballo qualcosa di molto concreto, di tangibile, di desiderabile come un buon piatto. Unito alla concretezza di vedere gente normale, dilettanti che riescono a imparare alla perfezione un mestiere bellissimo e affascinante come quello del cuoco. Ed è questo il motivo per cui ritengo che l'aver voluto trasformare Masterchef in una trasmissione di Maria De Filippi è stato l'errore imperdonabile di cui gli autori di questa quinta edizione si sono macchiati. E la rivolta degli spettatori (come chiarissimamente è emerso dalla valanga di giudizi negativi sul web) è il segno di questo fallimento.

Segnarsi che, anche dal punto di vista televisivo, puntare su banalità lacrimose non è sempre una strategia vincente. La realtà delle cose vere è più bella e interessante. Cari autori di Masterchef, fate come Lorenzo: osservate, e imparate. E dateci una sesta edizione meno piena di parole e ''sentimentalate'', e più piena di realtà e di buona cucina.


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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