OLTRE LE POLEMICHE | 28 Maggio 2015

Expo 2015, vince chi ci ha creduto

L'Esposizione universale è partita in tempo, funziona, e trattiene i visitatori fino a tarda notte. Ecco allora i vincitori e i vinti dei primi successi della manifestazione: chi ha creduto in Expo, e chi ha scommesso su un suo insuccesso

di DUCA LAMBERTI

Chi guarda con un certo distacco all’avvio di Expo 2015, e ricorda titoli e polemiche che hanno accompagnato gli ultimi sei mesi del cantiere, non può che sorridere pensando a come la realtà si prenda, ogni tanto, qualche rivincita.

Il percorso di costruzione dell’Expo è stato parecchio accidentato. Inchieste giudiziarie, magistrati commissari, dimissioni e arresti di manager importanti hanno fatto sì che l’attenzione di stampa e opinione pubblica fosse puntata sul cantiere. Ce la fa, non ce la fa, chiediamo un rinvio, figuraccia planetaria, mancano dei padiglioni, non ci saranno le strade: mainstream iniziato alla fine dello scorso anno e che ha riempito, come un crescendo rossiniano, articoli di stampa, conversazioni al bar, discussioni nei palazzi della politica. Un’ondata di scetticismo, che sembrava destinata a travolgere tutti i protagonisti, tanto che i tre soci principali, il Governo, la Regione Lombardia e il Comune di Milano, spaesati, non sapevano se sfilarsi e prenderne le distanze, o come far capire che loro, con quel pasticcio, non c’entravano nulla.

Giuliano Pisapia all’Expo non ha mai creduto. Il suo elettorato di riferimento, i comitati civici, l’onda arancione, sono le persone che animano i gruppi che si oppongono alle opere, alla cementificazione, sono i Celentano della via Gluck o gli Elio e le storie Tese del Bosco di Gioia. Il presidente del Consiglio Comunale, Basilio Rizzo, è da vent’anni il più fiero oppositore di ogni singolo permesso di costruire che venga rilasciato a Milano. La vicesindaco, Ada Lucia De Cesaris, è moglie dell’avvocato dei comitati contro Citylife, e si è fatta una solida reputazione come avvocato ambientalista lei stessa. Di fronte alla “mala parata”, il Comune decide di puntare su Expo in Città, un contenitore che, come il Fuori Salone durante il Salone del Mobile, raccoglie eventi culturali, artistici, musicali e sociali svolti per le vie della città. Il pensiero è che la “vera” Expo, alla fine, si svolgerà a Milano, non certo in quel sito di Rho, che, tra l’altro, non sarà mai finito in tempo. I turisti gli daranno un’occhiata e poi via, verso la nevicata di piazza Castello o i convegni alla Cascina Cuccagna.

In realtà sta andando un po’ diversamente: non solo l’Expo ha aperto in tempo, finita, ma la meraviglia che genera nei visitatori è così grande da tenerli incollati fino a tarda sera, ben oltre l’orario di chiusura previsto. Così si decide di tenere aperto fino a mezzanotte, con buona pace dell’Expo in Città. Non restano che le polemiche sull’estensione dell’orario, la rabbia dei commercianti e gli eventi, semivuoti, che faticano ad attirare turisti.

Roberto Maroni è un buon politico ma non un grande amministratore. Tende ad agire di istinto, secondo la logica della battuta, o dell’annuncio. Per lui, l’Expo è sempre stato innanzitutto un terreno di scontro e polemica politica con Pisapia da una parte e Renzi dall’altra. Non sempre dallo scontro è uscito bene: memorabile il dialogo tra i due, durante una visita al cantiere dell’Expo, in cui Maroni si lamenta del taglio dei fondi per la Lombardia e Renzi lo irride dicendo «sei pieno di soldi, tu chiagni e fotti!». Ancora peggio ha fatto quando si è trattato di raccontare la Lombardia ai visitatori di tutto il mondo. Il Padiglione regionale, in posizione strategica all’incrocio tra cardo e decumano, è forse il peggiore dell’Expo, senza contenuti, camuffato, impacchettato, mezzo vuoto e mezzo chiuso. E’ l’unico padiglione in cui è proibito fare fotografie, chissà che il danno si possa contenere…

Il Governo, attraverso il Ministro Martina e il premier Matteo Renzi, invece ci ha messo la faccia, ci ha provato rischiando, e oggi ne raccoglie qualche frutto. Ha affiancato a Sala il Presidente di ANAC Raffaele Cantone, in veste di controllore ma anche di “schermo” nei confronti degli attacchi della procura di Milano; ha promosso la Carta di Milano, che ha portato i contenuti di Expo in giro per l’Italia; ha inveito contro i “gufi” e i disfattisti, e ha inaugurato, con orgoglio, il 1 maggio una manifestazione mondiale di cui essere orgogliosi.

C’era spazio per tutti per costruire l’Esposizione universale, la cui candidatura era nata ed era stata sostenuta da tutte le Istituzioni, a prescindere dal colore di chi le governava. Ma quando si insegue la polemica o il vantaggio politico immediato, gli spazi si restringono, aumentano i distinguo, ma ci si assume qualche rischio: che passino i treni e che si rimanga a terra, spettatori.


DUCA LAMBERTI

Nato negli anni Settanta a Milano, medico fallito, pregiudicato, questurino suo malgrado, tutto sommato un tipo poco raccomandabile. Innamorato di sua moglie, dei suoi figli e della sua città, che osserva da dentro e aspetta che diventi grande.

Twitter: @DucaLamb

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