FORMAZIENDA | 03 Agosto 2017

Formazione, Italia indietro rispetto all'Europa

Dal XVII Rapporto al Parlamento sulla formazione continua emerge il fatto che in Italia il 7,3% degli adulti segue percorsi di formazione, contro il 10,7% di media europeo. Spada (Formazienda): “Necessario migliorare la situazione del nostro paese”

di REDAZIONE

Sono quasi 2 milioni e mezzo gli adulti (il 7,3% degli italiani 25-64enni) che hanno partecipato ad attività di formazione. A rilevarlo è il XVII Rapporto al Parlamento sulla formazione continua realizzato da INAPP (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche) per conto del Ministero del Lavoro relativo al 2015-2016. “Si tratta di un dato significativo”, commenta Rossella Spada, direttore generale del Fondo Formazienda, il fondo interprofessionale con il più alto tasso di crescita a livello nazionale. “Certamente, come rileva il rapporto, il tasso di partecipazione alle attività di formazione in Italia è ancora inferiore rispetto alla media europea (10,7%), e ben al di sotto di quel valore del 15% che è stato fissato dal programma Europa 2020. Ciononostante ci sono segnali che fanno capire che l'importanza della formazione continua in Italia sta certamente aumentando”.

Dai dati messi in luce dal Rapporto emerge il fatto che in Europa le opportunità di apprendimento si concentrano sulle professioni più qualificate, con un tasso medio del 17,9%, quattro volte superiore a quello registrato per gli operai specializzati e gli addetti meno qualificati (5%). L’Italia mostra valori inferiori per tutte le categorie professionali, con tassi di partecipazione formativa che vanno dal 13,2% di chi esercita professioni altamente qualificate fino al 2,8% per quelle meno qualificate. “Un dato, quest'ultimo – commenta Rossella Spada – su cui certamente è necessario intervenire per far sì che l'Italia si adegui al più presto agli standard europei più elevati”.

Il Rapporto individua alcuni fattori socio-demografici come istruzione, età, occupazione e professione, che frenano le possibilità di accesso alla formazione degli occupati. Per esempio, l’opportunità di essere coinvolti in attività formative diminuisce tra chi è poco istruito, ha superato i 45 anni e svolge un lavoro poco qualificato. La fascia di lavoratori che soffre di più rispetto alle opportunità formative è quella degli over 50 a basso livello di qualificazione (low-skilled) e residenti nel Mezzogiorno. “Proprio da questo punto di vista”, rileva Rossella Spada, “si rileva l'importanza centrale della formazione continua. La riqualificazione degli over-50 poco qualificati è una delle sfide più stimolanti, e bisogna saper rispondere a questa esigenza centrale, con grandi risvolti dal punto di vista sociale. Solo riuscendo a cogliere e vincere una sfida così decisiva potremo dire che il sistema della formazione continua è diventato in grado di trovare a soluzioni a tutto tondo”.


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L'Informatore - Quotidiano liberale

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