FONDO FORMAZIENDA | 07 Agosto 2017

Formazione, il ruolo centrale dei Fondi

I Fondi interprofessionali rappresentano lo strumento più utilizzato per il finanziamento della formazione nelle imprese italiane, secondo il Rapporto INAPP. Rossella Spada, direttore Formazienda: “Ora azioni politiche coerenti”

di REDAZIONE

I Fondi interprofessionali rappresentano ancora lo strumento più utilizzato per il finanziamento della formazione nelle imprese italiane. È questo uno dei dati importanti che emergono dal XVII Rapporto al Parlamento sulla formazione continua realizzato da INAPP (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche) per conto del Ministero del Lavoro relativo al 2015-2016.

Nel biennio 2015-2016 sono stati stanziati 670 milioni di euro, quasi 100 milioni in più rispetto al 2013-2014 e evidenzia nel complesso un volume di attività programmata in aumento. I Piani approvati continuano ad essere concentrati su tre temi: il mantenimento/aggiornamento delle competenze, la competitività d’impresa e innovazione, la formazione obbligatoria fra cui quella per la sicurezza.

“La centralità dei Fondi interprofessionali nel sistema della formazione continua ormai non è più una novità”, commenta Rossella Spada, direttore generale del Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale con il più alto tasso di crescita a livello nazionale. “Ritegno anzi che una tale centralità debba essere ancor più riconosciuta, in modo tale che ne conseguano azioni da parte del governo coerenti. L'eccesso di burocratizzazione e l'annoso problema del prelievo forzoso continuano ad essere ostacoli importanti allo sviluppo adeguato dei Fondi, che potrebbero esprimere ancor di più tutte le proprie potenzialità se non fossero in un certo qual modo bloccati da scelte sbagliate che si perpetuano negli anni”.

Una riflessione importante viene svolta, a commento dei dati del Rapporto, anche dal presidente di INAPP Stefano Sacchi: “Accrescere le opportunità di accesso alla formazione a partire da quelle fasce di popolazione che hanno più bisogno di aggiornare le competenze per mantenere l’occupabilità, è un’importante sfida per il policy making. Occorre favorire l’integrazione fra le politiche educative e quelle del lavoro; inoltre - aggiunge - per far fronte ai problemi connessi al prolungamento della vita lavorativa, è necessario rafforzare la cultura dell’apprendimento nel luogo di lavoro e agevolare il trasferimento delle conoscenze e delle competenze in un’ottica intergenerazionale”. Secondo Rossella Spada “è importante che venga sottolineato il fatto che ci troviamo di fronte a una vera e propria sfida per il policy making. Il nodo è esattamente quello: cogliere fino in fondo l'aspetto centrale della formazione, e da qui ricavare azioni politiche in grado di ricavare coerentemente scelte adeguate”. 


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