ECCO PERCHE’ ANDARE A ROMA | 28 Gennaio 2016

Mobilitazione enorme: «Al Family Day si fa la Storia»

La notizia del Family Day fa il giro del mondo. Si muovono Washington Post e Cnn. Gandolfini: «Quanti più siamo a Roma, tanto più abbiamo speranza che dai Palazzi ci ascoltino». Savarese: «Qui si fa la storia». Un milione al Circo Massimo?

di LUCA PIACENTINI

Le interviste si moltiplicano. Il presidente del comitato promotore Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini viene chiamato da tutte le parti per dare conto delle ragioni della manifestazione. Perché andare a Roma sabato 30 gennaio? Il primario della Poliambulanza di Brescia, neurochirurgo e neuropsichiatra, padre di sette figli adottivi e testa d'ariete del gruppo che sta mobilitando centinaia di migliaia di persone da ogni angolo del paese, in difesa della famiglia naturale e dei diritti dei bambini, si rivolge «a tutti gli uomini di buona volontà», «credenti e non credenti». Da un lato c'è una «lobby potentissima», spiega il medico, dall'altra «forti passioni e la povertà anche economica». Sì, perché «il 20 giugno non ha ricevuto sovvenzioni da nessuno», tiene a sottolineare, e «oggi ci troviamo più o meno nella stessa situazione». Insomma: senza soldi nella battaglia decisiva. 

«Quel che conta è che ci sia una rappresentazione grande del comune sentire del popolo italiano - aggiunge - che si riconosce nella famiglia, nel rispetto dell'innocenza dei bambini contro tentativi di ipersessualismo precoce nelle scuole elementari». 

«Quanti più siamo a Roma coagulati da questo principio - è uno dei passaggi chiave secondo Gandolfini - tanto più abbiamo speranza che dai palazzi ci ascoltino. Nel momento in cui passasse quella che noi definiamo una legge abominevole, come il disegno di legge Cirinnà, a quel punto di fatto l'ideologia gender entrerebbe nelle scuole perché nessuno sarà più legittimato a dire che la famiglia è una cosa e l'unione civili sono un'altra». 

«La piazza del Family Day in questo momento è necessaria e indispensabile - afferma il sociologo torinese Massimo Introvigne di Alleanza Cattolica, «certamente la formazione e la testimonianza di vita delle famiglie cristiane sono il migliore antidoto agli attacchi. Da questo punto di vista, chi afferma che la battaglia non finisce, come non inizia, il 30 gennaio, ha ragione». 

«Ma le leggi si fanno in Parlamento, e il Parlamento, come si è visto tante volte, è sensibile alle manifestazioni di piazza. Sabato si tratterà di fermare una pessima legge che equipara le unioni omosessuali al matrimonio, include le adozioni omosessuali, e apre la strada all'utero in affitto. Da domenica, riprenderemo un'attività capillare di formazione e di convincimento, che non è alternativa alla piazza ma complementare e sinergica».

I giornali si sono accorti che il comitato organizzatore non scherza. Si è messa in moto una realtà enorme. L’endosement del presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, la chiarezza nella parole di Papa Franesco sull’unicità del matrimonio, il tam tam che di città in città ha fatto lievitare le adesioni al punto da costringere a cambiare sede, da piazza San Giovanni al Circo Massimo. Arriverà a Roma un milione di persone? Sono in molti a pensarlo, a partire dallo stesso Gandolfini, secondo quanto riportato dal Corriere, che lo ha ospitato alla web tv

Quel che è certo è che l’eco dell’iniziativa ha superato abbondantemente i confini nazionali. Non ci sono solo le dichiarazioni a raffica del comitato sulle colonne dei giornali italiani, testate tutto sommato per lo più scettiche o comunque sorprese di fronte all’enorme coinvolgimento delle famiglie. La notizia sta girando anche sui principali giornali internazionali. E non si parla di organi di provincia, ma di calibri da novanta come Washington Post e Guardian, passando per la Cnn. E’ chiaro (e c’era da aspettarselo): le interviste agli attivisti Lgbt e la loro prospettiva hanno molto spazio, pochi dubbi che in generale e in termini assoluti otterrà riflettori migliori e in maggior numero. Ma niente toglierà sostanza al raduno del 30 gennaio, perché, come ha rimbalzato su Twitter Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia e membro del comitato Difendiamo i nostri figli «al Family day si fa la storia», tanto che «la Cnn chiede dove deve accreditarsi per la diretta e ha chiamato il Washington Post per capire che diamine sta succedendo in Italia». 


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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