EUROPA | 01 Ottobre 2014

Et voilà!

La Francia annuncia che il rapporto deficit/Pil rimarrà sopra il 4% per altri due anni

di ROSSANO SALINI

Il premier francese Hollande con il ministro delle finanze Sapin

Una cosa ora è certa: nelle prossime settimane non ci sarà l'Italia in cima alle preoccupazioni della Commissione europea appena insediatasi. Non dopo la notizia dirompente che la Francia si farà un baffo del limite nel rapporto deficit/Pil al 3%, almeno da qui al 2016. Questo il piano di rientro annunciato oggi dal ministro delle finanze francese Michel Sapin: deficit al 4,4% del Pil per quest'anno, un dato che resterà praticamente invariato l'anno prossimo (4,3%), per poi scendere nel 2016 al 3,8% e solo nel 2017 andrà al 2,8%, cioé sotto il tetto di Maastricht del 3%.

Il tutto accompagnato da un preciso messaggio politico: «Nessun ulteriore sforzo – si legge infatti in un comunicato che accompagna i numeri della legge di bilancio – sarà richiesto alla Francia, perché il governo, assumendosi la responsabilità di bilancio di rimettere sulla giusta strada il Paese, respinge l'austerità». Proprio così: la Francia respinge l'austerità. «Abbiamo preso la decisione di adattare il passo di riduzione del deficit – ha poi spiega il ministro Sapin - alla situazione economica del Paese. La nostra politica economica non sta cambiando, ma il deficit sarà ridotto più lentamente del previsto a causa delle circostanze economiche». Secondo il ministro Sapin resta però fuor di dubbio il fatto che la Francia sta facendo un grandissimo sforzo per tagliare di 50 miliardi di euro la propria spesa pubblica. Come a dire: diciamo no all'austerità, ma non siamo mica dei fannulloni, e sistemeremo le cose, sia pure con tempi e modi che decidiamo noi.

A metà ottobre la Commissione europea si pronuncerà sui programmi economici degli Stati membri. Appare scontato un giudizio severo sulle decisioni annunciate oggi dalla Francia. Ma al di là di questo dato prevedibile, quel che interessa è vedere quali saranno nei prossimi giorni le conseguenze dell'entrata a gamba tesa francese sulla questione delle politiche di austerità. Si fa sempre più manifesto così lo scontro tra rigoristi e anti-rigoristi, scontro che già aveva animato la discussione introno alla formazione della Commissione europea. È infatti ancora aperta la ferita legata alle decisioni di Juncker, che ha sì messo l'ex ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici come commissario agli Affari economici, ma piazzandogli a fianco, e con potere di veto, il super-rigorista finlandese Jyrki Katainen. In Parlamento europeo c'è ancora subbuglio per questa decisione, e non si escludono a breve rappresaglie parlamentari contro la nomina di Katainen.

 


ROSSANO SALINI

Laureato con lode in Lettere Classiche, dottore di ricerca in Italianistica, è giornalista professionista. Ha pubblicato articoli e interviste su testate nazionali (Il Riformista, Il Giornale, L’Osservatore Romano, Liberal, Panorama Economy). Ha lavorato al quotidiano on line 'ilsussidiario.net', dopo aver direttamente partecipato all’attività di elaborazione e avviamento del progetto editoriale. Ha lavorato per enti e associazioni nell'ambito dell'attività di comunicazione e ufficio stampa.

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