STRAGE A BRUXELLES | 22 Marzo 2016

Europa sotto attacco. Salini: «Dobbiamo reagire»

Bruxelles paralizzata dalle bombe. I terroristi islamici fanno strage e colpiscono a morte la capitale dell’Europa. La reazione alla mattanza, gli interrogativi sugli apparati di sicurezza e il timore che siamo solo all’inizio. Salini: «Dobbiamo reagire»

di LUCA PIACENTINI

Un'Europa sconvolta e disarmata. Che sembra incapace di reagire, di mettere un freno al terrorismo internazionale di matrice islamica. Se qualcuno pensava di tirare il fiato dopo l'arresto di Salah Abdeslam, la primula rossa degli attentati di Parigi, il super ricercato catturato dopo quattro mesi di indagini e di caccia all'uomo, ha avuto la tragica risposta. Così reagiscono gli jihadisti, così i fanatici mostrano di non voler arretrare. In queste ore si moltiplicano analisi e commenti, i familiari piangono i morti, le capitali europee sono in allarme  mentre Bruxelles è paralizzata dal terrore. 

Uno degli attacchi è avvenuto all’aeroporto di Zaventem, l’altro nella metropolitana, stazione di Maelbeek, vicino alle sedi istituzionali Ue. L’Europa ha compreso di essere in guerra? Le istituzioni e gli apparati stanno proiettando tutta la propria capacità investigativa, tutta la forza tecnologica, strategica e militare nella difesa dei cittadini? 

Sembra facile porsi queste domande quando l'emergenza è ai massimi livelli. Interrogativi che potrebbero anche sembrare dolorosi e inopportuni mentre migliaia di uomini delle forze dell'ordine si danno da fare in tutta Europa per proteggere i cittadini e bloccare i sospettati in fuga. Ma è proprio questo ciò che la gente si chiede: prima reazione alla notizia delle stragi di Bruxelles: è sconvolgente; seconda reazione: è successo ancora; perché non riusciamo a fermarli? 

Sul fronte preventivo e repressivo i quesiti aperti sono numerosi. Quante le zone a rischio nella capitale belga? Nelle cronache si parla addirittura di quartieri multietnici come di aree franche, piccole isole ‘felici’ per gli estremisti nella capitale dell'Europa. È stata fatta una mappatura precisa di tutti i luoghi frequentati da soggetti radicalizzati? Il Belgio - ma la domanda vale anche per le altre nazioni europee - ha aumentato gli investimenti negli apparati di sicurezza aggiornando piani, regole di ingaggio e legislazione? Le strumentazioni tecnologiche di cui dispone sono adeguate? Le forze di polizia sono davvero messe in condizioni di proteggere?

Sul fronte esterno: la forza militare e simbolica dei terroristi viene combattuta? Lo Stato Islamico, che avrebbe rivendicato gli attentati di martedì 22 marzo, continua a diffondere proclami sul web e prende piede in Libia. Mentre il paese nord africano è nel caos, cosa aspetta l’Occidente ad agire? Non stanno forse trascorrendo settimane preziose, nelle quali chi odia noi, i nostri cittadini e i nostri valori, può organizzarsi e colpire di nuovo?

Il livello delle risposte, quando circostanziate e approfondite, ci darà l'idea di quanto sia o meno diffusa la consapevolezza  di un fatto: siamo in guerra e dobbiamo muoverci subito. Con risposte straordinarie ad un’emergenza straordinaria. 

Gli Stati Uniti ci sono passati per primi e ancora vivono l'allerta terrorismo islamico. Come hanno reagito all'11 settembre? Bush ha fatto la guerra preventiva e voleva esportare la democrazia. Per quanto in modo criticabile e secondo molti sbagliando, aveva una visione e ha deciso come muoversi. L'Europa e gli altri Stati occidentali cosa stanno facendo? Quali contromisure stanno mettendo in atto? Anche questo è un fatto: la politica sembra disorientata e in affanno. 

Il timore è che sia tutto appena cominciato. Che lo Stato islamico sia lontano dall'indebolirsi. E abbia solo iniziato a colpire al cuore dell'Europa. Gli attacchi sono scattati come una ritorsione all'arresto di una delle menti delle stragi di Parigi oppure sono precipitate le cose di un attentato già in programma? Ce ne sono altri già pianificati?

Di sicuro, l’Europa, gli Stati nazionali insieme a tutti i loro cittadini sono in pericolo. Come a Parigi è stata colpita la capitale francese nell'ora del divertimento e dello svago, della vita comune di chi non occupa posti di potere o responsabilità, così a Bruxelles i terroristi hanno agito prendendo di mira due di cosiddetti soft target, legati al sistema dei trasporti, da un lato un aeroporto utilizzato ogni anno da oltre 20 milioni di persone e dall'altro una stazione della metropolitana, pure con milioni di viaggiatori, non lontano dalla sede della Commissione Ue.

Come sottolineato bene da un testimone italiano che proprio in queste ore si trova a Bruxelles, l'europarlamentare FI-PPE Massimiliano Salini, per la politica è finita l'ora delle discussioni e delle dichiarazioni di intenti: questi attacchi sono la «coerente continuazione di un assetto di guerra» al nostro continente e, come tutti gli europei e gli italiani si aspettano, dobbiamo agire subito, per difendere le nostre famiglie e la nostra cultura.


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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