STORIA | 15 Aprile 2015

Genocidio armeno: attacco alla verità

Dopo le affermazioni di Papa Francesco si è scatenato uno scontro sulla questione armena. Da varie parti viene taciuto o travisato uno dei fatti più tragici della nostra storia, origine degli orrori del Novecento

di COSTANTINO LEONI

La storia è disseminata di vasi di Pandora che quando vengono scoperchiati scatenano vere e proprie guerre a colpi di revisionismi, negazionismi e accuse basate su storiografie quanto mai discutibili. Ad ogni celebrazione di un qualche anniversario questo scontro si ripresenta più acceso che mai. È il caso ad esempio (ma la lista potrebbe essere molto più lunga) delle foibe, della ribellione vandeana, delle crociate o dei Cristeros. Negli ultimi giorni, a seguito delle affermazioni di Papa Francesco, imperversa lo scontro sulla questione armena e, se prendiamo per vera la massima per cui «ferisce più la penna che la spada», allora quello a cui si sta assistendo è (come in tutti i casi sopracitati) un vero e proprio massacro ai danni della verità.

Questa sanguinolenta guerra a suon di articoli e dichiarazioni vede schierati come in trincea due opposte fazioni: da una parte gli irriducibili neocrociati che non perdono occasione di dare fiato alle trombe non appena vedono mezzelune e scimitarre anche dove queste non ci sono. Dimenticano infatti, gli alfieri dell’islamofobia nostrana, che la religione Islamica nel genocidio del popolo armeno non ebbe alcuna importanza e che il governo che perpetuò il massacro ai danni della minoranza cristiana fu forse il più laico che si sia mai visto in un paese a maggioranza musulmana. In qualunque modo lo si voglia chiamare (perché lo scontro oggi è anche di carattere terminologico), lo sterminio di un milione e duecentomila Armeni fu perpetrato dal governo dei Giovani Turchi a partire dal 1915. La Turchia si trovava nel mezzo del primo conflitto mondiale e temeva (non senza ragioni) la creazione di una quinta colonna armena alleata dell’impero zarista. Del resto risaliva a pochi decenni prima un pogrom ai danni degli Armeni in risposta ad una rivolta armata autonomista. Forti di una marcata ideologia nazionalista che aveva attecchito in tutti gli strati della popolazione turca (non troppo diversa da quella di oggi) il governo diede il via ad un’operazione che prevedeva l’arresto di tutti i cittadini ottomani di etnia armena, tra i quali molti intellettuali, artisti ma anche politici. In seguito uomini, donne, vecchi e bambini furono deportati e costretti a lunghe marce forzate verso l’interno dell’Anatolia durante le quali furono massacrati dai militari ottomani e curdi. I Curdi, da sempre una spina nel fianco dell’Impero Ottomano, furono furbescamente utilizzati dai Turchi per eliminare gli Armeni ai quali contendevano i territori orientali. L’azione sistematica con cui la minoranza armena venne eliminata fu dunque premeditata e il silenzio dell’Occidente di fronte a questo massacro fu visto positivamente dallo stesso Hitler che non esitò trent’anni più tardi a prenderne spunto.

Il silenzio, per fortuna, si è interrotto negli ultimi anni e ormai moltissimi stati hanno riconosciuto che quello degli Armeni fu un vero genocidio; ovviamente tra questi non risulta la Turchia che, orgogliosamente, non accetta di essere definita nazione genocidiale. La guerra delle diplomazie è però continuata e oggi, a ormai cento anni di distanza, si è fatta ancora più serrata. La seconda delle due fazioni di cui si parlava è proprio quella dei Turchi o dei turcofili che si indignano, ritirano ambasciatori, accusano il Papa di revisionismo e lo minacciano (proprio nelle ultime ore il “sultano” Erdogan ha avvertito la Santa Sede di «non commettere mai più lo stesso errore»); dando così prova di un'arroganza e una presunzione senza eguali nella storia.

Ma siccome quella di cui parliamo è una guerra “moderna”, allora ecco apparire nei cieli del web e delle testate giornalistiche i temibili droni del perbenismo che, come i loro ben più reali e letali omonimi americani, colpiscono alla cieca e indiscriminatamente sganciando bombe di un silenzio quanto mai assordante per le orecchie di chiunque sia un minimo affezionato alla verità. Oppure bombardano (ovviamente dalla distanza), con l’ausilio di artificiose e funamboliche critiche terminologiche, il Pontefice; perché, sia chiaro, «fu pulizia etnica non genocidio». Il loro timore è quello che la Turchia possa indignarsi a tal punto da negare all’Occidente l’appoggio nella guerra allo Stato Islamico (appoggio tutto da dimostrare tra l’altro).

Come in ogni guerra che si rispetti le vere vittime sono sempre coloro che si trovano nel mezzo del conflitto sia esso reale o fittizio come quello qui trattato. Gli Armeni sono le vere vittime di ieri e di oggi. Viviamo un momento storico in cui nessuno sa più chi è o a che cosa appartiene ma nello stesso tempo si sbraccia nelle piazze per gridare “je suis…”; ebbene, ancora oggi esiste un popolo che, orgogliosamente, per primo si è detto Cristiano e che, anche grazie al suo martirio, ha scoperto chi è e a Chi appartiene.  


COSTANTINO LEONI

Nato nel 1990, si laurea in Lettere all'Università degli Studi di Milano con una tesi sulle Confraternite Islamiche in India. Frequenta il corso Magistrale di Scienze Storiche e Orientalistiche all'Univeristà di Bologna

AUTORI

COMMENTI

Non ci sono commenti per questo articolo.