LA MANIFESTAZIONE | 13 Giugno 2015

«Gender, fermiamo l’indottrinamento dei bambini»

I bimbi invitati a travestirsi da donna, le bambine a radersi come maschi. Sul palco di Roma i racconti delle famiglie “costrette” a subire l’indottrinamento gender nelle scuole. Il portavoce della manifestazione Gandolfini: «Difendiamo i nostri figli»

di LUCA PIACENTINI

Nessuna stima ufficiale. Ma la previsione degli organizzatori è che alla manifestazione di piazza San Giovanni a Roma saranno in centinaia di migliaia. Laici e cattolici, protestanti e musulmani, perfino indiani sikh. Tutti uniti da un obiettivo: mostrare verità e bellezza della famiglia composta da uomo e donna, nella quale i bambini hanno il diritto di crescere. Per questo il comitato promotore, come spiega il portavoce Massimo Gandolfini, direttore del dipartimento di Neuroscienze della Poliambulanza di Brescia e professore in Neurochirurgia, vicepresidente di “Scienza e vita”, da anni in prima linea nel tentativo di smascherare l’ideologia gender diffusa subdolamente nelle scuole, si è scelto un nome eloquente: "Difendiamo i nostri figli". 

Come nasce la manifestazione?
«Dal basso. Alcune persone si sono riunite in un comitato di scopo: organizzare una grande manifestazione nazionale in difesa dell'educazione dei bambini dall'indottrinamento del gender, che si sta diffondendo nelle scuole mascherato da lotta al bullismo e alla discriminazione, sotto la quale in realtà si veicola un messaggio di indifferentismo sessuale. L'altro importante obiettivo è la difesa della famiglia costituzionalmente definita come “società naturale fondata sul matrimonio”, quindi in contraddizione ai modelli di famiglie omogenitoriali» 

Avete riferimenti politici?
«No, è un comitato di persone che appartengono a movimenti e associazioni, apartitico e aconfessionale. E non include solo cattolici. Altre confessioni religiose hanno garantito viva partecipazione: islamici, evangelici, pentecostali e sikh. È davvero un grande movimento di popolo, famiglie e gente comune. Non c'è nulla di verticistico. Noi del comitato non siamo altro che servitori di questo comune sentire, dando alle famiglie la possibilità di far udire la voce di chi altrimenti non ha voce, a livello pubblico e politico».

Qual è la posizione della Chiesa? I movimenti ecclesiali aderiscono oppure no?
«Non abbiamo chiamato a raccolta nessun movimento, né abbiamo chiesto adesioni esplicite. Solo li abbiamo informati, chiedendo di mandare i loro aderenti nel caso in cui fossero interessati all'iniziativa. Da un lato totale e granitica unità di principi e valori, dall'altro sensibilità e modi diversi quanto a metodo e strategia. Per qualcuno era troppo presto. Sono state bruciate le tappe e non si è riusciti a sentire tutti i pareri. Ma abbiamo spiegato che si tratta di un’emergenza: tentare una ponderata strategia comune avrebbe richiesto tempi troppo lunghi, mentre sappiamo che la politica non può attendere. Il ddl Cirinnà (sulle unioni civili, ndr) va in discussione tra qualche settimana. Il nostro messaggio correva il rischio di arrivare in ritardo. Fatte presenti le istanze, abbiamo trovato grande comunanza di valori e intenti. Il presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco e il vicario del Santo padre per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini, ci hanno sostenuto e aiutato. Quanto al segretario della CEI Nunzio Galantino, in un primo momento era convinto che servissero tempi più lunghi per una concertazione migliore. Ma una volta spiegati i termini della questione, ha condiviso l'iniziativa».

Quindi nessuna divisione, bensì unità di intenti? 
"Assolutamente sì. Unanimità sia nel contrasto all'ideologia gender nelle scuole, sia nell'opposizione ai cosiddetti modelli di famiglia omogenitoriale, proposti con le unioni civili omosessuali parificate alla famiglia descritta nell'articolo 29 della Costituzione. Il 20 giugno alle ore 15.30 a Roma, in piazza San Giovanni, aspettiamo chi si riconosce in questa buona battaglia per la verità».

Cosa sta accadendo nelle scuole italiane? Avete segnali della diffusione del gender in atto?
"I nostri ragazzi stanno già vivendo dei percorsi e progetti nascosti sotto il titolo di 'educazione all’affettività' e 'contrasto del bullismo e della discriminazione'. Questa è la maschera per renderli socialmente accettabili. In realtà attraverso testi e volumetti viene veicolata ai bambini l'idea che l'appartenenza sessuale, maschio e femmina, è esclusivamente biologica, e non ha nulla a che vedere con la costruzione della personalità, e quindi con la scelta dell’orientamento relazionale in generale e sessuale-affettivo in particolare. E questo è esattamente la base dell'ideologia gender. I bambini vengono invitati a vestirsi da femminucce, dipingendosi le unghie e decorando le sopracciglia, mentre le bambine vengono spinte a vestirsi da maschietti e a radersi con la schiuma da barba. Viene detto loro che non c'è nulla di male, gli stereotipi culturali vanno superati. Per dimostrare che tutto è bello, e che importa solo la possibilità di scegliere liberamente".

Avete le indicazioni specifiche dalle famiglie? 
«Certo. Abbiamo già numerose segnalazioni. E un paio di famiglie, oggetto diretto di questa esperienza, parleranno anche dal palco il 20 giugno». 

Per quanto riguarda le adozioni gay continuate a ripetere che il percorso di costruzione della personalità del bambino tutt'altro che indifferente alla presenza di un padre e di una madre nella famiglia.
"Penso spesso alla frase profetica pronunciata dallo scrittore Chesterton all'inizio del secolo scorso: verranno giorni in cui per dire che d'estate le foglie sono verdi occorrerà sguainare la spada. Accade oggi. Per sostenere che la condizione migliore dello sviluppo di un bambino è che viva con un papà e una mamma, oggi dobbiamo tirare fuori l'intera letteratura internazionale, dimostrando l'ovvio. La nostra identità sessuale porta anche al comportamento e alla psicologia: è il semplice senso comune a dire che il modo di ragionare, relazionarsi e vivere i sentimenti al femminile è diverso rispetto al maschile. Sul piano dell'adozione non si capisce perché bambini che hanno già grossi problemi, sono segnati dalla ferita dell'abbandono e dall'assenza dei genitori naturali, dovrebbero essere assegnati a famiglie che da questo punto di vista sono carenti. Non parlo di carenza affettiva, ma dell’assenza di una delle due figure genitoriali. Il supremo interesse del bambino, ciò che conta davvero quando si affrontano questi temi, viene violato». 

La sua tesi emerge chiaramente anche da un'analisi scientifica della psicologia del bambino?
«Cito sempre Freud, perché non odora né di cristianesimo, né di cattolicesimo. Quando nel 1921 scrive "Totem e tabù", dice chiaramente che il bambino deve liberarsi dal complesso di Edipo, riconoscendo l'importanza della presenza di entrambe le figure genitoriali. Questo dice la scienza. Quello che invece viene contrabbandato come letteratura scientifica sono in realtà lavori auto referenziali, in gergo tecnico li chiamiamo “self-report”, prodotti cioè all'interno di grandi comunità gay, soprattutto negli Stati Uniti. Le persone interessate rispondono a questionari in cui si chiede loro, che già vivono realtà omogenitoriali, cosa pensano delle adozioni delle coppie omosessuali. Non è un modo scientifico di procedere. Se conduco una analisi statistica sui tifosi italiani e voglio scoprire quanti sono milanisti, interisti e juventini, non mi limito agli juventini, altrimenti risulterà che tutti tifano Juventus. Queste indagini demoscopiche non hanno nessun valore demografico e scientificamente sono carta straccia».

Ma chi ha fatto entrare questi opuscoli nelle nostre scuole?
«Il percorso è lungo. Nel 2010 l'Ue produce il testo 'Standard dell'educazione sessuale in Europa'. Sulla questa base, nel 2013 il Dipartimento per le pari opportunità, la cui delega dipendeva dal ministro Fornero, costruisce un testo intitolato 'Strategia nazionale per la lotta alla discriminazione, omofobia e transfobia’. A partire da qui vengono prodotti tre opuscoli intitolati 'Educare alla diversità', destinati alla scuola primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado. A queste linee si ispirano gli altri volumetti: quello del Comune di Milano 'Piccolo uovo', un altro intitolato 'Perché ho due mamme e perché ho due papà', o ancora ‘Tu, di che genere sei', 'Viva l'amore' diffuso in Emilia-Romagna. Tutti testi che in modo subliminale, come un sottomarino e non come una corazzata, invadono le nostre scuole". 

Ma se questi lavori non hanno base rigorosa, perché la comunità degli scienziati non si ribella pubblicamente?
"La comunità scientifica è bloccata dalla moda del politicamente corretto. Per sostenere quello che le sto dicendo oggi, ci vuole un grande coraggio. Psichiatri, psicologi, pedagogisti hanno paura degli ordini professionali, dove è diffusa la convinzione che, di questi argomenti, o non si parla o se ne parla allineandosi alla moda corrente. Chi sente la missione di opporsi ha buona probabilità di pagare di persona. E di finire sotto processo disciplinare".


LUCA PIACENTINI

Giornalista professionista. Inizia nel 2001 con la cronaca nera e giudiziaria, nel 2005 approda in televisione. Dopo l’esperienza di comunicazione politica per enti e associazioni, fonda L’Inviato quotidiano, giornale on line di cui è condirettore

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