LA LEZIONE DELLA SVEZIA | 28 Gennaio 2016

Espulsioni di massa per salvare il welfare state

Mentre in Italia il parlamento vuole depenalizzare il reato di clandestinità la socialdemocratica Svezia ricaccia indietro 80mila migranti con i voli charter. Una lezione per l’Europa e per l’accoppiata fallimentare Renzi-Alfano

di ROBERTO BETTINELLI

Spetta così alla civilissima e socialdemocratica Svezia dare una lezione a tutta l’Europa, e soprattutto all’Italia, sul fronte dell’immigrazione. Dopo che uno straniero 15enne ha ucciso la responsabile di un centro di accoglienza per minori, Stoccolma abbandona la linea morbida e passa all’azione. Una svolta che era comunque nell’aria dopo gli oltre 150mila migranti che sono arrivati nel Paese nel solo 2015.

La soluzione, senza attendere i riti sfiancanti e inconcludenti di Bruxelles, è stata trovata in fretta. Voli charter per rispedire indietro i rifugiati che non hanno diritto di asilo. Anche a spese dello stato purché si arresti una marea umana che è destinata a fare tabula rasa delle risorse che finora hanno garantito il welfare più invidiato al mondo. 

Un’operazione gigantesca viste le cifre in gioco. Il ministro dell’Interno Anders Ygeman ha detto che saranno 80mila le persone rispedite a casa. Più della metà degli ingressi dell’anno precedente quando la pressione demografica dei migranti si è fatta intollerabile pere un Paese che conta 10 milioni di abitanti. 

Non può che stupire il confronto impietoso con la paralisi del governo e del parlamento italiani, alle prese con uno sterile dibattito sulla depenalizzazione del reato di clandestinità. Un reato introdotto nel 2009 dal centrodestra e che, stando ai giudici e alla sinistra, si è rivelato inefficace. Tanto inefficace che andrebbe declassato a sanzione amministrativa. Una tesi che ha fatto propria il primo presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma che rivela tutta la sua leggerezza e la poca praticabilità. 

Non si possono condurre interventi efficaci dell’emergenza immigratoria in assenza di una reale volontà di espellere chi è entrato illegalmente nel Paese. La soluzione, quindi, non è tanto depenalizzare il reato di clandestinità. Un baluardo di giustizia e di sicurezza che risulta ancora più necessario in presenza di una minaccia terroristica islamica senza precedenti. Bisognerebbe invece fare quello che altri, in Europa, hanno avuto il coraggio di fare. E cioè partire dalla consapevolezza che accogliere tutti non solo è sbagliato, ma è anche impossibile. Allo stesso modo non si può continuare a pietire la benevolenza di Bruxelles come fanno il premier Renzi e il ministro dell’interno Alfano. 

Mettere a disposizione una flotta di aerei per rimandare a casa gli stranieri non graditi può sembrare una soluzione brutale e demagogica. Ma è una soluzione. Ed è stato il  Paese del Nord Europa più ‘garantista’ ad adottarla dopo che ha vissuto, nell’ultimo anno, un’emergenza che l’Italia vive da due decenni con ricadute per la sicurezza e la qualità di vita dei cittadini ben più drammatiche. Ma una soluzione è appunto ciò che il governo Renzi finora non è stato in grado di trovare.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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