PENSIERO UNICO | 14 Ottobre 2016

Frenata la fuga in avanti della Cassazione

La Corte di Cassazione stava per decidere, in maniera quasi nascosta, sulla stepchild adoption. La protesta del Comitato ''Difendiamo i nostri figli'' e di alcuni parlamentari ha bloccato l'iter. Una piccola ma importante conquista

di GIUSEPPE ZOLA

Molti ritengono che l’avanzata del pensiero unico collettivo sia irrefrenabile ed anche per questo rinunciano a priori ad ogni lotta e ad ogni resistenza, tanto “non c’è più nulla da fare”. In questi giorni si è verificato un episodio che smentisce questo atteggiamento, dando speranza a chi non si rassegna supinamente alla fatalità della storia.

La Corte di Cassazione avrebbe dovuto decidere circa l’adozione di un figlio acquisito all’estero da una coppia di uomini omosessuali, dopo il diniego pronunciato da un tribunale ordinario. Trattandosi di materia molto sensibile ed in mancanza di una norma italiana che permetta di esaudire il desiderio della coppia, il caso avrebbe dovuto essere quantomeno deciso dalla Corte di Cassazione a sezioni unite, anche di fronte al fatto che varie autorità giudiziarie ordinarie hanno deciso in modo diverso. Si tratta di una prassi giuridica e di fatto, quando si tratta di questioni delicate e controverse. Invece, la pratica è stata assegnata ad una singola sezione della Corte e nemmeno la prima; ad una sezione il cui orientamento sia giudiziario che “politico” appariva quasi scontato.

A fronte di questa insolita decisione, è insorto il comitato “Difendiamo i nostri figli” (quello che ha organizzato i due ‘Family day’, con milioni di partecipanti), che, attraverso il presidente Massimo Gandolfini, ha protestato vivacemente per l’accaduto ed ha organizzato, proprio davanti alla sede della Corte di Cassazione in piazza Cavour a Roma, una conferenza stampa, a cui erano presenti membri del comitato ed alcuni parlamentari, durante la quale sono state ribadite le critiche alla insolita procedura seguita dalla massima autorità giudiziaria ed è stata autorevolmente confermata la posizione secondo la quale ogni bambino ha il diritto ad avere un papà ed una mamma.

Ebbene, la sezione della Corte di Cassazione ha rinviato ogni decisione, evidentemente prendendo sul serio le fondate critiche avanzate dal comitato presieduto da Gandolfini.

Questo episodio dimostra che certe battaglie non sono affatto inutili, soprattutto se sono condotte da chi rappresenta un grande popolo come quello che per ben due volte ha riempito le piazze romane. E comunque, utili o no, è doveroso sostenere alcune lotte che sono giuste in sé, indipendentemente dal loro esito, perché costituiscono una testimonianza pubblica di ideali che si ritengono indispensabili per il bene di ogni persona e dell’intera società. Si può e si deve essere presenti anche in queste battaglie.

L’episodio dimostra che è possibile resistere. I nostri padri e nonni hanno opposto resistenza a forze potentemente armate, che uccidevano i corpi. Oggi abbiamo il dovere civile (e religioso) di opporre resistenza a forze che, prima del corpo, rischiano di uccidere o, quanto meno, di indebolire pesantemente l’anima del nostro pensiero e dei nostri sentimenti. La resistenza dovrebbe essere ancora maggiore, perché che vale conquistare il mondo (come tenta di fare il pensiero unico nei nostri confronti) se poi si perde l’anima? Ancora una volta, gli ammonimenti evangelici dovrebbero essere la bussola della nostra vita personale e sociale.


GIUSEPPE ZOLA

Giuseppe Zola svolge la professione di avvocato a Milano. E' stato vicesindaco e assessore a Palazzo Marino.

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