UNIONI CIVILI | 30 Ottobre 2015

Forza Italia e l'appuntamento con la storia

Forza Italia non deve essere ambigua su unioni civili e adozioni ai gay. Ma non bastano i ‘no’. Servono proposte tangibili perché la famiglia naturale ottenga una sostenibilità economica che oggi appare tutt’altro che garantita

di ROBERTO BETTINELLI

Il tema delle unioni civili è approdato alla Camera. E’ arrivato al punto di non ritorno. Forza Italia non deve perdere un appuntamento con la storia. Non può lasciarsi sfuggire l'occasione per diventare il perno di un polo conservatore che si contenda la guida morale e politica del Paese con il Pd di Matteo Renzi. 


Un partito, il Pd, che attraverso le parole del ministro della Giustizia Orlando ha già fatto intendere che non intende trattare. Vuole tutto il pacchetto: comprese le adozioni per le coppie gay. Una soluzione oltranzista condivisa da gran parte della sinistra con buona pace di Renzi comprensibilmente preoccupato del contraccolpo sul fronte del consenso. 

 

Scontata e prevedibile la posizione del ministro della Giustizia. Ma certamente molto diffusa nelle file del Pd. E soprattutto corretta dal punto di vista della coerenza: equiparare matrimoni e unioni gay, dare via libera alle adozioni per le coppie omosessuali, è sempre stato un obbiettivo caro alla sinistra che non può abbandonare il progetto originario di scardinare la rendita della chiesa in materia di diritto di famiglia. 

 

Un atteggiamento, quello di Orlando, che mette fortemente in imbarazzo Ncd, il partito del collega di governo Alfano che a parole continua a sostenere il primato della famiglia naturale ma che nei fatti è succube di un esecutivo che la pensa in modo totalmente opposto su tutto o quasi. Nessuno, anche questa volta, può avere dubbi su chi sarà alla fine a decidere. 

 

Ciò che stupisce è il comportamento di Forza Italia che sul tema delle unioni civili e delle adozioni alle coppie omosessuali dovrebbe abbandonare ogni timidezza, passare all’attacco ed essere inflessibile. Un’occasione imperdibile per intercettare il favore di una grossa fetta di elettorato che non vede di buon occhio le leggi promosse dai parlamentari democratici Monica Cirinnà e Ivan Scalfarotto. 

 

Il primo a capirlo è stato proprio il segretario del partito Matteo Renzi, notoriamente molto abile nel tessere affinità con l’elettorato, e che a sorpresa non ha imposto una linea di coesione ma ha ordinato a deputati e a senatori piena libertà di coscienza al momento del voto. Una mossa che ha come antefatto il sondaggio in cui gli italiani avrebbero espresso in massa la loro contrarietà sulla ‘stepchild adoption’. 

 

Se i parlamentari di Forza Italia Mara Carfagna e Giacomo Caliendo sono pronti a presentare due proposte di legge sulle unioni omosessuali apparentemente in contrasto fra loro e se Michela Vittoria Brambilla, in un’intervista al Corriere della Sera, si è spinta fino al punto di sostenere le adozioni collocandosi agli antipodi rispetto a figure di primo piano come Daniela Santanchè e Maurizio Gasparri, c’è il rischio che Forza Italia possa perdere l’appuntamento con una tappa decisiva per il rilancio del centrodestra. 

 

La proposta della ‘libertà di coscienza’, che al momento sembra essere l’ordine di scuderia impartito da Berlusconi, può andare bene per un partito come il Pd che affonda le sue radici nell’humus culturale della socialdemocrazia. Ma non per Forza Italia che dovrebbe difendere le ragioni di un conservatorismo che s’ispira al cattolicesimo liberale. Un partito che affronta la sfida della modernizzazione senza timori e reticenze, attento alla tutela dell’azione dei privati in economia, deciso a lottare fino alla morte contro l’inaudita pressione fiscale, nemico irriducibile di ogni paternalismo di Stato e severo nel proteggere l’eredità spirituale del cattolicesimo. 

 

Paradossalmente è proprio la ‘memoria’ l’ingrediente di originalità che potrebbe rivendicare Forza Italia dentro uno scenario che ormai offre di tutto e di più: dai podemos di Civati all’intransigenza ecologista di Sel, dalla melassa del Pd al regionalismo antieuropeista della Lega Nord fino al neonazionalismo di Fratelli d’Italia. 

 

Se Forza Italia pretende di arrestare il declino che l’ha portata a subire l’iniziativa populista della Lega salviniana ed è intenzionata ad invertire la tendenza assicurandosi un futuro oltre le sorti del suo leader deve tornare a immaginarsi come un partito capace di cavalcare battaglie che non consentono ambiguità e avanzamenti in ordine sparso. 

 

Oggi non è solo il momento di arginare i progetti laicisti del Pd, è anche il momento di rilanciare avendo l'ardire di fare proposte serie e tangibili ai fini della sostenibilità economica della famiglia naturale che appare tutt’altro che garantita. 

 

Gli elettori desiderano messaggi semplici e chiari dalla politica. Un partito che voglia instaurare un rapporto solido e duraturo con il proprio elettorato non può rassegnarsi a subire passivamente le distorsioni della società contemporanea. Il bene comune va rintracciato nelle pratiche della memoria che hanno dato buona prova di sé e che una grande forza conservatrice ha il dovere morale di difendere contro ogni aggressione.


ROBERTO BETTINELLI

Roberto Bettinelli si laurea con lode in Scienze Storiche presso l'Università degli Studi di Milano scrivendo una tesi sul politologo americano Robert A. Dahl. Sempre a Milano consegue la laurea nel corso magistrale di Lettere Moderne. Giornalista professionista. Studia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano dove consegue la laurea triennale in Scienze della Comunicazione e la specialistica in Comunicazione politica e sociale. Si è occupato a lungo di cronaca nera e giudiziaria. Ha fondato e diretto la testata online l’Inviato Quotidiano. Laureato con lode all'Università di Bologna nel corso di laurea Dams indirizzo arte. Ha collaborato con enti e associazioni nell'ambito dell'attività di ufficio stampa e comunicazione politica. 

 

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