PENSIERO UNICO | 21 Ottobre 2015

Famiglia, vero perno di un'autentica sussidiarietà

Riflessioni a margine del convegno organizzato a Crema dall'Associazione Civitas: la famiglia, così come configurata dalla nostra Costituzione e da tutta la storia umana, è il soggetto fondamentale di un sistema sociale basato sulla sussidiarietà

di GIUSEPPE ZOLA

Ho molto apprezzato il convegno organizzato dall’associazione Civitas a Crema sul tema del rapporto tra spesa pubblica e sussidiarietà. Penso che tali benemerite iniziative abbiano lo scopo di aprire proficui dibattiti al fine di individuare soluzioni che facciano stare meglio la gente, cioè ciascuno di noi.

Vorrei contribuire a detto dibattito, facendo alcune osservazioni circa i contenuti degli interventi di quella bella serata, dal punto di vista di ciò che in questa rubrica abbiamo definito come “pensiero unico”. In verità, si tratta di un’unica osservazione che attraversa tutti gli interventi ed è questa: solo l’on. Salini ha usato la parola “famiglia”, il che è molto strano quando si parla del tema della sussidiarietà. Ritengo, infatti, che la famiglia, così come configurata dalla nostra Costituzione e da tutta la storia umana, costituisca il soggetto fondamentale di un sistema sociale basato sulla sussidiarietà. La famiglia, già di per sé, svolge notevolissime funzioni sussidiarie, quando genera la vita, quando si preoccupa di educare questa nuova vita, quando assiste sistematicamente le persone che ne fanno parte e non solo, quando sfama tutti i suoi componenti, quando crea le condizioni affettive per rendere vivibile l’esistenza di tutti noi. Ma tutto questo viene dato per scontato.

Mi ha impressionato il dotto e brillante intervento del consigliere regionale Alessandro Alfieri, che ha analizzato tutte le istituzioni possibili (stato, regione, comuni, aree metropolitane, etc.) rispetto all’applicazione del principio di sussidiarietà, ma non ha neppure nominato la famiglia (gli ho anche scritto in proposito). E pensare che l’art. 29 della Costituzione definisce la famiglia riconoscendola come società naturale fondata sul matrimonio (tra uomo e donna). Il che significa che la famiglia viene “prima” di ogni altra istituzione, tanto è vero che l’ordinamento statuale si limita a “riconoscerla”.

Il “pensiero unico” è diventato così forte e così statalista (anche se molti amano definirsi liberali) che la famiglia non viene neppure presa in considerazione quando si ragiona intorno ai nuovi assetti da dare al nostro ordinamento sociale. Non a caso, il partito che, pur essendo pieno di “cattolici”, dimentica la famiglia è quello stesso che dimostra di avere tanta fretta nel voler portare a compimento un attacco senza precedenti alla famiglia, tramite il ddl Cirinnà.

A parte ogni polemica, è giunta l’ora che tutte le forze culturali e politiche prendano atto comunemente che la famiglia è una vera e propria istituzione insostituibile ed imbattibile, intorno alla quale occorre costruire un sistema di sussidiarietà che renda finalmente attuabile una organizzazione di welfare che oggi appare sempre più difficile, se lasciata alle sole risorse statali e per forza pubbliche. Tutti ormai riconoscono che i nonni, ad esempio, svolgono forse la più imponente azione di welfare nel nostro Paese: il guaio è che non se ne traggono le conseguenze operative e si continua a ragionare come se questa realtà non ci fosse.

Si dovrebbe stipulare un vero e proprio patto sociale tra tutte le forze politiche, affinché ogni politica parta dal punto di vista della centralità della famiglia. Per tale patto, basterebbe che tutti e ciascuno si arrendessero alla realtà vera e smettessero di appoggiarsi a ideologie astratte e false. Ma per far questo si dovrebbe rinunciare al “pensiero unico”. Questa è la vera sfida della nostra epoca. Ne riparleremo.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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